Bulciago: per la classe 1961 'reunion' alle Cinque Terre

Dopo anni di attesa e una lunga organizzazione fatta di buone intenzioni, agende incrociate e rimandi inevitabili, la mitica classe 1961 di Bulciago ce l’ha fatta: la rimpatriata con una libera uscita di due giorni è diventata realtà. Destinazione: Cinque Terre. ''Nome in codice: evento 6.5, un modo ironico e affettuoso per festeggiare i 65 anni'' hanno spiegato i membri del gruppo, con quel punto decimale messo lì quasi a smussare l’impatto della cifra tonda.
Ma, prima di raccontarvi questa storia, il gruppo ci ha tenuto ad attendere qualche giorno di tempo prima di condividere la propria esperienza con la nostra testata, ''per rispetto nei confronti di Angelo Colombo (volontario bulciaghese nonché presidente dell’associazione Amici della Paraplegia) e i suoi famigliari''. La classe 1961 ha infatti aggiunto un messaggio di solidarietà: ''Angelo ci è molto caro e molti di noi sono ancora frequentemente in contatto con lui''.
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È passato circa un decennio dall’ultimo grande appuntamento, l’evento 5.5, ma lo spirito è rimasto lo stesso. Anzi, si è rafforzato nel tempo, alimentato dalle consuetudini che tengono unito il gruppo: le cene annuali e la messa comunitaria del primo sabato di febbraio, diventata un rito stabile anche per ricordare gli amici scomparsi, come Domenico e Pantaleo.
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Questa volta ''in dodici ragazzi - per definizione e per orgoglio, anche se con qualche anno in più sulle spalle - ci siamo ritrovati per stare insieme, riannodare ricordi, confrontare vite e percorsi ormai diversi'', seppure ancora attraversati da un filo comune: l’interesse sincero gli uni per gli altri e la voglia di condividere tempo vero, senza fretta.
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Base in collina sopra La Spezia, il gruppo ha scelto una soluzione comoda per muoversi poi tra borghi e panorami. Il lunedì è stato dedicato al cuore delle Cinque Terre: spostamenti in treno e un tratto a piedi, lungo la celebre Via dell’Amore, con tappe a Riomaggiore, Manarola, Vernazza e Monterosso. Il martedì, invece, rotta nuova: Portovenere prima e poi Grazzano Visconti, nel Piacentino, come ultima tappa prima del ritorno a casa in tarda serata.
''Due giorni intensi, pieni'' hanno commentato. Il protagonista assoluto è stato il sole, ''anche troppo'', tanto da strappare a qualcuno persino un bagno veloce. Insieme, la buona cucina, la goliardia immancabile, le risate che scattano facili quando ci si conosce da sempre. Ma soprattutto una allegria contagiosa, quella che nasce quando ''la compagnia non è un riempitivo ma un valore''.
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E se serviva un episodio simbolico per raccontare lo spirito del gruppo, è arrivato inaspettatamente a Vernazza, in zona porto: ''abbiamo trovato un gabbiano, impigliato tra le corde di un ombrellone all’ingresso di un bar e con un amo da pesca conficcato in una zampa, non riusciva a liberarsi''. Una piccola scena di ordinaria fragilità che ha fatto scattare qualcosa di immediato, portando a risolvere in pochi istanti quella che, con sorriso e orgoglio, è stata ribattezzata ''una piccola operazione di alta chirurgia veterinaria''.
Si torna a casa così: abbracci, stanchezza buona e una promessa semplice, che sa già di futuro. Rivedersi presto, per un’altra esperienza insieme, con la stessa passione di questa volta. O, come direbbero loro, di sempre.
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