Colle B.za: posizioni sempre distanti sulla nuova antenna
È tornato al centro del dibattito politico locale il progetto di installazione di una stazione radio base 5G in località Ravellino, a lato del cimitero comunale, su un’area di proprietà dell’ente (mappale 109). Durante l’ultima seduta di Consiglio comunale, la minoranza di Marco Manzoni ha presentato due interpellanze chiedendo chiarimenti su impatti paesaggistici e sanitari, e sulle possibili alternative proposte dall’ex sindaco Danilo Colombo. La maggioranza del sindaco Tiziana Galbusera ha risposto punto per punto, ribadendo che l’iter è avanzato e legato a finanziamenti PNRR con scadenza ravvicinata.
Il gruppo di minoranza ha ricostruito la genesi del progetto, presentato nel Consiglio comunale aperto convocato lo scorso febbraio, sottolineando la necessità di una copertura mobile più efficace sul territorio anche per ragioni di sicurezza pubblica. Al tempo stesso, i consiglieri hanno chiesto una valutazione “approfondita e motivata” dell’impatto paesaggistico della struttura – indicata come alta circa 30 metri – richiamando la normativa di tutela (D.Lgs. 42/2004).

Altro nodo, quello delle emissioni elettromagnetiche, con particolare attenzione alla distanza da siti considerati sensibili: in aula è stata citata la prossimità, sotto i 150 metri, rispetto a una scuola dell’infanzia e a un centro sportivo parrocchiale, oltre che ad abitazioni.
Nel dibattito sono entrate anche le due ipotesi alternative presentate dall’ex sindaco Danilo Colombo, che avrebbe consegnato una relazione critica sulla soluzione proposta e “due scenari” diversi.
Ma, secondo quanto esposto dalla maggioranza, lo Scenario 1 “prevedrebbe l’uso di due tralicci esistenti di alta tensione (Terna) per posizionare macro-celle e l’installazione di circa 100 microcelle diffuse nei nuclei abitati, sfruttando infrastrutture già presenti. I costi stimati sarebbero nell’ordine di 4,24–4,97 milioni di euro, con benefici economici annui indicati tra 600 mila e 1,1 milioni”. Mentre, lo Scenario 2 includerebbe quanto previsto dallo Scenario 1, aggiungendo la creazione di un ‘hub culturale digitale’ a Campsirago: “qui la stima economica salirebbe a 5,43–6,89 milioni, con benefici annui dichiarati tra 1,4 e 2,6 milioni”.
La maggioranza, nella risposta alle interpellanze, ha messo l’accento su un punto, quello secondo cui “al momento non sono presenti fondi pubblici disponibili e già allocati per rendere operative le soluzioni alternative”. Inoltre, “le proposte – fondate sull’utilizzo di infrastrutture e immobili di soggetti terzi (Terna, Enel, FiberCop e privati) – richiederebbero una lunga serie di autorizzazioni, permessi, servitù e atti formali, da moltiplicare per il numero elevato di microcelle”, come esposto dal sindaco Galbusera.
Particolarmente delicata, secondo la maggioranza, la questione dei tralicci Terna: trattandosi di impianti ad alta tensione, ogni intervento presente e futuro (posa, manutenzione, sostituzione) dovrebbe essere svolto da personale altamente specializzato della società, con costi a carico del richiedente e con l’aggiunta di un canone annuo di utilizzo.

Sull’hub culturale digitale a Campsirago, l’amministrazione ha spiegato che “l’idea non rientra nell’attuale mandato”, pur lasciando aperta la possibilità di valutarla in futuro. È stato anche ricordato che alcune utenze del borgo avrebbero già la possibilità di collegarsi alla fibra realizzata da Open Fiber, mentre resterebbe da valutare l’estensione ad altre abitazioni.
