Considerazioni su Casatenovo
Ci sono paesi che si spengono piano, quasi senza far rumore. Casatenovo è uno di questi. Ogni volta che si attraversano le sue vie, si sente il peso di un ossimoro del tempo che si è fermato, ma che inesorabilmente continua comunque a scorrere.
L'ex fabbrica chimica è ancora lì, immobile e muta, come un gigante che sembra addormentato, ma in realtà erode l'ambiente e la comunità. Da più di quarant'anni si parla di riqualificazione, di progetti, di rinascita. Ma tutto rimane ipotesi, possibilità in teoria, ma non si fa atto concreto. Le finestre sfondate guardano il nulla, il ferro arrugginito si piega, l’erba cresce dove una volta c’era lavoro e dignità. Ora resta un'area cinta da reti fatiscenti e infestata da macerie, forse insalubri, simbolo delle occasioni mancate.
Nel centro, i ponteggi che sorreggono la vecchia fabbrica di salumi sono diventati parte del paesaggio. Nessuno ci fa più caso, eppure raccontano una storia di paura e di abbandono: paura che cada un pezzo d’intonaco con gravi conseguenze, abbandono di un luogo che un tempo profumava di vita, di fatica, di mani che lavoravano.
E poi le scuole. O meglio, quel che ne resta. Il tetto dell'auditorium delle scuole medie è crollato ormai da mesi e insieme al tetto quella speranza quotidiana che serve per crescere e lavorare con serenità. Le voci dei ragazzi continuano a riempire le aule di quell' edificio vecchio e pieno di infiltrazioni d' acqua, ma dove rimbalzano? Tra mura fatiscenti ( e speriamo non pericolanti) o contro il sogno di un edificio nuovo, promesso e mai finito, che resta lì dal 2022, in attesa che riprendano i lavori edili ...forse...nel 2027, come un desiderio sospeso nel vuoto. Il risultato è l'ennesimo rudere su cui posa la sguardo chi attraversa le strade del Comune.
E i nostri bambini della scuola primaria? Sono sparsi tra edifici vecchi, rattoppati nel tempo, ma mai davvero rinnovati. Dal prossimo settembre verrà chiuso proprio il più recente, per risparmiare qualche spicciolo, a costo di trasferire gli alunni in una struttura che non ha nemmeno lontanamente l'aspetto di una scuola contemporanea. Un edificio dalle pesanti architetture datate e grigie, circondato da strade trafficate, dove ogni attenzione alla misura di un bambino sembra soffocata. E non saranno certo i lavori nel cortile, una goccia nel mare delle manutenzioni dimenticate, a cambiare questa realtà. Inoltre è lecito temere che la scuola destinata alla chiusura finisca per trasformarsi nell'ennesimo rudere, andando ad allungare una lista che è già fin troppo lunga.
E la viabilità? Marciapiedi pericolanti, pericolosi e in molti tratti addirittura inesistenti. Parcheggi insufficienti per consentire la fruizione di servizi indispensabili: medici, scuole (infanzia, primaria, Fumagalli), uffici comunali, polizia locale...tutti nella stessa area fra strettoie e semafori in cui il traffico si congestiona.
Abbiamo imparato a convivere con i tempi dilatati del percorso, ogni anno un po’ più lunghi, come se la distanza tra i luoghi e la vita quotidiana si allungasse insieme alla nostra pazienza.
Persino i cimiteri, luoghi di raccoglimento e memoria, mostrano i segni di una trascuratezza che non risparmia neppure i morti. Eppure è proprio lì, fra i nomi incisi nella pietra che si percepisce la forza di Casatenovo, fatta di famiglie e di lavoro, che meriterebbero di essere custodite con maggiore dignità, cura e umanità.
Casatenovo si sta sgretolando, pezzo dopo pezzo. Ma non è solo cemento che crolla: è la fiducia. È la sensazione, sempre più forte, che le cose non cambieranno mai e che non ci si può più far nulla: tutto resta e resterà fermo, come le recinzioni dei cantieri che nessuno smonta più. Tuttavia, un paese non muore quando cadono i muri, ma quando ci si rassegna. è tutto perduto? O ci crediamo ancora che si possa tornare ad una realtà viva, che in passato è stata florida e in alcuni momenti addirittura innovativa? Questa è una domanda che la comunità rivolge a se stessa, aspettando una risposta dai membri delle liste civiche, che ad ogni elezione vota con inesorabile fiducia e con cui non c'è che un dialogo ormai rassegnato a risultati insufficienti e inadeguati.
Ma un paese che muore, non è un argomento che valica i suoi stessi confini? Non c'è davvero nessuna fra le istituzioni pubbliche che può intervenire per dare un po' di respiro, ripristinando un decoro minimo, ma sufficiente per uno slancio alla ripartenza?
Grazie a chi vorrà rispondere a questo appello, che ormai si configura come un ultimo tentativo, con l'augurio di non doverlo archiviare presto come vano"
PS: Io non firmo questo articolo perchè non è importante chi sono, ma ciò che esprimo. Il mio intento è di descrivere quello che accade in uno dei paesi più popolosi della provincia di Lecco, con la speranza di attivare una risposta alla rassegnazione dilagante e ai problemi che diventano sempre più complessi e ingestibili. Sono altresì consapevole che nelle pluralità delle opinioni e delle esperienze, le mie parole non rappresenteranno tutti e in ogni caso non in tutto, ma sono forte della consapevolezza che rimarranno totalmente incomprensibili solo a chi nega l'evidenza.
