Campofiorenzo: l'ultimo saluto a Christian, giovanissimo ''guerriero''
Quel miracolo nel quale tanti speravano, purtroppo non c'è stato. Eppure negli ultimi tempi, grazie alla forza e al coraggio dimostrati, il giovanissimo Christian Colombo è riuscito ad insegnare tanto alla comunità che questo pomeriggio si è stretta nel santuario mariano di Campofiorenzo, per tributargli l'estremo saluto.

Un ''addio'' carico di dolore per la verità: impossibile trattenere le lacrime davanti alla morte di un ragazzo di soli 13 anni. Eppure, come ha sottolineato il parroco don Massimo Santambrogio in esordio di liturgia, questo tragico evento è riuscito ad insegnare molto. Che la vita, ad esempio, va affrontata un passo alla volta, incoraggiati dall'amore di chi cammina al tuo fianco. Anche e soprattutto nella malattia, che ci sbatte in faccia la nostra fragilità.
Il tredicenne a questo proposito, non si è mai arreso e fino a quando gli è stato possibile, ha combattuto con tenacia la sua battaglia.

''Vogliamo che oggi sia Christian ad ispirarci'' ha detto don Massimo, ricordando i momenti vissuti domenica sera nel corso della veglia di preghiera svoltasi nella chiesa della frazione casatese. ''Ieri abbiamo posto dei segni qui sull'altare. Oggi uniamo acqua ed incenso'' ha aggiunto, ricordando che dalla morte Gesù è uscito vittorioso e che attraverso la nostra vita siamo capaci di diffondere profumo. ''Non è importante la durata: basta lasciare una scia''.
E Christian in effetti, un segno lo ha lasciato, indelebile, nel cuore e nella mente dei suoi genitori, dei nonni, degli amici, dei compagni di classe e degli insegnanti che, nelle prime battute della celebrazione di oggi pomeriggio, hanno portato sull'altare delle rose gialle, il colore che il tredicenne tanto amava.

Ma è stato don Lorenzo Motta – nella sua omelia – a tradurre in parole i pensieri che affollano la mente di chi ha conosciuto il tredicenne e non riesce ad accettare la sua scomparsa.
''Perchè ora non hai fatto questo miracolo?'' ha chiesto il responsabile della Pastorale Giovanile, in una sorta di dialogo con Gesù, sottolineando il dolore e il senso di smarrimento che pervade chi ha conosciuto Christian e non riesce a trovare pace. ''La nostra speranza traballa. Perchè non ci hai evitato tutto questo? Non c'era un'altra possibilità?'' ha domandato di nuovo don Lorenzo, ricordando i momenti che il giovanissimo amico avrebbe potuto vivere in oratorio, durante il campeggio estivo o con i suoi adorati Lego che amava comporre.

''E' qui al sicuro con me e vi ringrazia: per la cura e la forza della sua famiglia che non si è mai arresa, per l'amicizia dei compagni che anche a distanza, non lo hanno mai lasciato. Oggi Christian è nella vita del risorto'' la risposta di Gesù riportata dal sacerdote che ha cercato così, rivolgendosi soprattutto ai più giovani presenti in chiesa, di trovare la chiave per superare il dolore e le lacrime. Tenendo viva ad esempio, la possibilità di amare: quella neppure a Gesù che sulla croce aveva perso tutto, nessuno è riuscito a toglierla. ''Tenete vivo l'amore, la voglia di non rassegnarvi, di provare a guarire proprio come ha fatto Christian'' ha aggiunto don Lorenzo, definendo il difficile percorso della malattia affrontato dal tredicenne ''un piccolo miracolo'' durante il quale la comunità ha imparato tanto. ''Cercate la pace, custodite l'altro: solo così vincerà l'amore''.

Un invito, quello condiviso con i fedeli, a custodire quel che grandi e piccoli in questi mesi, hanno ricevuto da Christian. ''La famiglia è stata straordinaria nell'amore, i compagni nel condividere l'amicizia. E così un momento di fragilità si è rivelato un'opportunità di amore'': un sentimento che deve continuare ad abitare i cuori di tutti coloro che hanno conosciuto l'amico.

''I miracoli spesso non sono quelli che ci aspettiamo'' ha aggiunto don Lorenzo, ricordando la forza di chi si impegna per il bene e le mani di Dio ''piene di amore''.
''Aiutaci – ha concluso, rivolgendosi direttamente al compianto amico– a custodire il tuo coraggio e a tenere vivo l'esempio della famiglia. Ciao Christian, grazie''.

Al termine delle esequie la bara bianca avvolta in un cuscino di fiori gialli ha lasciato la chiesa di Campofiorenzo, per l'ultimo viaggio terreno del tredicenne. Non prima di ricevere la benedizione impartita da don Massimo (affiancato anche da don Eusebio Stefanoni) e l'ultimo saluto dei genitori che, in questi giorni intrisi di dolore e di sconforto, hanno voluto lanciare un appello: sostenere la Fondazione Maria Letizia Verga di Monza, specializzata nello studio e nella cura di leucemie, linfomi e altre patologie ematoncologiche pediatriche e dell'adolescenza.
Per dare una speranza concreta a chi, come Christian, è chiamato ad affrontare una malattia dura e talvolta purtroppo, implacabile.