Uno dei passaggi più discussi ha riguardato la tempistica. La maggioranza ha sostenuto che “i fondi PNRR utilizzati dall’operatore (Inwit) scadono il 30 giugno 2026”, ed ha inoltre ricordato che “il progetto era stato valutato e approvato da Infratel già nel 2022, e che uno dei requisiti chiave per l’ammissibilità al finanziamento sarebbe la copertura di almeno l’80% dei pixel”, ovvero lo spazio effettivamente raggiunto dalla connessione.
Da qui la conclusione politica di Galbusera: “non procedere significherebbe perdere il finanziamento e lasciare irrisolto il problema del segnale scarso o assente in alcune aree del Comune, senza vantaggi economici per l’ente”.
Nel confronto successivo, è emersa la presenza di osservazioni e criticità: in particolare, nel dibattito la minoranza ha riportato l’attenzione anche agli aspetti legati alla zona di rispetto cimiteriale e alla compatibilità con la pianificazione, ricordando come “il nostro cimitero sia stato scelto come ultima sede anche da personaggi importanti”. Altro tema sollevato dalla minoranza riguarda i termini economici dello schema contrattuale: la cifra indicata per il diritto di superficie sarebbe pari a 65 mila euro per 30 anni, corrisposta in un’unica soluzione (circa 2.166 euro l’anno in media). L’opposizione ha chiesto chiarimenti anche sulle garanzie per la rimozione dell’impianto a fine concessione.
La maggioranza ha motivato la scelta del pagamento “una tantum” con l’esigenza di assicurare un introito certo ed evitare possibili cambi normativi futuri, sottolineando inoltre l’“immobilizzo” del capitale che un pagamento dilazionato comporterebbe.
Nel corso della discussione, alcuni interventi hanno toccato un aspetto più politico che tecnico: la partecipazione della cittadinanza. È stato osservato che la presenza in sala non sarebbe stata alta rispetto alla rilevanza attribuita al tema, ipotizzando che “la percezione di urgenza tra i residenti sia diversa da quella rappresentata nel dibattito pubblico”. Al di fuori del dibattito nella sala consigliare, comunque, si è aggiunto da poco un gruppo social che conta qualche centinaio di seguaci, da poco aperto dallo stesso Colombo, chiamato proprio ‘noantennacolle’, dove l’emerito primo cittadino non demorde dall’informare la popolazione rispetto a possibilità e sviluppi dell’iter riguardo alla connettività del paese.

In chiusura di Consiglio, la maggioranza ha ribadito che “allo stato attuale, non esisterebbero alternative praticabili in grado di bilanciare tutti gli interessi in gioco, e che l’unica soluzione sostenuta e finanziata dai canali ministeriali sarebbe quella in corso. Ulteriori ritardi - secondo l’amministrazione - potrebbero provocare danni economici vista la fase avanzata della procedura e la scadenza dei fondi”.
Ma c'è un aggiornamento delle ultime ore: il gruppo di opposizione ha posto il tema anche all'attenzione del Ministero della Cultura. Nella lettera inviata da Marco Manzoni e colleghi si chiede che la nuova stazione radio base 5G sia sottoposta a una specifica valutazione dell'impatto paesaggistico e ambientale, con sopralluogo e parere espresso, in quanto l'intervento è previsto in un'area adiacente a un bene di interesse storico-culturale e non può quindi beneficiare del silenzio-assenso. Viene inoltre richiamato il principio, affermato dalla giurisprudenza, secondo cui occorre bilanciare le esigenze di sviluppo delle infrastrutture con la tutela del paesaggio, valutando anche possibili soluzioni alternative. Secondo gli osservanti, la documentazione presentata non rappresenta adeguatamente il reale impatto visivo dell'impianto sul territorio collinare e panoramico circostante; in particolare, il fotoinserimento relativo al cimitero di Nava/Ravellino ne sottostimerebbe le dimensioni e l'effetto visivo. Si evidenzia infine che l'impianto, alto circa 34 metri e situato a circa 25 metri dal cimitero, potrebbe compromettere il valore paesaggistico di un luogo particolarmente apprezzato per la sua posizione panoramica e il suo interesse storico-culturale.
