La mia esperienza al PS del Manzoni
Non molto tempo fa da semplice cittadino/utente, avevo già scritto della mia esperienza diretta al PS dell'Ospedale Manzoni di Lecco: https://www.leccoonline.com/notizie/94660/lecco-la-mia-esperienza-in-sala-d-rsquo-attesa-il-soccorso-possiamo-definirlo-ldquo-pronto-rdquo
Mi trovo ora , dopo pochi mesi, ad essere nuovamente impegnato in un'altra simile “Odissea sanitaria” nello stesso PS, quasi però un'altra struttura visto il considerevole ampliamento di spazi apportato nel frattempo.
Con però due differenze rispetto alla precedente esperienza: non esserne io direttamente il fruitore ma questa volta in accompagnamento di un parente in sofferenza e con evidenti e certificate problematiche di salute e quindi in condizioni di particolari fragilità. L'altra è l'aver costatato , pur non volendo trarre affrettati giudizi sulla struttura , il funzionamento del PS almeno apparentemente “a regime” rispetto a quello “provvisorio” della precedente “Odissea”.
Sintetizzando al massimo l'impressione che ne ho tratto , anche con vari riscontri incrociati con altri cittadini-utilizzatori presenti, è di un servizio ancora precario nonostante l'evidente prodigarsi del variegato personale presente.
Non volendomi volutamente addentrare anche per ragioni di sintesi in troppi documentati dettagli mi limito ad alcuni flash di alcuni aspetti che ho rilevato e che mi sono annotato con tanto di riscontri.
Innanzitutto l''umanità di un addetto al triage che nell'esasperante prolungamento dei tempi d'aspetto e viste le particolari condizioni di fragilità del mio congiunto aveva motivatamente mutato da verde (urgenza minore) ad azzurro (urgenza differita) il livello della pur relativa urgenza.
La presenza in barella di altri “utenti”: uno, a quanto anche lui mi aveva detto, giunto alle 11,30 circa ( noi alle 13,30 in ambulanza) e classificato con codice verde, aveva alla nostra uscita (verso le 19,30) ancora davanti una decina di persone ( esattamente 9 “azzurri”, essendo lui il primo dei vari “verdi”). Da notare che fortunatamente per tutto il periodo di nostra presenza non avevamo avuto contezza di alcun codice rosso.
Un''altra “verde” era una signora di una certa età che dalla barella addirittura quasi si scusava del suo dover richiamare l'attenzione del personale addetto visto che gli era ripreso il pur relativo sanguinamento al volto. Lodevole il passa parola dei vicini di barella nel richiamare tempestivamente il personale e l'assistenza con tanto di cortesi spiegazioni sul perché avrebbe dovuto rimanere per almeno 12 ore in doverosa osservazione precauzionale.
Nonostante questi aspetti confortanti dovuti alla sensibilità di addetti e presenti in attesa la situazione nostra come anche di altri rimaneva apparentemente in sospeso anche dopo qualche ora e quindi, anche vista la giustificata irrequietezza del mio parente mi sono permesso di chiedere ad alcuni addetti qualche spiegazione compreso un dottore, ma non del reparto, in transito come vari altri operatori che si susseguivano. Sta di fatto che la situazione non sembrava dopo circa 4 ore e mezzo in via di soluzione, almeno apparentemente. E' questa condizione di non conoscenza almeno orientativa dei termini di attesa che oggettivamente produce un progressivo nervosismo nei presenti pur anche portatori di una certa iniziale pazienza vista la situazione complessiva.
Ecco perché poi ho preso un paio di iniziative ritengo ben comprensibili a chiuque fosse stato nella nostra stessa particolare situazione: essendo all'interno dello spazio predisposto per le barelle mi sono portato presso quella che mi è parsa la sala operativa rivolgendomi ad uno dei medici e sottoponendogli la condizione particolare del mio assistito, senza per questo voler scavalcare nessuno e ricevendone una qualche rassicurazione ( sarebbe poi passata comunque un'altra ora prima di una sua visita).