Un ''addio'' carico di dolore per la verità: impossibile trattenere le lacrime davanti alla morte di un ragazzo di soli 13 anni. Eppure, come ha sottolineato il parroco don Massimo Santambrogio in esordio di liturgia, questo tragico evento è riuscito ad insegnare molto. Che la vita, ad esempio, va affrontata un passo alla volta, incoraggiati dall'amore di chi cammina al tuo fianco. Anche e soprattutto nella malattia, che ci sbatte in faccia la nostra fragilità.
Il tredicenne a questo proposito, non si è mai arreso e fino a quando gli è stato possibile, ha combattuto con tenacia la sua battaglia.

''Vogliamo che oggi sia Christian ad ispirarci'' ha detto don Massimo, ricordando i momenti vissuti domenica sera nel corso della veglia di preghiera svoltasi nella chiesa della frazione casatese. ''Ieri abbiamo posto dei segni qui sull'altare. Oggi uniamo acqua ed incenso'' ha aggiunto, ricordando che dalla morte Gesù è uscito vittorioso e che attraverso la nostra vita siamo capaci di diffondere profumo. ''Non è importante la durata: basta lasciare una scia''.
E Christian in effetti, un segno lo ha lasciato, indelebile, nel cuore e nella mente dei suoi genitori, dei nonni, degli amici, dei compagni di classe e degli insegnanti che, nelle prime battute della celebrazione di oggi pomeriggio, hanno portato sull'altare delle rose gialle, il colore che il tredicenne tanto amava.

Ma è stato don Lorenzo Motta – nella sua omelia – a tradurre in parole i pensieri che affollano la mente di chi ha conosciuto il tredicenne e non riesce ad accettare la sua scomparsa.
''Perchè ora non hai fatto questo miracolo?'' ha chiesto il responsabile della Pastorale Giovanile, in una sorta di dialogo con Gesù, sottolineando il dolore e il senso di smarrimento che pervade chi ha conosciuto Christian e non riesce a trovare pace. ''La nostra speranza traballa. Perchè non ci hai evitato tutto questo? Non c'era un'altra possibilità?'' ha domandato di nuovo don Lorenzo, ricordando i momenti che il giovanissimo amico avrebbe potuto vivere in oratorio, durante il campeggio estivo o con i suoi adorati Lego che amava comporre.

''E' qui al sicuro con me e vi ringrazia: per la cura e la forza della sua famiglia che non si è mai arresa, per l'amicizia dei compagni che anche a distanza, non lo hanno mai lasciato. Oggi Christian è nella vita del risorto'' la risposta di Gesù riportata dal sacerdote che ha cercato così, rivolgendosi soprattutto ai più giovani presenti in chiesa, di trovare la chiave per superare il dolore e le lacrime. Tenendo viva ad esempio, la possibilità di amare: quella neppure a Gesù che sulla croce aveva perso tutto, nessuno è riuscito a toglierla. ''Tenete vivo l'amore, la voglia di non rassegnarvi, di provare a guarire proprio come ha fatto Christian'' ha aggiunto don Lorenzo, definendo il difficile percorso della malattia affrontato dal tredicenne ''un piccolo miracolo'' durante il quale la comunità ha imparato tanto. ''Cercate la pace, custodite l'altro: solo così vincerà l'amore''.

Un invito, quello condiviso con i fedeli, a custodire quel che grandi e piccoli in questi mesi, hanno ricevuto da Christian. ''La famiglia è stata straordinaria nell'amore, i compagni nel condividere l'amicizia. E così un momento di fragilità si è rivelato un'opportunità di amore'': un sentimento che deve continuare ad abitare i cuori di tutti coloro che hanno conosciuto l'amico.

''I miracoli spesso non sono quelli che ci aspettiamo'' ha aggiunto don Lorenzo, ricordando la forza di chi si impegna per il bene e le mani di Dio ''piene di amore''.
''Aiutaci – ha concluso, rivolgendosi direttamente al compianto amico– a custodire il tuo coraggio e a tenere vivo l'esempio della famiglia. Ciao Christian, grazie''.

Al termine delle esequie la bara bianca avvolta in un cuscino di fiori gialli ha lasciato la chiesa di Campofiorenzo, per l'ultimo viaggio terreno del tredicenne. Non prima di ricevere la benedizione impartita da don Massimo (affiancato anche da don Eusebio Stefanoni) e l'ultimo saluto dei genitori che, in questi giorni intrisi di dolore e di sconforto, hanno voluto lanciare un appello: sostenere la Fondazione Maria Letizia Verga di Monza, specializzata nello studio e nella cura di leucemie, linfomi e altre patologie ematoncologiche pediatriche e dell'adolescenza.
Per dare una speranza concreta a chi, come Christian, è chiamato ad affrontare una malattia dura e talvolta purtroppo, implacabile.
G.C.


















