Casatenovo: come reagire al calo demografico. Una serata per confrontarsi sul tema
Come dobbiamo reagire al calo demografico? Quali conseguenze comporta? Sono queste alcune delle domande alle quali si è cercato di rispondere nella serata di lunedì 29 giugno durante l’incontro ''Sempre meno – noi e il declino demografico: conoscere il presente affrontare il futuro'' promosso dall'associazione La Semina e da Comunità Democratica Lecco.

La sala di Villa Facchi a Casatenovo ha registrato il pienone: tanti cittadini sono accorsi per partecipare al dibattito, ma soprattutto per saperne di più sull’argomento. Carlo Mascellani di Comunità Democratica ha tenuto insieme le fila di una serata che non si è limitata a presentare il problema del calo demografico nel lecchese, ma lo ha analizzato nei vari ambiti. Nel tavolo dei relatori erano infatti presenti personalità della scuola, del lavoro, della politica e dei giovani, tutti pronti a portare la propria esperienza e il punto di vista.

Il primo ad intervenire nel dibattito è stato Gianni Menicatti, esperto in statistica, che ha mostrato l’andamento del numero delle nascite nel territorio che ora corrisponde alla provincia di Lecco. Il punto di partenza è stato il dato allarmante del 2025 secondo cui per la prima volta dopo ottanta anni il numero dei nati è stato inferiore alle duemila unità. Nel dopoguerra la situazione è stata esattamente l’opposto, tra il 1965 e il 1970 in corrispondenza del boom economico si è assistito ad un vero e proprio boom di nascite che si è poi riproposto circa venticinque anni dopo.

''Nel dopoguerra abbiamo assistito ad una grande ripresa della natalità, c’erano molte donne che per tradizione e per rinnovato benessere hanno fatto molti figli. In quegli anni l’età media del matrimonio e della nascita del primo figlio era di 25 anni, numero che i è mantenuto fino al 1995 quando è nata la provincia di Lecco. Il nuovo picco di nascite a fine secolo è assolutamente correlato perché si tratta delle tante bambine nate proprio negli anni Sessanta che sono diventate a loro volt madri'' ha spiegato Menicatti sottolineando come, in anni più recenti abbiamo assistito ad un nuovo boom questa volta provocato dal primo arrivo di flussi migratori.
Nel 2005 infatti nella provincia di Lecco si sono registrati 3200 nati. Il calo della natalità, negli anni, ha creato un abbassamento dei soggetti tra i 20- 40 anni e quindi potenzialmente con figli e conseguentemente l’abbassamento del tasso di natalità che è passato da 1,5 del 2015 a 1.17 dello scorso anno.

Uno dei settori maggiormente toccati dal calo della natalità è quello della scuola, non è raro sentire storie di classi e istituti chiusi per l’assenza di alunni, una situazione che è destinata a continuare negli anni, secondo le stime nel 2030 dovremmo avere un calo degli alunni di circa il 30%. Di fronte al rischio di eccessivo allarmismo è intervenuto Marco Magni, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Molteno fornendo un quadro chiaro del territorio. Dall’analisi è emerso come, nonostante l’indubbio calo della natalità, il territorio del lecchese non è assolutamente da considerarsi a rischio dal punto di vista scolastico. Il sistema di regione Lombardia ha creato un piano di distribuzione di risorse e per salvaguardare delle zone a rischio come può essere quello della Valsassina per sua natura già in carenza di studenti.

''Nonostante le difficoltà, sul nostro territorio siamo di fronte ad un sistema solido che garantisce le classi per gli alunni e posizioni per gli insegnanti. Gli interventi che vengono fatti cercano di tutelare entrambe le categorie – ha spiegato Marco Magni – il cambiamento più evidente non riguarda tanto il numero degli studenti quanto il fatto che non venga più riconosciuto il valore della scuola che spesso non viene rispettato nemmeno dagli stessi genitori. Occorre creare delle nuove iniziative, rilanciare il rapporto con le amministrazioni comunali, ma soprattutto agire in modo concreto e insieme. Dobbiamo lavorare per fornire opportunità e supporto anche per quelle famiglie che hanno bisogno per la scuola e magari integrare i servizi con l’auto delle associazioni sfruttando gli spazi comuni''.

Giovanna Picariello, imprenditrice e presidente di CNA Lecco, ha portato un’analisi del mondo del lavoro da parte di imprese e di imprenditori con uno sguardo particolare verso le realtà di gestione famigliare. Ad interessare questa area di imprese è una vera e propria senilizzazione dovuta alla scelta dei giovani di non proseguire l’attività dei genitori, ma trovare una loro strada. A fare la differenza è la nuova visione di vita lavorativa e personale che non necessariamente devono coincidere, come successo per alcune generazioni, ma possono prendere binari separati.

