Cremella: le campane ed il legame con ''I Promessi Sposi''
Una serata dedicata alla letteratura, alla spiritualità e alla riscoperta del significato simbolico delle campane ha richiamato mercoledì 1° luglio un numeroso pubblico nel chiostro dell'ex Monastero di Cremella. L'iniziativa, inserita nel calendario dell'Estate Cremellese, è stata promossa a quasi un anno dall'inaugurazione delle nuove corde del campanile e ha offerto un originale percorso attraverso I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Ad aprire l'incontro è stato il parroco don Adelio Molteni, che ha introdotto il tema della serata e presentato l'ospite, don Ivano Colombo, sacerdote e docente di lettere, chiamato a guidare il pubblico alla scoperta del ruolo che il suono delle campane riveste all'interno del celebre romanzo manzoniano.
''Le campane richiamano, annunciano, accompagnano e raccontano la vita di una comunità'', ha spiegato il relatore, mostrando come Manzoni le utilizzi non soltanto come elemento narrativo, ma anche come simbolo del cammino interiore dei protagonisti.

L'intervento si è sviluppato attorno a tre episodi centrali del romanzo, corrispondenti ad altrettanti livelli della coscienza umana.
Il primo riferimento è stato il celebre capitolo VIII, la "notte degli imbrogli", nella quale si intrecciano tre vicende: il tentativo di matrimonio a sorpresa tra Renzo e Lucia a casa di Don Abbondio, il fallito rapimento della giovane da parte dei bravi di don Rodrigo e l'intervento di fra Cristoforo, che attraverso il piccolo Menico riesce ad avvertire Lucia del pericolo imminente.

Secondo don Colombo, questi episodi mostrano come le malizie e i calcoli degli uomini finiscano per fallire davanti a un disegno più grande. ''Noi possiamo compiere le nostre miserie – ha spiegato – ma il vero autore della storia è Dio''. Emblematica, in questo senso, la celebre frase con cui si chiude il capitolo: ''Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande''. Anche il suono della campana a martello, improvviso e inatteso, diventa così il simbolo degli eventi che sconvolgono la vita, ricordando come le emozioni del momento non possano determinare da sole il nostro futuro.

Il secondo passaggio ha riguardato la conversione dell'Innominato, uno dei momenti più intensi dell'opera. Le campane che suonano a festa per l'arrivo del cardinale Federigo Borromeo diventano il richiamo a guardare oltre la disperazione del presente. È qui che emerge quella che il relatore ha definito la coscienza morale: la capacità di riconoscere il male compiuto, interrogarsi sulla propria vita e scegliere liberamente una strada nuova, orientata al bene e alla riparazione del male fatto.

Infine, il percorso si è concluso con l'episodio del lazzaretto durante la peste. È qui che Renzo, trovandosi davanti a don Rodrigo morente accompagnato da fra Cristoforo, rinuncia definitivamente al desiderio di vendetta e scopre la forza del perdono. Il suono della campana del lazzaretto diventa così, secondo don Colombo, una vera e propria "campana della risurrezione", simbolo di quella che ha definito coscienza spirituale.

''Lo spirito – ha spiegato – è ciò che, anche nelle situazioni più difficili, ci permette di tirare fuori il meglio di noi per gli altri''. Una dimensione che va oltre l'istinto e persino oltre il semplice ragionamento morale, aprendo la persona all'incontro con l'altro e alla misericordia. Da qui la provocazione rivolta ai presenti: ''In un tempo segnato da tanta violenza, siamo ancora capaci di reagire con lo spirito? Stiamo davvero educando i giovani alla coscienza spirituale?''.

Numerosi gli interventi del pubblico durante il dibattito conclusivo. Rispondendo alla domanda su quale insegnamento I Promessi Sposi possano ancora offrire oggi agli studenti delle scuole superiori, don Colombo ha sottolineato come il messaggio della Provvidenza mantenga una sorprendente attualità anche al di là della dimensione religiosa. ''Provvedere significa guardare al futuro e imparare a reagire alle difficoltà della vita senza lasciarsi sopraffare dagli eventi''.

A concludere la serata è stato il concerto di campane eseguito manualmente dal gruppo campanario di Cremella, che ha dato voce al prezioso concerto di cinque campane della chiesa parrocchiale dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, fuse dalla storica fonderia Carlo Ottolina e Figli e tuttora suonate secondo il tradizionale sistema ambrosiano.

