Casatenovo: conclusi i lavori negli ex ambulatori di Rogoredo, nuovo riferimento per l'emergenza abitativa

Sono stati conclusi in tempi record i lavori di sistemazione degli ex ambulatori comunali di Via Volta a Casatenovo – tra Cassina de' Bracchi e Rogoredo – che l'Amministrazione comunale ha deciso di destinare ad un progetto di housing sociale portato avanti in sinergia con l'Ambito di Merate e Retesalute e finanziato grazie al PNRR.
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Da sinistra il RUP Cesare Perego (Retesalute), Fabio Crippa (presidente dell'Ambito Merate e consigliere comunale a Casatenovo), gli architetti Marco Longoni e Fabio Ratti e il direttore di Retesalute Luca Rigamonti

L'immobile, dismesso da anni, consentirà di dare una risposta alla cosiddetta emergenza abitativa che, come era stato riferito negli scorsi mesi durante un incontro pubblico organizzato in municipio a Casatenovo, rappresenta una delle priorità sociali del territorio.
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Un sopralluogo alla presenza del direttore generale di Retesalute, Luca Rigamonti, del RUP Cesare Perego, dei professionisti che si sono occupati del progetto (gli architetti Marco Longoni e Fabio Ratti ndr) e di Fabio Crippa, presidente dell'Ambito di Merate e consigliere comunale di Casatenovo, ha consentito di conoscere più da vicino questa iniziativa sociale – inedita per il territorio - che dovrebbe decollare in autunno. 
Se i lavori sono terminati a fine giugno, rispettando le rigide indicazioni temporali del PNRR, mancano gli arredi e gli ultimi aspetti di una burocrazia sempre decisamente articolata.
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Il locale con servizi igienici della stazione di posta

Entrando nel vivo del progetto, l'ampia superficie degli ex ambulatori (circa 180 mq) è stata suddivisa in due parti, con ingressi separati. Da una parte c'è la stazione di posta, composta da un piccolo locale che ospiterà due letti e da un bagno; una soluzione pensata per chi si trova in una situazione di emergenza estrema e necessita – anche solo per qualche giorno - di un luogo dove dormire e lavarsi.
Un'alternativa alla permanenza in albergo, opzione alla quale gli enti sono abituati a ricorrere quando, dall'oggi al domani, devono garantire un posto letto a chi per situazioni improvvise, non lo ha più. 
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Dall'altra parte si accede invece all'housing sociale: un vero e proprio appartamento con tre camere indipendenti (ciascuna dotata di un bagno), una zona giorno e un locale lavanderia da condividere, pensato per ospitare fino a 9 persone. 
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La zona lavanderia dell'housing sociale

''Questa soluzione è invece pensata per un periodo più lungo, che può durare anche diversi mesi'' ha specificato Rigamonti, citando eventuali casi di sfratti o di allontanamento di donne con figli minori dal contesto familiare. Insomma, quelle situazioni in cui – oltre ad un tetto – serve anche un accompagnamento educativo-sociale.
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Una delle camere da letto

Previsto anche un locale pensato per ospitare il custode sociale, figura che può fungere da vero e proprio riferimento per i nuclei presenti nell'immobile, o quale sede del centro servizi: uno spazio per associazioni di volontariato che potrà ospitare anche attività di informazione e formazione. Un punto di riferimento aperto e accessibile a tutti i cittadini.
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Un duplice intervento che ha previsto una spesa di circa 350mila euro, come dicevamo coperta da risorse PNRR. Durante il cantiere – iniziato il 7 maggio e concluso il 30 giugno – sono stati rifatti gli impianti, sostituiti i serramenti, i pavimenti e rifatti gli intonaci. Ora all'appello mancano gli arredi, le tende e gli split dell'impianto di condizionamento.
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Il locale (con servizi igienici) del custode sociale

''Vorrei ringraziare i professionisti, le imprese il RUP e gli uffici che hanno lavorato tanto per raggiungere l'obiettivo'' le parole del dottor Rigamonti, che ha portato i saluti del presidente dell'azienda speciale, Roberto Corbetta, impossibilitato a presenziare al sopralluogo, ma estremamente soddisfatto del risultato finale.
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La zona giorno condivisa

''E' stato un vero e proprio lavoro di squadra'' ha aggiunto Fabio Crippa, sottolineando appunto il carattere sinergico dell'intervento che consentirà di dare risposta ad un'esigenza del territorio. Non soltanto ai cittadini di Casatenovo in situazioni di difficoltà temporanea, ma dell'intero Ambito.
Del resto la nuova struttura ricavata a Rogoredo si inserisce in un contesto più ampio legato appunto alla presa in carico integrata di persone e famiglie in condizioni di vulnerabilità e rischio povertà e marginalità. L'obiettivo, a questo proposito, è offrire un percorso di accompagnamento personalizzato.
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Se i locali dovrebbero essere pronti e utilizzabili dall'autunno, è già previsto dopo la pausa estiva un momento di presentazione del servizio alla cittadinanza e alle amministrazioni locali, con data ancora da definire.
G.C.
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