Oggiono, presunta moschea: il ruolo di noi amministratori è quello di vigilare sul rispetto di norme e regolamenti

Germano,

ho letto il tuo intervento e, da consigliere comunale, sento il dovere di risponderti proprio partendo dal rispetto profondo che ho per i ruoli istituzionali di ciascuno.

Tu siedi nel Consiglio Pastorale della nostra parrocchia, io siedo nel Consiglio Comunale di Oggiono, tra i banchi della minoranza.

Sono due ambiti distinti, entrambi importanti, ma che rispondono a doveri e mandati profondamente diversi.

Il tuo ruolo ti porta giustamente a guardare la realtà attraverso la lente della pastorale, dell'accoglienza e del dialogo interreligioso.

Il mio ruolo di amministratore pubblico, sancito da un giuramento sulla Costituzione, mi impone invece di guardare la realtà attraverso la lente della legalità, del diritto e della sicurezza di tutti i cittadini.

Ed è proprio qui che la tua analisi scivola nel moralismo, confondendo il piano teologico con quello amministrativo.

Quello che si sta portando avanti non ha nulla a che fare con i rosari sbandierati o con il pregiudizio ideologico verso la Comunità Islamica.

Ha a che fare, molto più concretamente, con le carte del nostro Comune.

Nel Piano di Governo del Territorio (PGT) di Oggiono, l'immobile di cui parliamo ha una destinazione d'uso ben precisa: D1, ovvero opificio artigianale e industriale.

Destinare un capannone D1 a luogo di culto continuativo – dietro lo schermo formale di un'associazione culturale – non è un "punto di vista", è un abuso urbanistico.

E le regole urbanistiche, Germano, non sono fastidiosi lacci burocratici da aggirare in nome del buonismo, ma garanzie a tutela delle persone.

Un immobile D1 non ha i requisiti di sicurezza, le uscite di emergenza, i sistemi antincendio e gli standard igienico-sanitari previsti per i locali ad alta densità di affluenza.

C'è poi il tema dell'impatto viabilistico e dei parcheggi in un quartiere che non è dimensionato per questo tipo di attività. Vigiliamo su questo non per "punire", ma per evitare che si creino situazioni fuori controllo.

Tu citi giustamente Papa Francesco e il Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza e la giustizia.

Ma la vera giustizia non può prescindere dalla legalità.

Se un domani un gruppo di cattolici decidesse di aprire una chiesa abusiva dentro un capannone industriale senza autorizzazioni, il mio dovere di consigliere comunale sarebbe esattamente lo stesso: denunciare l'irregolarità. La legge o è uguale per tutti, o diventa il privilegio di qualcuno a discapito di altri.

La "benevola convivenza" non si costruisce voltandosi dall'altra parte di fronte alle violazioni delle regole comunali, ma pretendendo che tutti giochino con le stesse identiche carte. Altrimenti non è integrazione, è anarchia.

Il Consiglio Pastorale ha il compito di animare la fede e il dialogo; il Consiglio Comunale ha il compito di far rispettare le leggi dello Stato e i regolamenti del Comune.

Io faccio il mio dovere nell'aula consiliare con serietà e carte alla mano, senza fare speculazioni, ma senza fare sconti a nessuno.

Perché la legalità è la prima, vera forma di rispetto reciproco.

Un cordiale saluto,
Debora Acerbi, Consigliere Comunale di minoranza
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