Un finale suggestivo che ha permesso ai presenti di ascoltare dal vivo quei rintocchi che, nel corso della conferenza, erano diventati il filo conduttore di un viaggio tra letteratura, storia e fede.

Il campanile della chiesa di Cremella
Ad aprire l'incontro è stato il parroco don Adelio Molteni, che ha introdotto il tema della serata e presentato l'ospite, don Ivano Colombo, sacerdote e docente di lettere, chiamato a guidare il pubblico alla scoperta del ruolo che il suono delle campane riveste all'interno del celebre romanzo manzoniano.
''Le campane richiamano, annunciano, accompagnano e raccontano la vita di una comunità'', ha spiegato il relatore, mostrando come Manzoni le utilizzi non soltanto come elemento narrativo, ma anche come simbolo del cammino interiore dei protagonisti.

Il relatore della serata, don Ivano Colombo
L'intervento si è sviluppato attorno a tre episodi centrali del romanzo, corrispondenti ad altrettanti livelli della coscienza umana.
Il primo riferimento è stato il celebre capitolo VIII, la "notte degli imbrogli", nella quale si intrecciano tre vicende: il tentativo di matrimonio a sorpresa tra Renzo e Lucia a casa di Don Abbondio, il fallito rapimento della giovane da parte dei bravi di don Rodrigo e l'intervento di fra Cristoforo, che attraverso il piccolo Menico riesce ad avvertire Lucia del pericolo imminente.

Il parroco don Adelio Molteni introduce la serata
Secondo don Colombo, questi episodi mostrano come le malizie e i calcoli degli uomini finiscano per fallire davanti a un disegno più grande. ''Noi possiamo compiere le nostre miserie – ha spiegato – ma il vero autore della storia è Dio''. Emblematica, in questo senso, la celebre frase con cui si chiude il capitolo: ''Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande''. Anche il suono della campana a martello, improvviso e inatteso, diventa così il simbolo degli eventi che sconvolgono la vita, ricordando come le emozioni del momento non possano determinare da sole il nostro futuro.

Il secondo passaggio ha riguardato la conversione dell'Innominato, uno dei momenti più intensi dell'opera. Le campane che suonano a festa per l'arrivo del cardinale Federigo Borromeo diventano il richiamo a guardare oltre la disperazione del presente. È qui che emerge quella che il relatore ha definito la coscienza morale: la capacità di riconoscere il male compiuto, interrogarsi sulla propria vita e scegliere liberamente una strada nuova, orientata al bene e alla riparazione del male fatto.

Infine, il percorso si è concluso con l'episodio del lazzaretto durante la peste. È qui che Renzo, trovandosi davanti a don Rodrigo morente accompagnato da fra Cristoforo, rinuncia definitivamente al desiderio di vendetta e scopre la forza del perdono. Il suono della campana del lazzaretto diventa così, secondo don Colombo, una vera e propria "campana della risurrezione", simbolo di quella che ha definito coscienza spirituale.

''Lo spirito – ha spiegato – è ciò che, anche nelle situazioni più difficili, ci permette di tirare fuori il meglio di noi per gli altri''. Una dimensione che va oltre l'istinto e persino oltre il semplice ragionamento morale, aprendo la persona all'incontro con l'altro e alla misericordia. Da qui la provocazione rivolta ai presenti: ''In un tempo segnato da tanta violenza, siamo ancora capaci di reagire con lo spirito? Stiamo davvero educando i giovani alla coscienza spirituale?''.

Il gruppo campanario che ha eseguito il concerto
Numerosi gli interventi del pubblico durante il dibattito conclusivo. Rispondendo alla domanda su quale insegnamento I Promessi Sposi possano ancora offrire oggi agli studenti delle scuole superiori, don Colombo ha sottolineato come il messaggio della Provvidenza mantenga una sorprendente attualità anche al di là della dimensione religiosa. ''Provvedere significa guardare al futuro e imparare a reagire alle difficoltà della vita senza lasciarsi sopraffare dagli eventi''.

A concludere la serata è stato il concerto di campane eseguito manualmente dal gruppo campanario di Cremella, che ha dato voce al prezioso concerto di cinque campane della chiesa parrocchiale dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, fuse dalla storica fonderia Carlo Ottolina e Figli e tuttora suonate secondo il tradizionale sistema ambrosiano.

Un finale suggestivo che ha permesso ai presenti di ascoltare dal vivo quei rintocchi che, nel corso della conferenza, erano diventati il filo conduttore di un viaggio tra letteratura, storia e fede.
Gloria Sala


















