2 Giugno: dialogo tra nonno e nipote sul tricolore
Nonno perché metti fuori la bandiera?
(registrazione di un dialogo fra nonno e nipote il mattino del 2 giugno 2026).
A questa domanda il nonno - mentre è tutto intento a stendere bene quel drappo tricolore, certo che quel gesto che farà felice suo padre e tanti patrioti - risponde alla giovanissima nipotina: vedi cara bambina oggi è un giorno in cui dobbiamo ricordare che 80 anni fa mio papà,altri papà e soprattutto per la prima volta anche le donne andarono a votare se volevano la monarchia (il Re) o la Repubblica (quella che c’è adesso a governare l’Italia. Tuo nonno quel giorno andò a votare con la cravatta – così la nonna mise l’abito della festa -certi di un avvenire migliore.
Io non la metto fuori, ma la espongo a svolazzare ostentatamente perchè sventolando focalizzi l’attenzione di un evento che segnò profondamente il nostro Paese, la nostra Italia.
Nonno la esponi come fa il negozio con la merce in vetrina per farla comperare?
No carissima, ma per ricordare che dopo il disastroso ventennio di fascismo, cominciato con la speranza di sicuri progressi per una grande Nazione, si è passati ad una sanguinosa guerra di Liberazione. Una politica di potenza e per noi di obbedienza. C’erano tanti slogan. Uno di questi diceva TACI!, un altro Credere-Obbedire-Combattere.
Bisognava stare cauti e riservati e se interrogati da uno vestito di nero, anche dover dire qualche bugia.
Tutto durò per vent’anni e dopo una sanguinosa guerra partigiana, qualche anno dopo si formò un gruppo di brave persone che chiesero alla popolazione come volevano essere governati. C’erano due possibilità: Repubblica o Monarchia.
E' stato mio papà, che nonostante non avesse tempo di leggermi favole, volle raccontarmi quanto era successo negli anni di guerra che hanno preceduto la lotta di liberazione ed ottenuto la Libertà.
Un lungo racconto, senza tram,a ma di una realtà di sangue, di odio e cattiveria. Attacchi e ritirate vissute nel pericolo della vita, punteggiate da vicende tragiche e aberranti che, nelle serate invernali, li mentre ci scaldavamo al camino, con non poche difficoltà per non spaventarmi, quasi soffocato dalle parole mi diceva cose brutte, anche se sfumate, sempre nefande, sulla guerra.
Cosa che l’uomo nella storia sembra non potere farne a meno. Parecchi ricordi dolorosi di sofferenza, di strazianti drammi fisici, famigliari e di coscienza; di affetti sepolti e con loro anche parte di noi e soprattutto di chi col sangue, impavido ed orgoglioso, sventolava il tricolore inneggiando alla Libertà.
Stupore, dispiacere e, nel mutuo silenzio, guardandosi negli occhi, sia nel nonno che nella nipote, vince la voglia di accarezzare quel drappo tricolore che sventola da 80 anni senza quelle pieghe di errori di ''inutili stragi – con qualche macchia -di sangue umano'' che hanno insanguinato la nostra Italia, e tutt’oggi, ostinatamente, insanguinano la storia umana nel mondo di cui tutti dovremmo vergognarci.
(registrazione di un dialogo fra nonno e nipote il mattino del 2 giugno 2026).
A questa domanda il nonno - mentre è tutto intento a stendere bene quel drappo tricolore, certo che quel gesto che farà felice suo padre e tanti patrioti - risponde alla giovanissima nipotina: vedi cara bambina oggi è un giorno in cui dobbiamo ricordare che 80 anni fa mio papà,altri papà e soprattutto per la prima volta anche le donne andarono a votare se volevano la monarchia (il Re) o la Repubblica (quella che c’è adesso a governare l’Italia. Tuo nonno quel giorno andò a votare con la cravatta – così la nonna mise l’abito della festa -certi di un avvenire migliore.
Io non la metto fuori, ma la espongo a svolazzare ostentatamente perchè sventolando focalizzi l’attenzione di un evento che segnò profondamente il nostro Paese, la nostra Italia.
Nonno la esponi come fa il negozio con la merce in vetrina per farla comperare?
No carissima, ma per ricordare che dopo il disastroso ventennio di fascismo, cominciato con la speranza di sicuri progressi per una grande Nazione, si è passati ad una sanguinosa guerra di Liberazione. Una politica di potenza e per noi di obbedienza. C’erano tanti slogan. Uno di questi diceva TACI!, un altro Credere-Obbedire-Combattere.
Bisognava stare cauti e riservati e se interrogati da uno vestito di nero, anche dover dire qualche bugia.
Tutto durò per vent’anni e dopo una sanguinosa guerra partigiana, qualche anno dopo si formò un gruppo di brave persone che chiesero alla popolazione come volevano essere governati. C’erano due possibilità: Repubblica o Monarchia.
E' stato mio papà, che nonostante non avesse tempo di leggermi favole, volle raccontarmi quanto era successo negli anni di guerra che hanno preceduto la lotta di liberazione ed ottenuto la Libertà.
Un lungo racconto, senza tram,a ma di una realtà di sangue, di odio e cattiveria. Attacchi e ritirate vissute nel pericolo della vita, punteggiate da vicende tragiche e aberranti che, nelle serate invernali, li mentre ci scaldavamo al camino, con non poche difficoltà per non spaventarmi, quasi soffocato dalle parole mi diceva cose brutte, anche se sfumate, sempre nefande, sulla guerra.
Cosa che l’uomo nella storia sembra non potere farne a meno. Parecchi ricordi dolorosi di sofferenza, di strazianti drammi fisici, famigliari e di coscienza; di affetti sepolti e con loro anche parte di noi e soprattutto di chi col sangue, impavido ed orgoglioso, sventolava il tricolore inneggiando alla Libertà.
Stupore, dispiacere e, nel mutuo silenzio, guardandosi negli occhi, sia nel nonno che nella nipote, vince la voglia di accarezzare quel drappo tricolore che sventola da 80 anni senza quelle pieghe di errori di ''inutili stragi – con qualche macchia -di sangue umano'' che hanno insanguinato la nostra Italia, e tutt’oggi, ostinatamente, insanguinano la storia umana nel mondo di cui tutti dovremmo vergognarci.
Benvenuto Perego


