La seconda iniziativa è stata quella di recarmi presso l'apposito “quadro elettronico” recante lo stato di avanzamento delle visite con tutte le relative caratteristiche di urgenza e orari d'arrivo ben visibile a tutti e in continuo aggiornamento. Lo scopo ovviamente era quello di verificare la nostra condizione d'attesa e magari poter comprendere meglio i meccanismi di avanzamento visto che ad esempio mi era stato detto in un primo momento che c'erano solo un paio di altri azzurri prima di noi che poi però erano diventati dopo un po' di tempo 4. Per poter memorizzare il quadro e poi successivi aggiornamenti mi sono messo col mio cell a fotografare il tabellone ma sono stato avvicinato da una signora del personale che un po' bruscamente mi ha detto che non potevo farlo, dopo avermi evidentemente già visto fare in precedenza Naturalmente le ho cortesemente risposto di spiegarmi il perché non potessi visto che stavo semplicemente esercitando il mio diritto all'informazione e alla trasparenza rilevando in un primo tempo un atteggiamento perlomeno non convinto da parte sua ma poi, comunque io imperterrito, ricevendone un sostanziale “faccia pure”.
Sta di fatto che dopo circa un'altra mezzora era arrivato il dottore che dopo una visita e un paio di esami diagnostici attraverso una cortese infermiera ci aveva dimesso con relativa diagnosi. Salutando i presenti con cui avevamo condiviso quelle ore di “sofferenza” augurando loro di poterne sortire quanto prima e registrando le loro assai comprensibili note quantomeno, diciamo così, di scetticismo ma anche di comprensibile sconsolata irritazione.
Tutto questo per dire come la percezione che se ne trae è che l'ampliamento evidente degli spazi non risolve certamente i problemi di una gestione definibile perlomeno come precaria e tenuta in piedi soprattutto dalla dedizione del personale più che da una apparente idonea programmazione.
Ovviamente si conoscono bene i vari aspetti che dal livello nazionale sino a quello locale incidono negativamente sulla qualità specie dei PS ma non per questo non ci si dovrebbe seriamente interrogare sul ruolo anche delle gestioni territoriali che pure hanno una loro, pur relativa (ma al contempo non può essere un alibi) autonomia decisionale programmatoria e gestionale.
Del resto salutando e ringraziando all'uscita del triage il cortese addetto mi ha indicato uno spazio li vicino dove c'erano macchinari nuovi ma non utilizzati per mancanza di personale.
Una delle tante domande che sorgono, non solo certo a me ( aspetto ancora cortesi risposte a quelle che ponevo a gennaio nel mio precedente scritto), è : che strategie attive mettono in campo le competenti autorità sanitarie territoriali per poter motivare e riconoscere al personale addetto più giuste condizioni di lavoro e di retribuzione?
Certo i segnali che registro dai media locali non sono certo confortanti soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione della Sanità Pubblica anche localmente. https://www.merateonline.it/notizie/156471/l-asst-lecco-manca-di-trasparenza-e-di-corrette-relazioni-sindacali https://cgil.lecco.it/fp-preoccupazione-per-lesternalizzazione-degli-ospedali-di-comunita/
Uscendo ho salutato quell'addetta, ritrovata casualmente all'esterno, che in un primo momento mi aveva quasi redarguito per le foto al tabellone. Mi ha chiesto, quasi scusandosi, quante ore avevamo lì aspettato: le ho risposta circa 6 ma dentro di me avevo ben presente i tanti altri ancora lì che aspettavano senza avere indicazioni più chiare dopo ore di paziente – ed impaziente - attesa (come del resto nella mia precedente Odissea).
E a proposito di pazienza, pur ben consapevole della complessità dei problemi (che però non devono mai costituire un alibi ad esempio per affossare gradualmente il “Pubblico” a vantaggio del Privato ...) ho ancora il coraggio della pazienza di aspettarmi, come penso molti altri ed in primis i presenti nei PS, perlomeno qualche pertinente risposta dalle competenti Autorità preposte.
