Monarchia o Repubblica? Ecco come votarono nel 1946 i circondari lecchesi. Barzago e Casatenovo per il re

A ottant'anni dal referendum istituzionale che trasformò l'Italia in Repubblica, i dati del Ministero dell'Interno restituiscono un ritratto preciso e sorprendente del territorio che oggi forma la provincia di Lecco. La media provinciale si attesta attorno al 58% per la Repubblica – superiore alla media nazionale del 54,3% – ma questo numero aggregato è frutto di una vasta eterogeneità, che passa da comuni dove i monarchici superarono l'80% a comuni in cui la Repubblica sfiorò il 90%.
La provincia si articola in sette circondari storici, e già a questo livello le differenze sono nette. Il circondario di Lecco è il più saldamente repubblicano, con il 67,4%. Seguono il Meratese al 57,7%, l'Oggionese al 55,2%, la Valle San Martino al 54,9% e il Casatenovese al 53,2% per la Repubblica. Se nell'Alto Lario le votazioni giungono quasi ad un pareggio (50,2% per la Repubblica), nel circondario della Valsassina è la Monarchia a vincere, con il 62,6% dei voti (37,4% per la Repubblica).
Partendo dal nord, nell'Alto Lario il voto si divide in modo netto. Sul versante monarchico spiccano Tremenico con l'86,1%, il dato più alto dell'intera provincia, Sueglio con il 69,3%, Esino Lario con il 66,6% e Vendrogno con il 54,7%. Sul versante repubblicano, Vestreno vota col 72,5%, Dervio con il 64,8%, Colico col 61,3%, Introzzo col 59,4%, Varenna col 53,4%, Lierna col 54,1% e Bellano col 51,5%.
La Valsassina esprime i risultati monarchici più netti dell'intera provincia. Parlasco raggiunge il 79,3% per la Monarchia, Premana il 78,6%, Pasturo il 73,2%, Cremeno il 71,7% e Pagnona il 70,4%. Scendendo lungo la valle, Taceno vota Monarchia col 61%, Introbio col 54,7%, Margno col 53,8% e Primaluna col 52,3%. In questo quadro compatto spiccano le eccezioni di Casargo, Barzio e Cortenova, che votano Repubblica relativamente con il 62,2%, 62,1% e 57,6%.
Nel circondario di Lecco il quadro è nettamente repubblicano. Garlate – che ai tempi includeva anche Pescate – raggiunge l'80,6%, Malgrate il 78,5%, Civate il 77,7%, Valmadrera il 74,5%, Mandello del Lario il 73,4%, Lecco città il 71,7%, Galbiate il 69,8%, Abbadia Lariana il 60,3% e Oliveto Lario il 54,9%. Fanno eccezione Morterone, con l'83,2% per la Monarchia, e Ballabio col 64,3% monarchico.
Nella Valle San Martino prevale la Repubblica: Monte Marenzo al 63,1%, Olginate al 60,5%, Vercurago al 59,9%, Carenno al 59,6% e Calolziocorte al 54,1%. Valgreghentino, al 49,4%, è l'unico comune della zona dove vince la Monarchia, con il 50,6%.
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Stessa ondata repubblicana nel Meratese. Verderio Superiore raggiunge l'87,6%, il dato repubblicano più alto di tutta la provincia. Paderno Robbiate si attesta al 77,7%, Osnago al 77,2%, Lomagna al 74,4%, Verderio Inferiore al 67,8%, Cernusco Montevecchia al 63,9%, Merate al 63,1%, Brivio al 62,3% e Airuno al 51%. Fanno eccezione Santa Maria di Rovagnate e Olgiate Calco dove i voti per la Monarchia hanno la meglio con il 61,2% ed il 50,3%.
Nel circondario di Oggiono la Repubblica prevale con risultati spesso netti. Costa Masnaga raggiunge l'80,5%, Rogeno il 79%, Cesello Brianza (attuale Cesana Brianza) il 68,6%, Bosisio Parini e Sirone il 68,5%, Garbagnate Monastero il 65,5%, Oggiono il 59,5% e Molteno il 55,7%. Votano invece Monarchia Dolzago col 54%, Ello col 66,7%, Annone di Brianza col 50,2% e Colle Brianza con l'82,4% – il risultato monarchico più alto al di fuori della Valsassina.
Nel Casatese la Repubblica ha vinto a Bulciago (76,3%), Nibionno (71,5%), Cassago Brianza (70%), Barzanò (68,1%), Monticello (58,5%), Missaglia (51,5%) e Castello di Brianza (50,3%). Hanno, invece, sostenuto la Monarchia Barzago con il 58,3% e Casatenovo con il 56,9%.
Ciò che emerge dalla distribuzione dei voti è un territorio tutt'altro che uniforme. Sebbene il Lecchese abbia complessivamente sostenuto la Repubblica con una percentuale superiore alla media nazionale, il referendum del 1946 mise in evidenza profonde differenze tra aree geografiche e sociali diverse.
Una prima linea di frattura sembra seguire il diverso grado di integrazione economica e politica delle comunità locali. I comuni maggiormente inseriti nei circuiti industriali della Brianza e del Lecchese, caratterizzati da una più consistente presenza operaia e da una maggiore diffusione delle organizzazioni sindacali e dei nuovi partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), espressero generalmente le percentuali più elevate a favore della Repubblica. È il caso di numerosi centri del Meratese, dell'Oggionese e del circondario di Lecco, dove il voto repubblicano supera spesso il 70%.
Di contro, le aree montane e periferiche mostrarono una più marcata preferenza per la Monarchia. In Valsassina e in alcuni comuni dell'Alto Lario si registrano infatti le percentuali monarchiche più elevate dell'intera provincia. Più che l'altitudine in sé, sembra aver inciso il carattere maggiormente tradizionale di queste comunità, meno interessate dai processi industriali e più distanti dai principali centri politici ed economici della pianura. Una tendenza che si riscontra anche in altre zone della Lombardia e dell'Italia settentrionale.
Il quadro, tuttavia, non può essere spiegato soltanto attraverso la contrapposizione tra montagna e pianura o tra economia agricola ed economia industriale. Il peso delle reti sociali locali, delle tradizioni comunitarie, dell'associazionismo cattolico e delle singole leadership territoriali continuava infatti a essere molto rilevante in un'Italia che usciva da vent'anni di regime fascista e da una guerra civile. In molti piccoli comuni le dinamiche locali potevano influenzare il voto quanto, se non più, delle grandi tendenze nazionali.
Proprio per questo assumono particolare interesse alcuni casi che sfuggono alle interpretazioni generali. Colle Brianza, comune collinare e agricolo circondato da centri prevalentemente repubblicani, votò Monarchia con l'82,4%, uno dei dati più elevati dell'intera provincia. All'opposto, Barzio rappresentò una delle poche eccezioni repubblicane all'interno di una Valsassina nettamente monarchica, con il 62,1% dei voti favorevoli alla Repubblica. La maggiore apertura verso l'esterno, la diversa composizione sociale o specifiche dinamiche politiche locali potrebbero contribuire a spiegare questi risultati, ma si tratta di ipotesi che richiederebbero ulteriori approfondimenti attraverso la storia delle singole comunità.
A ottant’anni di distanza, il voto al Referendum istituzionale del 2 giungo 1946 restituisce l’immagine di un Lecchese tutt’altro che uniforme. Accanto alle tendenze generali che attraversavano il Paese, restano le differenze tra un comune e l’altro: segni concreti di come ogni comunità abbia vissuto, a modo suo, uno dei passaggi più importanti della storia italiana.
M.Pen.
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