''I cambiamenti a cui assistiamo non sono necessariamente negativi, ma sono lo specchio di un’evoluzione della popolazione. E’ vero, oggi le donne fanno meno figli, ma la loro vita è cambiata rispetto alle generazioni precedenti. Prima concludevano il loro percorso di studi con le scuole superiori e la loro finalità era quella di avere figli, ora si cerca fortunatamente una soddisfazione personale, si proseguono gli studi. I dati ci mostrano come una donna con una stabilità lavorativa ed economica sia più propensa a fare figli, è più serena a prendere determinate decisioni. È però necessario che ci sia il supporto della comunità che deve fornire servizi, delle scuole con orari flessibili di entrata ed uscita e logicamente un supporto da parte del proprio ambiente di lavoro. Bisogna ricordarsi che non tutte le donne possono rivolgersi a strutture private ed è necessario un supporto da parte di tutti, del lavoro e delle istituzioni'' ha detto Giovanna Picariello.

Sull’aiuto della comunità per le donne che hanno figli è intervenuta Roberta Baia, segretaria regionale CISL che ha analizzato le scelte dei comuni e quelle dei governi sottolineando come ora la cura dei figli non sia più in carico alla famiglia che non riesce più a coprire tutte le esigenze. ''Bisogna chiedersi che peso diamo ai figli, se riteniamo che siano un bene dalla comunità e se è così occorre che le istituzioni diano delle risposte. Recentemente è uscito un rapporto di Save the Children che mostra come sia ancora alta la percentuale di dimissione delle madri con figli nei primi tre anni di vita, mentre ei padri c’è la spinta a cambiare lavoro e a trovarne uno più redditizio. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di donne occupate, eppure anche sul nostro territorio non abbiamo a disposizione un contesto per permettere alle donne di fari figli. Occorre potenziare i servizi per i bambini da 0 a 6 anni, abbiamo un buon sistema di asili nido ma non è sufficiente'' ha detto Baia sollevando il problema della mancanza di strutture comunali rivolte soprattutto ai bambini più piccoli che permettano ai genitori di continuare la propria attività lavorativa a tempo pieno. A suo dire gli interventi proposti dal governo in Lombardia sono un buon punto di partenza, ma sicuramente non sufficienti.

L’ultima parte dell’incontro è stata invece dedicata al punto di vista dei giovani, ma anche di quello della politica. A prendere la parola è stato Francesco Cavenaghi, studente economia e fondatore dell’associazione Viviamo Merate che ha mostrato come nella società di oggi i giovani siano poco rappresentati dalla classe politica e quindi siano poco propensi a votare.
''Purtroppo oggi le decisioni sulla politica giovanile vengono prese da ultra sessantenni che hanno una visione che non può essere chiara delle nostre problematiche. Si parla tanto di crisi demografica, ma io creo che si tratti di una crisi di tipo strutturale che riguarda vari aspetti della società. A molti giovani la politica fa paura perché non riescono a trovare i loro spazi, credo che all’interno di un’associazione sia necessario dare la possibilità ai giovani di ricoprire ruoli di responsabilità e magari imparare spagliando. Tutto questo deve partire anche dalla scuola che effettivamente è l’ultimo luogo n cui siamo obbligati a stare, occorre creare legami con le associazioni e con le aziende che devono avere il coraggio di investire'' le parole dello studente.

Il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati ha invece offerto una visione critica della società sottolineando che la difficoltà dei giovani di fare i figli sia il riflesso di un disagio generazionale. ''Alessandro Baricco, parlando della crisi dell’Occidente dice che il futuro è morto e personalmente mi sento di condividere le sue parole. Chi fa figli ha una proiezione verso il futuro, ha un sentimento di speranza che oggi però è andato perso, non siamo più in grado di proiettarci verso il futuro. I giovani, ma anche noi adulti ci stiamo ripiegando molto sul consumare il nostro benessere a cui viene dato sempre maggior peso e in questa situazione purtroppo la politica non è in grado di dare risposte forti e determinanti. Nel dopoguerra ci sono state figure nella nostra società che hanno ispirato verso il futuro e che hanno avuto una visione condivisa da moltissime persone, oggi però questo non c’è più. Credo che la classe politica sia la prima a dover reagire creando un modello, un punto di partenza per tutti''.

Durante la serata, molto partecipata dai cittadini (clicca QUI per la registrazione completa), c’erano anche Pierangelo Marucco dell’associazione La Semina, alcuni assessori e consiglieri comunali di Casatenovo e i rappresentanti delle amministrazioni del territorio. I momenti informativi di Comunità Democratica continueranno offrendo nuovi spunti e appuntamenti e il 19 settembre ci sarà un nuovo confronto a Lecco in materia di crollo demografico.