Resta quindi aperta la frattura politica a Colle, con da un lato la richiesta di approfondimenti e di valutazione di scenari differenti, mentre dall’altro la linea della continuità dell’iter per non perdere l’occasione di finanziamento e migliorare la copertura di rete sul territorio.
Il gruppo di minoranza ha ricostruito la genesi del progetto, presentato nel Consiglio comunale aperto convocato lo scorso febbraio, sottolineando la necessità di una copertura mobile più efficace sul territorio anche per ragioni di sicurezza pubblica. Al tempo stesso, i consiglieri hanno chiesto una valutazione “approfondita e motivata” dell’impatto paesaggistico della struttura – indicata come alta circa 30 metri – richiamando la normativa di tutela (D.Lgs. 42/2004).
Altro nodo, quello delle emissioni elettromagnetiche, con particolare attenzione alla distanza da siti considerati sensibili: in aula è stata citata la prossimità, sotto i 150 metri, rispetto a una scuola dell’infanzia e a un centro sportivo parrocchiale, oltre che ad abitazioni.
Nel dibattito sono entrate anche le due ipotesi alternative presentate dall’ex sindaco Danilo Colombo, che avrebbe consegnato una relazione critica sulla soluzione proposta e “due scenari” diversi.
Ma, secondo quanto esposto dalla maggioranza, lo Scenario 1 “prevedrebbe l’uso di due tralicci esistenti di alta tensione (Terna) per posizionare macro-celle e l’installazione di circa 100 microcelle diffuse nei nuclei abitati, sfruttando infrastrutture già presenti. I costi stimati sarebbero nell’ordine di 4,24–4,97 milioni di euro, con benefici economici annui indicati tra 600 mila e 1,1 milioni”. Mentre, lo Scenario 2 includerebbe quanto previsto dallo Scenario 1, aggiungendo la creazione di un ‘hub culturale digitale’ a Campsirago: “qui la stima economica salirebbe a 5,43–6,89 milioni, con benefici annui dichiarati tra 1,4 e 2,6 milioni”.
La maggioranza, nella risposta alle interpellanze, ha messo l’accento su un punto, quello secondo cui “al momento non sono presenti fondi pubblici disponibili e già allocati per rendere operative le soluzioni alternative”. Inoltre, “le proposte – fondate sull’utilizzo di infrastrutture e immobili di soggetti terzi (Terna, Enel, FiberCop e privati) – richiederebbero una lunga serie di autorizzazioni, permessi, servitù e atti formali, da moltiplicare per il numero elevato di microcelle”, come esposto dal sindaco Galbusera.
Particolarmente delicata, secondo la maggioranza, la questione dei tralicci Terna: trattandosi di impianti ad alta tensione, ogni intervento presente e futuro (posa, manutenzione, sostituzione) dovrebbe essere svolto da personale altamente specializzato della società, con costi a carico del richiedente e con l’aggiunta di un canone annuo di utilizzo.

Sull’hub culturale digitale a Campsirago, l’amministrazione ha spiegato che “l’idea non rientra nell’attuale mandato”, pur lasciando aperta la possibilità di valutarla in futuro. È stato anche ricordato che alcune utenze del borgo avrebbero già la possibilità di collegarsi alla fibra realizzata da Open Fiber, mentre resterebbe da valutare l’estensione ad altre abitazioni.
Uno dei passaggi più discussi ha riguardato la tempistica. La maggioranza ha sostenuto che “i fondi PNRR utilizzati dall’operatore (Inwit) scadono il 30 giugno 2026”, ed ha inoltre ricordato che “il progetto era stato valutato e approvato da Infratel già nel 2022, e che uno dei requisiti chiave per l’ammissibilità al finanziamento sarebbe la copertura di almeno l’80% dei pixel”, ovvero lo spazio effettivamente raggiunto dalla connessione.
