Cremella: l'attivista iraniana Pegah Moshir Pour presenta a 'IterFestival' il suo libro
Sua madre vuole che Farah vada via da Teheran, l’unico modo per lei per costruire un futuro. La figlia, invece, immagina un Iran diverso, libero, e vuole restare. Ruota attorno a questo potente conflitto interiore ''La casa dimenticata'', il nuovo libro di Pegah Moshir Pour, scrittrice e nota attivista per i diritti umani e digitali. L'autrice è stata l'ospite d'onore della serata di martedì 19 maggio a Cremella, dove ha presentato il suo volume nella gremita sala parrocchiale Giovanni Paolo II.

L’evento ha fatto parte della kermesse letteraria IterFestival, un ciclo di incontri promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi in collaborazione con Martina Garancini de Lo Sciame Libri di Arcore. Una rassegna che quest’anno, per la sua nona edizione, si è concentrata su partenze e ritorni e sulle voci che sfidano i confini, portando il pubblico a conoscere vite che resistono e si reinventano e a scoprire nuovi orizzonti.

In apertura, a seguito dei ringraziamenti verso gli organizzatori dell’evento avanzati dall’assessore alla cultura Valerio Rigamonti, ha preso la parola Lucia Urbano, presidente del Consorzio. ''È sempre un piacere venire qui – ha affermato – si tratta di una bellissima sala per cui vale la pena fare qualche chilometro di macchina e l’accoglienza è ogni volta molto calorosa. Non capita tutti i giorni di avere un’autrice di alto profilo come Pegah Moshir Pour, gli argomenti che tratta nei suoi libri sono molto interessanti e soprattutto attuali. Averla come ospite oggi è un grande onore''.

L’autrice, guidata dalle domande della moderatrice Garancini, ha aperto l’incontro descrivendo la città di Teheran, metropoli in cui lei stessa ha vissuto fino ai novi anni. ''Abbiamo l’idea di un Iran cupo, arretrato e analfabeta, ma è un immaginario sbagliato e la vitalità di Teheran ne è la dimostrazione. Questa città rappresenta il centro della cultura iraniana, anche se purtroppo quest’ultima cerca di essere repressa dal regime da ormai 47 anni. I bambini che sorridono, i cittadini che fanno attività fisica per le strade, le forme artistiche fotografiche e cinematografiche sono tutte espressioni di vita e di resistenza'' ha testimoniato Pour.

Proprio nella capitale iraniana è ambientato il romanzo dell’attivista, un luogo attraversato dai dolori del conflitto e da ingiustizie sociali e culturali. Tra queste, l’azzeramento delle conquiste emancipatorie delle donne iraniane a seguito della Rivoluzione Islamica del 1979.

Una svolta storica che non solo ha introdotto l’obbligo del velo, ma anche la revoca del diritto al divorzio e all’aborto e drastiche limitazioni nell’accesso alle cariche pubbliche. ''Nonostante tutto, le donne non hanno mai smesso di lottare e tutte coloro che sono state torturate e uccise chiedono di essere ricordate non in quanto eroine, ma come figure che camminavano con il sorriso verso la libertà collettiva'' ha commentato la scrittrice.

Una lotta sociale e allo stesso tempo estremamente personale, a cui si unisce la protagonista del libro Farah, scegliendo di restare a Teheran e di indagare sulle proprie origini. Quando si reca nella casa dimenticata di suo nonno scopre un vecchio diario, delle riviste e dei documenti che raccontano le azioni di un gruppo di donne e di uomini che credeva nella libertà di pensiero. Una scoperta che porta Farah non solo a scavare nel passato disobbedendo alla madre, ma anche ad aprire la porta di casa a due donne e ai loro bambini, instaurando un rapporto di sorellanza ritenuto dall’autrice la chiave per scardinare la dittatura vigente.

Ci sarà mai un cambio di regime? Una domanda tagliente posta da Garancini, a cui Pegah Moshir ha risposto lanciando un appello. ''Le rivoluzioni – ha affermato – sono prima di tutto culturali, iniziano sempre dalla carta, dai messaggi, dai passaparola. I social sono riusciti a dare una spinta nella condivisione di ciò che sta realmente accadendo in Iran, anche se spesso la censura blocca diversi contenuti. In questi 47 anni di repressione si è costruita una coscienza collettiva che porta le persone a non nascondersi più come prima, ma c’è bisogno che gli altri paesi capiscano che si tratta di una finta repubblica e che intervengano a sostegno della libertà''.

A chiudere l’incontro è intervenuta il sindaco Cristina Brusadelli, che ha condiviso una riflessione sui densi argomenti trattati durante la serata. ''Il concetto di sorellanza che emerge chiaramente nel volume ci spinge a capire meglio l’importanza di sé stessi e delle persone che ci stanno accanto, così come il peso dell’educare in modo corretto i figli al valore di una donna. È responsabilità di tutti noi comprendere quello che sta accadendo, non abituarci a queste immagini e non dare per scontato i principi di coraggio, diritto e libertà'' ha concluso.

IterFestival proseguirà con altri due appuntamenti importanti: giovedì 28 maggio alle ore 20.45 si terrà l’incontro con l’autrice Alice Basso, che presenterà al pubblico il romanzo ''Le ottanta domande di Atena Ferraris'' presso il Centro Civico Polifunzionale del comune di Correzzana. Venerdì 5 giugno alle ore 20.45 è in programma l’incontro con Enrico Galiano, autore del libro “Il cuore non va a dormire”. L’evento si terrà presso l’agorà della scuola primaria Don Lorenzo Milani a Bulciago.