L'ex fabbrica chimica è ancora lì, immobile e muta, come un gigante che sembra addormentato, ma in realtà erode l'ambiente e la comunità. Da più di quarant'anni si parla di riqualificazione, di progetti, di rinascita. Ma tutto rimane ipotesi, possibilità in teoria, ma non si fa atto concreto. Le finestre sfondate guardano il nulla, il ferro arrugginito si piega, l’erba cresce dove una volta c’era lavoro e dignità. Ora resta un'area cinta da reti fatiscenti e infestata da macerie, forse insalubri, simbolo delle occasioni mancate.
Nel centro, i ponteggi che sorreggono la vecchia fabbrica di salumi sono diventati parte del paesaggio. Nessuno ci fa più caso, eppure raccontano una storia di paura e di abbandono: paura che cada un pezzo d’intonaco con gravi conseguenze, abbandono di un luogo che un tempo profumava di vita, di fatica, di mani che lavoravano.
E poi le scuole. O meglio, quel che ne resta. Il tetto dell'auditorium delle scuole medie è crollato ormai da mesi e insieme al tetto quella speranza quotidiana che serve per crescere e lavorare con serenità. Le voci dei ragazzi continuano a riempire le aule di quell' edificio vecchio e pieno di infiltrazioni d' acqua, ma dove rimbalzano? Tra mura fatiscenti ( e speriamo non pericolanti) o contro il sogno di un edificio nuovo, promesso e mai finito, che resta lì dal 2022, in attesa che riprendano i lavori edili ...forse...nel 2027, come un desiderio sospeso nel vuoto. Il risultato è l'ennesimo rudere su cui posa la sguardo chi attraversa le strade del Comune.
E i nostri bambini della scuola primaria? Sono sparsi tra edifici vecchi, rattoppati nel tempo, ma mai davvero rinnovati. Dal prossimo settembre verrà chiuso proprio il più recente, per risparmiare qualche spicciolo, a costo di trasferire gli alunni in una struttura che non ha nemmeno lontanamente l'aspetto di una scuola contemporanea. Un edificio dalle pesanti architetture datate e grigie, circondato da strade trafficate, dove ogni attenzione alla misura di un bambino sembra soffocata. E non saranno certo i lavori nel cortile, una goccia nel mare delle manutenzioni dimenticate, a cambiare questa realtà. Inoltre è lecito temere che la scuola destinata alla chiusura finisca per trasformarsi nell'ennesimo rudere, andando ad allungare una lista che è già fin troppo lunga.
E la viabilità? Marciapiedi pericolanti, pericolosi e in molti tratti addirittura inesistenti. Parcheggi insufficienti per consentire la fruizione di servizi indispensabili: medici, scuole (infanzia, primaria, Fumagalli), uffici comunali, polizia locale...tutti nella stessa area fra strettoie e semafori in cui il traffico si congestiona.
Abbiamo imparato a convivere con i tempi dilatati del percorso, ogni anno un po’ più lunghi, come se la distanza tra i luoghi e la vita quotidiana si allungasse insieme alla nostra pazienza.
Persino i cimiteri, luoghi di raccoglimento e memoria, mostrano i segni di una trascuratezza che non risparmia neppure i morti. Eppure è proprio lì, fra i nomi incisi nella pietra che si percepisce la forza di Casatenovo, fatta di famiglie e di lavoro, che meriterebbero di essere custodite con maggiore dignità, cura e umanità.
Casatenovo si sta sgretolando, pezzo dopo pezzo. Ma non è solo cemento che crolla: è la fiducia. È la sensazione, sempre più forte, che le cose non cambieranno mai e che non ci si può più far nulla: tutto resta e resterà fermo, come le recinzioni dei cantieri che nessuno smonta più. Tuttavia, un paese non muore quando cadono i muri, ma quando ci si rassegna. è tutto perduto? O ci crediamo ancora che si possa tornare ad una realtà viva, che in passato è stata florida e in alcuni momenti addirittura innovativa? Questa è una domanda che la comunità rivolge a se stessa, aspettando una risposta dai membri delle liste civiche, che ad ogni elezione vota con inesorabile fiducia e con cui non c'è che un dialogo ormai rassegnato a risultati insufficienti e inadeguati.
Ma un paese che muore, non è un argomento che valica i suoi stessi confini? Non c'è davvero nessuna fra le istituzioni pubbliche che può intervenire per dare un po' di respiro, ripristinando un decoro minimo, ma sufficiente per uno slancio alla ripartenza?
Grazie a chi vorrà rispondere a questo appello, che ormai si configura come un ultimo tentativo, con l'augurio di non doverlo archiviare presto come vano"
PS: Io non firmo questo articolo perchè non è importante chi sono, ma ciò che esprimo. Il mio intento è di descrivere quello che accade in uno dei paesi più popolosi della provincia di Lecco, con la speranza di attivare una risposta alla rassegnazione dilagante e ai problemi che diventano sempre più complessi e ingestibili. Sono altresì consapevole che nelle pluralità delle opinioni e delle esperienze, le mie parole non rappresenteranno tutti e in ogni caso non in tutto, ma sono forte della consapevolezza che rimarranno totalmente incomprensibili solo a chi nega l'evidenza.
Un cittadino di Casatenovo


















