Bulciago: con 'Insieme per la vita' un confronto sul dono del sangue che unisce culture e fedi

Un pomeriggio dedicato alla solidarietà, al dialogo e alla promozione della donazione del sangue, capace di mettere in relazione persone, culture e sensibilità diverse attorno a un valore universale: il dono. È questo il significato dell'iniziativa "Insieme per la vita. Il valore del dono", organizzata domenica 31 maggio da Avis Costa Masnaga ODV e Associazione Della Speranza, con la collaborazione del Comune di Bulciago, presso l'Agorà della scuola primaria.
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Uno scatto con i rappresentanti dell’associazione Della Speranza

Un pomeriggio nato per parlare di donazione del sangue, ma che si è trasformato in qualcosa di più ampio: un'occasione di dialogo tra persone, culture e religioni diverse accomunate dalla convinzione che la solidarietà sia un linguaggio universale.
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La dottoressa Bice Strumbo

Ad aprire l'incontro è stata la dottoressa Bice Strumbo, che ha spiegato il significato stesso del titolo scelto per l’iniziativa: “Le tre parole che compongono il titolo racchiudono il senso del nostro pomeriggio: insieme, per conoscerci, aiutarci e costruire comunità; vita, il bene più prezioso che possediamo; e dono, ciò che unisce la comunità e la vita. Oggi parliamo del dono del sangue, un gesto che salva vite o le rende meno difficili”.
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Mohammed, presidente dell'associazione culturale Della Speranza

A introdurre i lavori è stata Michela, che ha sottolineato la vicinanza ideale tra le due associazioni promotrici: “Quando si parla di dono, solidarietà e attenzione verso chi soffre si entra in un linguaggio universale che appartiene a ogni autentica tradizione umana. Donare il sangue significa riconoscere che la vita dell'altro ci riguarda e che non siamo isole separate, ma parte della stessa umanità”.
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Sergio Mauri al microfono

Un messaggio che ha trovato piena continuità nell'intervento di Sergio, incaricato di presentare Avis e la sua storia: “Avis nasce da una storia di amore e di dolore” ha ricordato ripercorrendo la vicenda del medico Vittorio Formentano, fondatore dell'associazione dopo la morte di una giovane madre per emorragia nel 1926. “Da allora sono passati quasi cento anni e oggi Avis conta oltre un milione e trecentomila soci donatori. Il nostro obiettivo resta lo stesso: promuovere una donazione volontaria, anonima, gratuita, periodica e consapevole”. Sergio ha poi ricordato il radicamento territoriale dell’associazione: “Avis Costa Masnaga opera dal 1953 in sette comuni del territorio e conta 1.385 soci. Nel 2025 abbiamo contribuito alla raccolta di oltre 2.700 sacche di sangue. Ma c'è ancora bisogno di nuovi donatori: ogni giorno migliaia di persone necessitano di trasfusioni”. 
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Don Giovanni Colombo

Tra i momenti più significativi del pomeriggio il dialogo tra le diverse tradizioni religiose rappresentate in sala.
Don Giovanni Colombo, parroco della comunità pastorale di Bulciago e Barzago, ha scelto di partire da un ricordo personale: “Anch’io sono diventato avisino grazie a incontri e manifestazioni vissute accanto ai volontari Avis. È stata un'esperienza che mi ha aiutato a comprendere concretamente il valore del dono”.
Nel suo intervento ha poi richiamato alcuni dei passaggi più significativi della tradizione cristiana: “Tutta la storia della salvezza raccontata nei Vangeli è una storia di dono: il dono del Figlio, il dono della Madre, il dono del sangue versato fino all'ultima goccia. Aiutare il prossimo non è un'aggiunta alla fede, ma una sua conseguenza naturale”.
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Omar Jibril

Un concetto che ha trovato punti di contatto nelle parole di Omar Jebril, rappresentante dell'Associazione culturale Della Speranza. Citando il Corano, Omar ha ricordato che “chi salva una vita è come se salvasse l'umanità intera”. “Nell’Islam - ha aggiunto - la solidarietà è parte della fede e l'impegno sociale è parte della fede. Il profeta Muhammad diceva che il migliore tra gli uomini è il più utile agli altri”.
Per Omar il dono non è un obbligo, ma una conseguenza naturale della gratitudine. “La salute è un dono di Dio, la serenità è un dono di Dio. Tutto ciò che abbiamo è un dono. Il modo migliore per essere riconoscenti è condividere ciò che possiamo: una moneta, un pasto caldo, qualche goccia del nostro sangue o semplicemente parole gentili”.
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Da sinistra Hicham e Abdel

Particolarmente apprezzato è stato anche il saluto rivolto in italiano e in arabo ai giovani Hicham e Abdel, protagonisti dell'organizzazione dell'iniziativa e simbolo concreto di una collaborazione costruita sul dialogo.
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A destra il dottor Bonacchini

