Bulciago: Festa delle Genti, tra musica, preghiera e condivisione
Una mattinata iniziata con la preghiera e proseguita tra tavolate, giochi, musica e stand associativi: è questo lo spirito con cui oggi la Comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli ha ospitato in oratorio a Bulciago la ''Festa delle Genti'', iniziativa promossa dalla Zona 3 della Diocesi di Milano.
Il programma si è aperto alle 11 con la messa animata dal Coro Massawe, momento centrale di una giornata pensata per mettere al centro il tema dell’incontro tra culture.
A dare il senso dell’iniziativa sono state le parole di don Marco Bassani, originario di Villa Vergano e referente per la Pastorale dei Migranti per la Zona 3 della Diocesi, ruolo maturato anche grazie alla sua lunga esperienza in Brasile.
Nel suo intervento, don Bassani ha richiamato il bisogno di ''intenderci nella diversità'', sottolineando come ''il fenomeno migratorio interpella la nostra comunità non sul piano dell’incomunicabilità, ma su quello, più impegnativo, della scelta: costruire ponti, vincere paura e diffidenza, evitare di selezionare alcuni altri e crocifiggerli''. E ha affidato alla festa anche un augurio: ''che oggi non resti un episodio isolato, ma diventi un segnale replicabile ''in ogni contesto civile e religioso''.
Alla mattinata - oltre al parroco don Giovanni Colombo e al vicario don Simone Tremolada - hanno partecipato anche rappresentanti delle amministrazioni comunali di Bulciago, Barzago, Castello, Sirtori e Cassago, a conferma di un'iniziativa che, pur nata in ambito pastorale, ha voluto avere un respiro più ampio e comunitario.
A seguire, il pranzo condiviso: un invito semplice e diretto, in cui ciascuno ha potuto portare e far assaggiare un piatto tipico del proprio Paese, trasformando il pranzo in un gesto concreto di accoglienza e scambio.
Nel pomeriggio, spazio alla parte più ricreativa dell’evento, con stand e attività a cura di realtà associative del territorio, tra cui Karibuni e La Vecchia Quercia, insieme ad altre presenze. Tra giochi e musica, l’oratorio si è riempito di famiglie e curiosi, in un clima informale che ha favorito conversazioni e conoscenze, oltre le appartenenze e le abitudini.
Alla conclusione, attesa per le 16.30, si affida un sunto si quanto si è visto e vissuto in oratorio oggi: non un convegno, ma una festa concreta, dove la convivenza si prova a costruire con gesti quotidiani, con una tavola apparecchiata, un piatto condiviso, una parola scambiata senza pregiudizio.
A dare il senso dell’iniziativa sono state le parole di don Marco Bassani, originario di Villa Vergano e referente per la Pastorale dei Migranti per la Zona 3 della Diocesi, ruolo maturato anche grazie alla sua lunga esperienza in Brasile.

Don Marco Bassani
Nel suo intervento, don Bassani ha richiamato il bisogno di ''intenderci nella diversità'', sottolineando come ''il fenomeno migratorio interpella la nostra comunità non sul piano dell’incomunicabilità, ma su quello, più impegnativo, della scelta: costruire ponti, vincere paura e diffidenza, evitare di selezionare alcuni altri e crocifiggerli''. E ha affidato alla festa anche un augurio: ''che oggi non resti un episodio isolato, ma diventi un segnale replicabile ''in ogni contesto civile e religioso''.
Alla mattinata - oltre al parroco don Giovanni Colombo e al vicario don Simone Tremolada - hanno partecipato anche rappresentanti delle amministrazioni comunali di Bulciago, Barzago, Castello, Sirtori e Cassago, a conferma di un'iniziativa che, pur nata in ambito pastorale, ha voluto avere un respiro più ampio e comunitario.
A seguire, il pranzo condiviso: un invito semplice e diretto, in cui ciascuno ha potuto portare e far assaggiare un piatto tipico del proprio Paese, trasformando il pranzo in un gesto concreto di accoglienza e scambio.

Don Simone Tremolada
Nel pomeriggio, spazio alla parte più ricreativa dell’evento, con stand e attività a cura di realtà associative del territorio, tra cui Karibuni e La Vecchia Quercia, insieme ad altre presenze. Tra giochi e musica, l’oratorio si è riempito di famiglie e curiosi, in un clima informale che ha favorito conversazioni e conoscenze, oltre le appartenenze e le abitudini.

M.E.


