Relatori, organizzatori e amministratori che hanno preso parte all'incontro
La sala di Villa Facchi a Casatenovo ha registrato il pienone: tanti cittadini sono accorsi per partecipare al dibattito, ma soprattutto per saperne di più sull’argomento. Carlo Mascellani di Comunità Democratica ha tenuto insieme le fila di una serata che non si è limitata a presentare il problema del calo demografico nel lecchese, ma lo ha analizzato nei vari ambiti. Nel tavolo dei relatori erano infatti presenti personalità della scuola, del lavoro, della politica e dei giovani, tutti pronti a portare la propria esperienza e il punto di vista.

Il primo ad intervenire nel dibattito è stato Gianni Menicatti, esperto in statistica, che ha mostrato l’andamento del numero delle nascite nel territorio che ora corrisponde alla provincia di Lecco. Il punto di partenza è stato il dato allarmante del 2025 secondo cui per la prima volta dopo ottanta anni il numero dei nati è stato inferiore alle duemila unità. Nel dopoguerra la situazione è stata esattamente l’opposto, tra il 1965 e il 1970 in corrispondenza del boom economico si è assistito ad un vero e proprio boom di nascite che si è poi riproposto circa venticinque anni dopo.

''Nel dopoguerra abbiamo assistito ad una grande ripresa della natalità, c’erano molte donne che per tradizione e per rinnovato benessere hanno fatto molti figli. In quegli anni l’età media del matrimonio e della nascita del primo figlio era di 25 anni, numero che i è mantenuto fino al 1995 quando è nata la provincia di Lecco. Il nuovo picco di nascite a fine secolo è assolutamente correlato perché si tratta delle tante bambine nate proprio negli anni Sessanta che sono diventate a loro volt madri'' ha spiegato Menicatti sottolineando come, in anni più recenti abbiamo assistito ad un nuovo boom questa volta provocato dal primo arrivo di flussi migratori.
Nel 2005 infatti nella provincia di Lecco si sono registrati 3200 nati. Il calo della natalità, negli anni, ha creato un abbassamento dei soggetti tra i 20- 40 anni e quindi potenzialmente con figli e conseguentemente l’abbassamento del tasso di natalità che è passato da 1,5 del 2015 a 1.17 dello scorso anno.

Uno dei settori maggiormente toccati dal calo della natalità è quello della scuola, non è raro sentire storie di classi e istituti chiusi per l’assenza di alunni, una situazione che è destinata a continuare negli anni, secondo le stime nel 2030 dovremmo avere un calo degli alunni di circa il 30%. Di fronte al rischio di eccessivo allarmismo è intervenuto Marco Magni, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Molteno fornendo un quadro chiaro del territorio. Dall’analisi è emerso come, nonostante l’indubbio calo della natalità, il territorio del lecchese non è assolutamente da considerarsi a rischio dal punto di vista scolastico. Il sistema di regione Lombardia ha creato un piano di distribuzione di risorse e per salvaguardare delle zone a rischio come può essere quello della Valsassina per sua natura già in carenza di studenti.

''Nonostante le difficoltà, sul nostro territorio siamo di fronte ad un sistema solido che garantisce le classi per gli alunni e posizioni per gli insegnanti. Gli interventi che vengono fatti cercano di tutelare entrambe le categorie – ha spiegato Marco Magni – il cambiamento più evidente non riguarda tanto il numero degli studenti quanto il fatto che non venga più riconosciuto il valore della scuola che spesso non viene rispettato nemmeno dagli stessi genitori. Occorre creare delle nuove iniziative, rilanciare il rapporto con le amministrazioni comunali, ma soprattutto agire in modo concreto e insieme. Dobbiamo lavorare per fornire opportunità e supporto anche per quelle famiglie che hanno bisogno per la scuola e magari integrare i servizi con l’auto delle associazioni sfruttando gli spazi comuni''.

Giovanna Picariello, imprenditrice e presidente di CNA Lecco, ha portato un’analisi del mondo del lavoro da parte di imprese e di imprenditori con uno sguardo particolare verso le realtà di gestione famigliare. Ad interessare questa area di imprese è una vera e propria senilizzazione dovuta alla scelta dei giovani di non proseguire l’attività dei genitori, ma trovare una loro strada. A fare la differenza è la nuova visione di vita lavorativa e personale che non necessariamente devono coincidere, come successo per alcune generazioni, ma possono prendere binari separati.