Da sinistra l'assessore Valerio Rigamonti, Martina Garancini (Lo Sciame), l'ospite Pegah Moshir Pour, Lucia Urbano (Consorzio Villa Greppi), il sindaco Cristina Brusadelli e il vice Matteo Testori
L’evento ha fatto parte della kermesse letteraria IterFestival, un ciclo di incontri promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi in collaborazione con Martina Garancini de Lo Sciame Libri di Arcore. Una rassegna che quest’anno, per la sua nona edizione, si è concentrata su partenze e ritorni e sulle voci che sfidano i confini, portando il pubblico a conoscere vite che resistono e si reinventano e a scoprire nuovi orizzonti.

In apertura, a seguito dei ringraziamenti verso gli organizzatori dell’evento avanzati dall’assessore alla cultura Valerio Rigamonti, ha preso la parola Lucia Urbano, presidente del Consorzio. ''È sempre un piacere venire qui – ha affermato – si tratta di una bellissima sala per cui vale la pena fare qualche chilometro di macchina e l’accoglienza è ogni volta molto calorosa. Non capita tutti i giorni di avere un’autrice di alto profilo come Pegah Moshir Pour, gli argomenti che tratta nei suoi libri sono molto interessanti e soprattutto attuali. Averla come ospite oggi è un grande onore''.

L’autrice, guidata dalle domande della moderatrice Garancini, ha aperto l’incontro descrivendo la città di Teheran, metropoli in cui lei stessa ha vissuto fino ai novi anni. ''Abbiamo l’idea di un Iran cupo, arretrato e analfabeta, ma è un immaginario sbagliato e la vitalità di Teheran ne è la dimostrazione. Questa città rappresenta il centro della cultura iraniana, anche se purtroppo quest’ultima cerca di essere repressa dal regime da ormai 47 anni. I bambini che sorridono, i cittadini che fanno attività fisica per le strade, le forme artistiche fotografiche e cinematografiche sono tutte espressioni di vita e di resistenza'' ha testimoniato Pour.

Proprio nella capitale iraniana è ambientato il romanzo dell’attivista, un luogo attraversato dai dolori del conflitto e da ingiustizie sociali e culturali. Tra queste, l’azzeramento delle conquiste emancipatorie delle donne iraniane a seguito della Rivoluzione Islamica del 1979.

Una svolta storica che non solo ha introdotto l’obbligo del velo, ma anche la revoca del diritto al divorzio e all’aborto e drastiche limitazioni nell’accesso alle cariche pubbliche. ''Nonostante tutto, le donne non hanno mai smesso di lottare e tutte coloro che sono state torturate e uccise chiedono di essere ricordate non in quanto eroine, ma come figure che camminavano con il sorriso verso la libertà collettiva'' ha commentato la scrittrice.

Una lotta sociale e allo stesso tempo estremamente personale, a cui si unisce la protagonista del libro Farah, scegliendo di restare a Teheran e di indagare sulle proprie origini. Quando si reca nella casa dimenticata di suo nonno scopre un vecchio diario, delle riviste e dei documenti che raccontano le azioni di un gruppo di donne e di uomini che credeva nella libertà di pensiero. Una scoperta che porta Farah non solo a scavare nel passato disobbedendo alla madre, ma anche ad aprire la porta di casa a due donne e ai loro bambini, instaurando un rapporto di sorellanza ritenuto dall’autrice la chiave per scardinare la dittatura vigente.

Ci sarà mai un cambio di regime? Una domanda tagliente posta da Garancini, a cui Pegah Moshir ha risposto lanciando un appello. ''Le rivoluzioni – ha affermato – sono prima di tutto culturali, iniziano sempre dalla carta, dai messaggi, dai passaparola. I social sono riusciti a dare una spinta nella condivisione di ciò che sta realmente accadendo in Iran, anche se spesso la censura blocca diversi contenuti. In questi 47 anni di repressione si è costruita una coscienza collettiva che porta le persone a non nascondersi più come prima, ma c’è bisogno che gli altri paesi capiscano che si tratta di una finta repubblica e che intervengano a sostegno della libertà''.

A chiudere l’incontro è intervenuta il sindaco Cristina Brusadelli, che ha condiviso una riflessione sui densi argomenti trattati durante la serata. ''Il concetto di sorellanza che emerge chiaramente nel volume ci spinge a capire meglio l’importanza di sé stessi e delle persone che ci stanno accanto, così come il peso dell’educare in modo corretto i figli al valore di una donna. È responsabilità di tutti noi comprendere quello che sta accadendo, non abituarci a queste immagini e non dare per scontato i principi di coraggio, diritto e libertà'' ha concluso.

IterFestival proseguirà con altri due appuntamenti importanti: giovedì 28 maggio alle ore 20.45 si terrà l’incontro con l’autrice Alice Basso, che presenterà al pubblico il romanzo ''Le ottanta domande di Atena Ferraris'' presso il Centro Civico Polifunzionale del comune di Correzzana. Venerdì 5 giugno alle ore 20.45 è in programma l’incontro con Enrico Galiano, autore del libro “Il cuore non va a dormire”. L’evento si terrà presso l’agorà della scuola primaria Don Lorenzo Milani a Bulciago.
C.Fu.



