Da qui la conclusione politica di Galbusera: “non procedere significherebbe perdere il finanziamento e lasciare irrisolto il problema del segnale scarso o assente in alcune aree del Comune, senza vantaggi economici per l’ente”.
Nel confronto successivo, è emersa la presenza di osservazioni e criticità: in particolare, nel dibattito la minoranza ha riportato l’attenzione anche agli aspetti legati alla zona di rispetto cimiteriale e alla compatibilità con la pianificazione, ricordando come “il nostro cimitero sia stato scelto come ultima sede anche da personaggi importanti”. Altro tema sollevato dalla minoranza riguarda i termini economici dello schema contrattuale: la cifra indicata per il diritto di superficie sarebbe pari a 65 mila euro per 30 anni, corrisposta in un’unica soluzione (circa 2.166 euro l’anno in media). L’opposizione ha chiesto chiarimenti anche sulle garanzie per la rimozione dell’impianto a fine concessione.
La maggioranza ha motivato la scelta del pagamento “una tantum” con l’esigenza di assicurare un introito certo ed evitare possibili cambi normativi futuri, sottolineando inoltre l’“immobilizzo” del capitale che un pagamento dilazionato comporterebbe.
Nel corso della discussione, alcuni interventi hanno toccato un aspetto più politico che tecnico: la partecipazione della cittadinanza. È stato osservato che la presenza in sala non sarebbe stata alta rispetto alla rilevanza attribuita al tema, ipotizzando che “la percezione di urgenza tra i residenti sia diversa da quella rappresentata nel dibattito pubblico”. Al di fuori del dibattito nella sala consigliare, comunque, si è aggiunto da poco un gruppo social che conta qualche centinaio di seguaci, da poco aperto dallo stesso Colombo, chiamato proprio ‘noantennacolle’, dove l’emerito primo cittadino non demorde dall’informare la popolazione rispetto a possibilità e sviluppi dell’iter riguardo alla connettività del paese.
In chiusura di Consiglio, la maggioranza ha ribadito che “allo stato attuale, non esisterebbero alternative praticabili in grado di bilanciare tutti gli interessi in gioco, e che l’unica soluzione sostenuta e finanziata dai canali ministeriali sarebbe quella in corso. Ulteriori ritardi - secondo l’amministrazione - potrebbero provocare danni economici vista la fase avanzata della procedura e la scadenza dei fondi”.
Ma c'è un aggiornamento delle ultime ore: il gruppo di opposizione ha posto il tema anche all'attenzione del Ministero della Cultura. Nella lettera inviata da Marco Manzoni e colleghi si chiede che la nuova stazione radio base 5G sia sottoposta a una specifica valutazione dell'impatto paesaggistico e ambientale, con sopralluogo e parere espresso, in quanto l'intervento è previsto in un'area adiacente a un bene di interesse storico-culturale e non può quindi beneficiare del silenzio-assenso. Viene inoltre richiamato il principio, affermato dalla giurisprudenza, secondo cui occorre bilanciare le esigenze di sviluppo delle infrastrutture con la tutela del paesaggio, valutando anche possibili soluzioni alternative. Secondo gli osservanti, la documentazione presentata non rappresenta adeguatamente il reale impatto visivo dell'impianto sul territorio collinare e panoramico circostante; in particolare, il fotoinserimento relativo al cimitero di Nava/Ravellino ne sottostimerebbe le dimensioni e l'effetto visivo. Si evidenzia infine che l'impianto, alto circa 34 metri e situato a circa 25 metri dal cimitero, potrebbe compromettere il valore paesaggistico di un luogo particolarmente apprezzato per la sua posizione panoramica e il suo interesse storico-culturale.
Resta quindi aperta la frattura politica a Colle, con da un lato la richiesta di approfondimenti e di valutazione di scenari differenti, mentre dall’altro la linea della continuità dell’iter per non perdere l’occasione di finanziamento e migliorare la copertura di rete sul territorio.
M.E.


