''I cambiamenti a cui assistiamo non sono necessariamente negativi, ma sono lo specchio di un’evoluzione della popolazione. E’ vero, oggi le donne fanno meno figli, ma la loro vita è cambiata rispetto alle generazioni precedenti. Prima concludevano il loro percorso di studi con le scuole superiori e la loro finalità era quella di avere figli, ora si cerca fortunatamente una soddisfazione personale, si proseguono gli studi. I dati ci mostrano come una donna con una stabilità lavorativa ed economica sia più propensa a fare figli, è più serena a prendere determinate decisioni. È però necessario che ci sia il supporto della comunità che deve fornire servizi, delle scuole con orari flessibili di entrata ed uscita e logicamente un supporto da parte del proprio ambiente di lavoro. Bisogna ricordarsi che non tutte le donne possono rivolgersi a strutture private ed è necessario un supporto da parte di tutti, del lavoro e delle istituzioni'' ha detto Giovanna Picariello.

Sull’aiuto della comunità per le donne che hanno figli è intervenuta Roberta Baia, segretaria regionale CISL che ha analizzato le scelte dei comuni e quelle dei governi sottolineando come ora la cura dei figli non sia più in carico alla famiglia che non riesce più a coprire tutte le esigenze. ''Bisogna chiedersi che peso diamo ai figli, se riteniamo che siano un bene dalla comunità e se è così occorre che le istituzioni diano delle risposte. Recentemente è uscito un rapporto di Save the Children che mostra come sia ancora alta la percentuale di dimissione delle madri con figli nei primi tre anni di vita, mentre ei padri c’è la spinta a cambiare lavoro e a trovarne uno più redditizio. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di donne occupate, eppure anche sul nostro territorio non abbiamo a disposizione un contesto per permettere alle donne di fari figli. Occorre potenziare i servizi per i bambini da 0 a 6 anni, abbiamo un buon sistema di asili nido ma non è sufficiente'' ha detto Baia sollevando il problema della mancanza di strutture comunali rivolte soprattutto ai bambini più piccoli che permettano ai genitori di continuare la propria attività lavorativa a tempo pieno. A suo dire gli interventi proposti dal governo in Lombardia sono un buon punto di partenza, ma sicuramente non sufficienti.

L’ultima parte dell’incontro è stata invece dedicata al punto di vista dei giovani, ma anche di quello della politica. A prendere la parola è stato Francesco Cavenaghi, studente economia e fondatore dell’associazione Viviamo Merate che ha mostrato come nella società di oggi i giovani siano poco rappresentati dalla classe politica e quindi siano poco propensi a votare.
''Purtroppo oggi le decisioni sulla politica giovanile vengono prese da ultra sessantenni che hanno una visione che non può essere chiara delle nostre problematiche. Si parla tanto di crisi demografica, ma io creo che si tratti di una crisi di tipo strutturale che riguarda vari aspetti della società. A molti giovani la politica fa paura perché non riescono a trovare i loro spazi, credo che all’interno di un’associazione sia necessario dare la possibilità ai giovani di ricoprire ruoli di responsabilità e magari imparare spagliando. Tutto questo deve partire anche dalla scuola che effettivamente è l’ultimo luogo n cui siamo obbligati a stare, occorre creare legami con le associazioni e con le aziende che devono avere il coraggio di investire'' le parole dello studente.

Il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati ha invece offerto una visione critica della società sottolineando che la difficoltà dei giovani di fare i figli sia il riflesso di un disagio generazionale. ''Alessandro Baricco, parlando della crisi dell’Occidente dice che il futuro è morto e personalmente mi sento di condividere le sue parole. Chi fa figli ha una proiezione verso il futuro, ha un sentimento di speranza che oggi però è andato perso, non siamo più in grado di proiettarci verso il futuro. I giovani, ma anche noi adulti ci stiamo ripiegando molto sul consumare il nostro benessere a cui viene dato sempre maggior peso e in questa situazione purtroppo la politica non è in grado di dare risposte forti e determinanti. Nel dopoguerra ci sono state figure nella nostra società che hanno ispirato verso il futuro e che hanno avuto una visione condivisa da moltissime persone, oggi però questo non c’è più. Credo che la classe politica sia la prima a dover reagire creando un modello, un punto di partenza per tutti''.

Durante la serata, molto partecipata dai cittadini (clicca QUI per la registrazione completa), c’erano anche Pierangelo Marucco dell’associazione La Semina, alcuni assessori e consiglieri comunali di Casatenovo e i rappresentanti delle amministrazioni del territorio. I momenti informativi di Comunità Democratica continueranno offrendo nuovi spunti e appuntamenti e il 19 settembre ci sarà un nuovo confronto a Lecco in materia di crollo demografico.
G.M.


















