19 luglio, un giorno speciale
Ancora una volta eccoci al 19 luglio! Un giorno che per me assume un significato speciale perché coincide con ricordi che mischiano avvenimenti pur diversi ma tenuti assieme da una grande emozione: La morte di Paolo Borsellino, il giorno del nostro arrivo a Genova di quel tragico G8 del 2001 e soprattutto un gravissimo lutto familiare.
Il secondo mi riappare come un misto di preoccupazione, angoscia ma pure nitida speranza. La speranza di un Popolo, soprattutto giovanile, unito da una comune aspirazione sempre, nonostante tutto, ancora viva: quella di “Un altro mondo possibile”.
Il ricordo ancora vivo sigillato in una vecchia video cassetta che avevo battezzato con quel “Genova per noi” che ogni tanto rivedo non certo per una qualche forma di sterile nostalgia ma per ricordarmi che è ancora sempre possibile cambiare questo mondo, dal micro al macro.
Come è ancora possibile, se veramente lo si vuole, svelare le verità dietro la strage di Via D'Amelio e di Capaci se a sostenere questa sete di comprensione e giustizia ci sono le gambe di chi vuol far continuare le idee di Borsellino e Falcone sulle proprie, come recitava un celebre lenzuolo assurto a simbolo. Come un lenzuolo controfirmato da molti lavoratori della mia fabbrica “La Leuci” era stato inviato a Palermo a sostegno della loro lotta come anche dei palermitani onesti.
Della cassetta di Genova rivedo non solo alcune immagini dolorose delle conseguenze degli scontri che stranamente attraverso testimonianze dirette di altri (per fortuna noi eravamo usciti indenni come molti altri pacifici dimostranti) avevano registrato una certa “clemenza” da parte delle forze dell'Ordine per i cosiddetti nefasti Black Bloch mentre, all'opposto, un particolare accanimento nei confronti di molti inermi dimostranti e pure vari giornalisti al seguito. Pacifici ed inermi a tal punto che la mia video mostra ancora quanto dai balconi di molti genovesi cadeva come secchiate di acqua per darci un po' di refrigerio in quella calura. Un simpatico sostegno che difficilmente era apparso nelle cronache dei maggiori media più votati (sarà un caso?) ad esaltare il saccheggio di pochi stupidi delinquenti che la gioiosa pacifica partecipazione della grandissima parte dei manifestanti che semplicemente volevano un mondo più giusto.
Una tendenza a criminalizzare il dissenso che in qualche modo mi sembra configuri quanto di fatto sta accadendo in questi giorni a Lecco nei confronti degli Antifascisti che ad aprile hanno pacificamente contestato la “celebrazione” di pochi nostalgici fuori dallo Stadio Rigamonti in prossimità della targa che ricorda i tragici fatti accaduti 81 anni fa sempre in quel di Lecco.
Ci sono molti modi per blandire il giusto ricordo storico e per tentare di rovesciarne i termini, ben al di là del doveroso rispetto per i morti: quello delle multe a dei semplici e pur determinati manifestanti può essere la forma più avanzata di un tentativo di graduale revisionismo storico a scapito della libertà espressiva.
Del resto il nostro compianto Presidente Partigiano Sandro Pertini, a cui da poco è stato dedicato un parco ad Oggiono, aveva ben suggellato il quadro di una doverosa libertà espressiva con quel preciso monito “Libero fischio in libera piazza!”.
Si potrebbe ben dire quella che da sempre non è espressione demagogica ma un reale invito contro qualsivoglia ingiustizia nel nome della più genuina fratellanza umana e, per chi crede, anche cristiana “Ora e sempre Resistenza”.
Un motto partecipativo che oggi più che mai occorre praticare in un mondo sconvolto da insensate guerre e grandi contraddizioni di sistema.
Il secondo mi riappare come un misto di preoccupazione, angoscia ma pure nitida speranza. La speranza di un Popolo, soprattutto giovanile, unito da una comune aspirazione sempre, nonostante tutto, ancora viva: quella di “Un altro mondo possibile”.
Il ricordo ancora vivo sigillato in una vecchia video cassetta che avevo battezzato con quel “Genova per noi” che ogni tanto rivedo non certo per una qualche forma di sterile nostalgia ma per ricordarmi che è ancora sempre possibile cambiare questo mondo, dal micro al macro.
Come è ancora possibile, se veramente lo si vuole, svelare le verità dietro la strage di Via D'Amelio e di Capaci se a sostenere questa sete di comprensione e giustizia ci sono le gambe di chi vuol far continuare le idee di Borsellino e Falcone sulle proprie, come recitava un celebre lenzuolo assurto a simbolo. Come un lenzuolo controfirmato da molti lavoratori della mia fabbrica “La Leuci” era stato inviato a Palermo a sostegno della loro lotta come anche dei palermitani onesti.
Della cassetta di Genova rivedo non solo alcune immagini dolorose delle conseguenze degli scontri che stranamente attraverso testimonianze dirette di altri (per fortuna noi eravamo usciti indenni come molti altri pacifici dimostranti) avevano registrato una certa “clemenza” da parte delle forze dell'Ordine per i cosiddetti nefasti Black Bloch mentre, all'opposto, un particolare accanimento nei confronti di molti inermi dimostranti e pure vari giornalisti al seguito. Pacifici ed inermi a tal punto che la mia video mostra ancora quanto dai balconi di molti genovesi cadeva come secchiate di acqua per darci un po' di refrigerio in quella calura. Un simpatico sostegno che difficilmente era apparso nelle cronache dei maggiori media più votati (sarà un caso?) ad esaltare il saccheggio di pochi stupidi delinquenti che la gioiosa pacifica partecipazione della grandissima parte dei manifestanti che semplicemente volevano un mondo più giusto.
Una tendenza a criminalizzare il dissenso che in qualche modo mi sembra configuri quanto di fatto sta accadendo in questi giorni a Lecco nei confronti degli Antifascisti che ad aprile hanno pacificamente contestato la “celebrazione” di pochi nostalgici fuori dallo Stadio Rigamonti in prossimità della targa che ricorda i tragici fatti accaduti 81 anni fa sempre in quel di Lecco.
Ci sono molti modi per blandire il giusto ricordo storico e per tentare di rovesciarne i termini, ben al di là del doveroso rispetto per i morti: quello delle multe a dei semplici e pur determinati manifestanti può essere la forma più avanzata di un tentativo di graduale revisionismo storico a scapito della libertà espressiva.
Del resto il nostro compianto Presidente Partigiano Sandro Pertini, a cui da poco è stato dedicato un parco ad Oggiono, aveva ben suggellato il quadro di una doverosa libertà espressiva con quel preciso monito “Libero fischio in libera piazza!”.
Si potrebbe ben dire quella che da sempre non è espressione demagogica ma un reale invito contro qualsivoglia ingiustizia nel nome della più genuina fratellanza umana e, per chi crede, anche cristiana “Ora e sempre Resistenza”.
Un motto partecipativo che oggi più che mai occorre praticare in un mondo sconvolto da insensate guerre e grandi contraddizioni di sistema.
Germano Bosisio


















