Idra, il mostro mitologico che si oppone al cambiamento

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Giocando con l’incipit I Promessi Sposi, riportando l’occhio attuale sull’Adda, si vedono estese macchie larghe di mucillaggine, che sbattono con veemenza contro l’Isola Viscontea fino alla diga di Olginate. La mucillaggine non profuma: puzza. Altro che cura per il turismo. Non ci sono interventi in atto di contenimento. La mucillagine sembra essere considerata una ‘banalità’ proprio come la viabilità incancrenita del territorio provinciale da Paderno a Colico.  

Per andare a Bergamo, imboccare l’autostrada o raggiungere l’aeroporto, se va bene, una persona impiega più di un’ora; per andare in Valtellina uno deve avere in tasca qualche santo: le tangenziali sono un incubo. I collegamenti  ferroviari, dal canto loro, sembrano appartenere a un’altra galassia.  L'elenco potrebbe continuare, ma rischierebbe di essere soltanto l'ennesima lettera destinata al vento. 

Basta gettare un piede in qualche posto come Corea del Sud, Cina, Spagna, Giappone, nel nord dell’Europa per costatare lo stato di passivismo. C’è una stagnazione progressiva e costante. É in atto un processo regressivo socioeconomico e strutturale che coinvolge le politiche, i processi culturali: manca un autentico rinnovamento cognitivo del fare e del progettare. Le proposte socioeconomiche delle attuali classi dirigenti sono solo lamenti sepolcrali. C’è del vecchio nell’aria che va oltre il pensiero novecentesco, che va oltre le fotografie dei paparazzi. 

L’emigrazione delle giovani intelligenze segnala il distacco tra il desiderio progettuale di costruire mondi vitali innovativi, che aspirano a proiettarsi in un clima sociale produttivo ricco di opportunità e di qualità di vita. Il desiderato di futuro si scontra con una realtà ancorata a politiche economiche e sociali passivizzanti e frustranti. C’è un attaccamento inconscio a un passato, costituito da regole, norme e valori, che nascondono in sé la paura del futuro. 

Si continua ad aderire a concezioni e paradigmi restrittivi e asfittici, per difendersi dall’angoscia della diversità e dall’ibridazione che caratterizzano il mondo contemporaneo. Nel frattempo, nel decidere su chi debba togliere la mucillaggine, la puzza aumenta, l’ossigeno nell’acqua diminuisce e la fauna lacustre soffre. Poi, si racconta, che la colpa è della temperatura anomala e non dell’inquinamento atmosferico generale che sta alterando l’ecosistema.

È una logica giustificatoria che ricompare anche nei confronti delle nuove generazioni: quelle che manifestano per il clima, che dicono No King, che si rifiutano la guerra e l’arruolamento, che, come scarafaggi, ironizzano il potere, che si sacrifica per la libertà di espressione e tanti muoiono. 

C’è una generazione mondiale nuova, preparata e consapevole, che cerca di proporsi, ma deve fare i conti con il mostruoso serpente mitologico con molte teste: Idra. Il mostro si aggira tra terra, cielo e mare distruggendo chi si oppone, come nel mito di Laio (E. Magni, I giovani dentro e fuori il mito. Saggio). Il mostro è sempre lo stesso. 

Il mostruoso, come Laio, temendo di essere spodestato, reagisce in modo spropositato, incapace di confrontarsi con la complessità. Per difendersi invoca un generico normativo securitario, mettendo  al bando le nuove generazioni, etichettandole pericolose, immature, manipolate da ideologie, aggressive e criminose. Il mostruoso è così incapace di dialogare, confrontarsi con la moltitudine giovanile tanto da produrre delle legislazioni repressive, intimidatorie, segregative e carcerarie: accade qui, come succede in altri luoghi del pianeta terra. 

La concezione segregativa e punitiva è presente nei cosiddetti regimi democratici come nei regimi autoritari. Il mostruoso soffre il cambiamento.  I giovani sono dentro e fuori il mito, sono dentro e fuori la realtà: sono il nuovo. Le diverse forme della repressione non sono altro che una farmacopea illusoria con cui ogni Idra di turno tenta, invano, di prolungare la propria sopravvivenza.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista
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