Dal piano dei valori si è poi passati a quello scientifico con l'intervento del dottor Luca Bonacchini, direttore sanitario associativo di Avis Costa Masnaga. Il medico ha spiegato quanto sia importante coinvolgere nella donazione persone provenienti da etnie diverse: “Donare il sangue è uno dei massimi esempi di solidarietà che ciascuno di noi può compiere in totale sicurezza”. Bonacchini ha illustrato come, oltre ai tradizionali gruppi sanguigni, esistano numerosi sottotipi antigenici che variano nelle diverse popolazioni: “La probabilità che un donatore caucasico sia compatibile con il profilo antigenico di un paziente africano è inferiore all'1%. Ecco perché il vostro sangue è prezioso, anzi preziosissimo”.
Un messaggio che ha trovato conferma nelle due testimonianze che hanno emozionato il pubblico. La prima è stata quella di Sandra, salvata da una gravissima emorragia dopo il parto grazie alle trasfusioni ricevute. “Se non ci fosse l'Avis io non sarei viva” racconta ancora oggi. “Nel frattempo che arrivasse un farmaco introvabile ricevetti sette litri di plasma. Quasi cento persone risposero all'appello per donare. Se non ci fossero state quelle persone generose non sarei arrivata viva all'arrivo del farmaco”.
Altrettanto toccante la testimonianza di Laura, mamma della piccola Lidia, affetta da una rara forma di anemia genetica: “Ogni tre settimane mia figlia avrebbe potuto morire. Invece, per tre anni e mezzo, ogni tre settimane è rinata. Trentacinque volte”. Un racconto intenso che ha mostrato il valore concreto di ogni singola sacca donata: “Ogni volta che penso che la donazione è una scelta volontaria e che da questa volontarietà può dipendere la salvezza o la condanna di un malato mi vengono i brividi”. Oggi Lidia sta bene grazie a un trapianto di midollo reso possibile dalla generosità di un donatore anonimo americano: “Per questo invito tutti a diventare donatori di sangue o plasma e, se giovani, a iscriversi anche al registro dei donatori di midollo. Potreste essere la speranza di qualcuno”.
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Il presidente di Avis Edoardo Marzi con il sindaco di Bulciago Luca Cattaneo

A portare il saluto dell'amministrazione comunale è stato il sindaco di Bulciago Luca Cattaneo, che ha ricordato il valore dell’iniziativa: “Quando Avis ci ha chiesto di ospitare questa serata abbiamo aderito subito, perché l'associazione fa tanto bene a tante persone e perché ci ha permesso di conoscere l'associazione Della Speranza, che rappresenta un valore aggiunto per la comunità”. Cattaneo ha parlato anche della propria esperienza personale: “Sono stato donatore per trent'anni. Ci vuole davvero poco tempo, ma quel sangue può salvare una vita. L'invito è a donare e a fare passaparola: più siamo e più sangue sarà disponibile per chi ne avrà bisogno”.
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Edoardo Marzi, Sergio Mauri e il vice sindaco di Costa Masnaga Cristian Pozzi

A chiudere il pomeriggio è stato il presidente di Avis Costa Masnaga Edoardo Marzi, che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell'evento e ha sottolineato il valore della collaborazione nata con l'Associazione Della Speranza. “Avevamo iniziato a immaginare un evento come questo già da tempo. Poi è arrivata la vostra proposta e ci siamo accorti che stavamo andando nella stessa direzione. È stato bello ricevere questa richiesta proprio da voi”.
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Marzi ha poi affidato ai presenti una riflessione sul significato più profondo della donazione: “Il sangue è la nostra linfa vitale. Passiamo la vita a cercare di tenerlo dentro il più possibile, tranne noi donatori, che qualche volta scegliamo volontariamente di lasciarne andare un po' per aiutare qualcuno”. Nelle conclusioni ha riassunto le ragioni del dono in tre semplici concetti: “Doniamo perché serve, perché fa bene anche a chi dona e perché la solidarietà è una parte profonda dell'essere umano. Essere umani significa preoccuparsi degli altri e capire che possiamo stare veramente bene solo se stiamo bene tutti”.
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La merenda etnica

Al termine dell’incontro ci sono state parecchie persone che si sono iscritte ad Avis e questo è un bel risultato: l’associazione conta di fare altre iniziative simili in futuro.
Sono stati consegnati i riconoscimenti ai relatori e ai collaboratori dell'iniziativa e una merenda etnica ha concluso il pomeriggio in maniera conviviale. Questo momento ha rappresentato la naturale prosecuzione del messaggio lanciato durante tutto il pomeriggio: il dono del sangue è uno strumento capace di creare relazioni, abbattere barriere e costruire comunità. Perché, come più volte è stato ricordato nel corso dell'evento, il sangue non conosce confini.
M.Mau.
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