La domanda centrale però non può che essere questa: Ma il PS dell'Ospedale di Lecco (ma anche del Mandic di Merate) ora è realmente …. pronto e ben funzionante?
Mi trovo ora , dopo pochi mesi, ad essere nuovamente impegnato in un'altra simile “Odissea sanitaria” nello stesso PS, quasi però un'altra struttura visto il considerevole ampliamento di spazi apportato nel frattempo.
Con però due differenze rispetto alla precedente esperienza: non esserne io direttamente il fruitore ma questa volta in accompagnamento di un parente in sofferenza e con evidenti e certificate problematiche di salute e quindi in condizioni di particolari fragilità. L'altra è l'aver costatato , pur non volendo trarre affrettati giudizi sulla struttura , il funzionamento del PS almeno apparentemente “a regime” rispetto a quello “provvisorio” della precedente “Odissea”.
Sintetizzando al massimo l'impressione che ne ho tratto , anche con vari riscontri incrociati con altri cittadini-utilizzatori presenti, è di un servizio ancora precario nonostante l'evidente prodigarsi del variegato personale presente.
Non volendomi volutamente addentrare anche per ragioni di sintesi in troppi documentati dettagli mi limito ad alcuni flash di alcuni aspetti che ho rilevato e che mi sono annotato con tanto di riscontri.
Innanzitutto l''umanità di un addetto al triage che nell'esasperante prolungamento dei tempi d'aspetto e viste le particolari condizioni di fragilità del mio congiunto aveva motivatamente mutato da verde (urgenza minore) ad azzurro (urgenza differita) il livello della pur relativa urgenza.
La presenza in barella di altri “utenti”: uno, a quanto anche lui mi aveva detto, giunto alle 11,30 circa ( noi alle 13,30 in ambulanza) e classificato con codice verde, aveva alla nostra uscita (verso le 19,30) ancora davanti una decina di persone ( esattamente 9 “azzurri”, essendo lui il primo dei vari “verdi”). Da notare che fortunatamente per tutto il periodo di nostra presenza non avevamo avuto contezza di alcun codice rosso.
Un''altra “verde” era una signora di una certa età che dalla barella addirittura quasi si scusava del suo dover richiamare l'attenzione del personale addetto visto che gli era ripreso il pur relativo sanguinamento al volto. Lodevole il passa parola dei vicini di barella nel richiamare tempestivamente il personale e l'assistenza con tanto di cortesi spiegazioni sul perché avrebbe dovuto rimanere per almeno 12 ore in doverosa osservazione precauzionale.
Nonostante questi aspetti confortanti dovuti alla sensibilità di addetti e presenti in attesa la situazione nostra come anche di altri rimaneva apparentemente in sospeso anche dopo qualche ora e quindi, anche vista la giustificata irrequietezza del mio parente mi sono permesso di chiedere ad alcuni addetti qualche spiegazione compreso un dottore, ma non del reparto, in transito come vari altri operatori che si susseguivano. Sta di fatto che la situazione non sembrava dopo circa 4 ore e mezzo in via di soluzione, almeno apparentemente. E' questa condizione di non conoscenza almeno orientativa dei termini di attesa che oggettivamente produce un progressivo nervosismo nei presenti pur anche portatori di una certa iniziale pazienza vista la situazione complessiva.
Ecco perché poi ho preso un paio di iniziative ritengo ben comprensibili a chiuque fosse stato nella nostra stessa particolare situazione: essendo all'interno dello spazio predisposto per le barelle mi sono portato presso quella che mi è parsa la sala operativa rivolgendomi ad uno dei medici e sottoponendogli la condizione particolare del mio assistito, senza per questo voler scavalcare nessuno e ricevendone una qualche rassicurazione ( sarebbe poi passata comunque un'altra ora prima di una sua visita).
La seconda iniziativa è stata quella di recarmi presso l'apposito “quadro elettronico” recante lo stato di avanzamento delle visite con tutte le relative caratteristiche di urgenza e orari d'arrivo ben visibile a tutti e in continuo aggiornamento. Lo scopo ovviamente era quello di verificare la nostra condizione d'attesa e magari poter comprendere meglio i meccanismi di avanzamento visto che ad esempio mi era stato detto in un primo momento che c'erano solo un paio di altri azzurri prima di noi che poi però erano diventati dopo un po' di tempo 4. Per poter memorizzare il quadro e poi successivi aggiornamenti mi sono messo col mio cell a fotografare il tabellone ma sono stato avvicinato da una signora del personale che un po' bruscamente mi ha detto che non potevo farlo, dopo avermi evidentemente già visto fare in precedenza Naturalmente le ho cortesemente risposto di spiegarmi il perché non potessi visto che stavo semplicemente esercitando il mio diritto all'informazione e alla trasparenza rilevando in un primo tempo un atteggiamento perlomeno non convinto da parte sua ma poi, comunque io imperterrito, ricevendone un sostanziale “faccia pure”.
Sta di fatto che dopo circa un'altra mezzora era arrivato il dottore che dopo una visita e un paio di esami diagnostici attraverso una cortese infermiera ci aveva dimesso con relativa diagnosi. Salutando i presenti con cui avevamo condiviso quelle ore di “sofferenza” augurando loro di poterne sortire quanto prima e registrando le loro assai comprensibili note quantomeno, diciamo così, di scetticismo ma anche di comprensibile sconsolata irritazione.
Tutto questo per dire come la percezione che se ne trae è che l'ampliamento evidente degli spazi non risolve certamente i problemi di una gestione definibile perlomeno come precaria e tenuta in piedi soprattutto dalla dedizione del personale più che da una apparente idonea programmazione.
Ovviamente si conoscono bene i vari aspetti che dal livello nazionale sino a quello locale incidono negativamente sulla qualità specie dei PS ma non per questo non ci si dovrebbe seriamente interrogare sul ruolo anche delle gestioni territoriali che pure hanno una loro, pur relativa (ma al contempo non può essere un alibi) autonomia decisionale programmatoria e gestionale.
Del resto salutando e ringraziando all'uscita del triage il cortese addetto mi ha indicato uno spazio li vicino dove c'erano macchinari nuovi ma non utilizzati per mancanza di personale.
Una delle tante domande che sorgono, non solo certo a me ( aspetto ancora cortesi risposte a quelle che ponevo a gennaio nel mio precedente scritto), è : che strategie attive mettono in campo le competenti autorità sanitarie territoriali per poter motivare e riconoscere al personale addetto più giuste condizioni di lavoro e di retribuzione?
Certo i segnali che registro dai media locali non sono certo confortanti soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione della Sanità Pubblica anche localmente. https://www.merateonline.it/notizie/156471/l-asst-lecco-manca-di-trasparenza-e-di-corrette-relazioni-sindacali https://cgil.lecco.it/fp-preoccupazione-per-lesternalizzazione-degli-ospedali-di-comunita/
Uscendo ho salutato quell'addetta, ritrovata casualmente all'esterno, che in un primo momento mi aveva quasi redarguito per le foto al tabellone. Mi ha chiesto, quasi scusandosi, quante ore avevamo lì aspettato: le ho risposta circa 6 ma dentro di me avevo ben presente i tanti altri ancora lì che aspettavano senza avere indicazioni più chiare dopo ore di paziente – ed impaziente - attesa (come del resto nella mia precedente Odissea).
E a proposito di pazienza, pur ben consapevole della complessità dei problemi (che però non devono mai costituire un alibi ad esempio per affossare gradualmente il “Pubblico” a vantaggio del Privato ...) ho ancora il coraggio della pazienza di aspettarmi, come penso molti altri ed in primis i presenti nei PS, perlomeno qualche pertinente risposta dalle competenti Autorità preposte.
La domanda centrale però non può che essere questa: Ma il PS dell'Ospedale di Lecco (ma anche del Mandic di Merate) ora è realmente …. pronto e ben funzionante?
Germano Bosisio


















