Sono contento di pagare le tasse

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Il GCM è costantemente in azione e anche oggi ci riserva l'ennesima discussione sui vari talk show televisivi.

Ora, come spesso accade, è di scena il confronto politico sul tema dei conti pubblici e relative considerazioni su come governare al meglio la grande famiglia degli Italiani.

Ed ecco, immancabilmente, la classica frase, un vero instancabile ritornello: “Noi non vogliamo mettere le mani nelle tasche degli Italiani!”.

Certo, mi dico, tutti hanno ricette su come spendere più o meno virtuosamente i nostri soldi, che guarda caso si raccolgono con varie forme di tassazione, ma quasi mai ci sono forze politiche o consociative (ma per fortuna ce ne sono, basta volerle vedere)  che dicono apertamente non come si debbano spendere ma come e dove si possono doverosamente raccogliere. 

Come è certo che specie “sotto elezioni” non conviene inimicarsi categorie varie e quindi si sentano più “necessitate” nel distribuire prebende che prelievi fiscali.

Quindi meglio parlare genericamente di “tasche degli Italiani”, come se non ci fossero Italiani poveri, ceto medio, ricchi e ricchissimi.

E di queste indistinte quanto demagogiche logiche e relativi piagnistei è intrisa purtroppo anche la gran parte della nostra società.

Posso invece dire che io sono contento di pagare le tasse?

Non certo solo per un doveroso senso di responsabilità civica ma perché quando vado in una scuola vedo schiere di scolari e studenti impegnati nella loro crescita umana e culturale. Come se vado in un ospedale, pur con tutte le disfunzioni che a volte si possono riscontrare, vedo assistiti tutti indistintamente. Se sto vivendo la grave condizione di aver perso il lavoro c'è un'assistenza statale che perlomeno mi allevia una condizione altrimenti insostenibile. Come pure ho una pensione al termine di un percorso lavorativo  Come anche se posso andare a denunciare un furto è perché c'è una caserma dei carabinieri. Oppure se vado a trovare degli amici al sud ci sono autostrade e mezzi pubblici che me lo permettono....e via di seguito. Ma soprattutto ci sono milioni di poveri e i cosiddetti ultimi che grazie a doverosi sussidi non sono in balìa di un destino che altrimenti avrebbe riservato loro una ben peggiore sorte. E vedo pure quel bambino abbandonato che invece sorride in una casa che lo ha accolto grazie a strutture pubbliche di adozione. O vedo quel carcerato che riesce a reinserirsi nella società dopo aver pagato il proprio debito. O quel padre di famiglia che senza colpa ha perso il lavoro e ringrazia quel sistema di protezione sociale che in qualche modo lo sostiene intanto che lui ne ricerca un 'altro. O il volto sorridente e a volte pensoso di quell'insegnante, molte volte poco riconosciuto, che si piega affettuosamente e con pazienza su quel bambino o giovane che magari per motivi vari non può godere di tutte le attenzioni dei propri genitori. Genitori purtroppo  sempre più spesso troppo presi dal frenetico ritmo dell'esistenza attuale.

Certo, mi si dirà, tutto ciò non è scevro da disfunzioni e addirittura contraddizioni di un sistema che spesso promette ma poi non sempre rispetta adeguatamente i propri impegni. Come però non riconoscere che, assieme ad una più che doverosa costante ricerca del miglioramento di quello che viene definito ad esempio lo “Stato Sociale”, è solo grazie al contributo di ognuno di noi che tutto questo è possibile e che tutto ciò si chiami Civiltà.

Ecco perché io sono contento di pagare le tasse. 

Ed ecco perché cerco così anch'io di fare la mia piccola parte per una società migliore che provi realmente a non lasciare indietro nessuno riducendo le disuguaglianze e basandosi su di una effettiva Giustizia Sociale.

Facile retorica e roba da libro Cuore o dovere di Giustizia? Ognuno certamente se ne farà una sua libera opinione ma di certo occorre recuperare questo senso di interdipendenza alla base di ogni pur libera e solidale Convivenza...

C'è però un aspetto mai ignorabile che  occorre inevitabilmente considerare e cioè quello di come ognuno può e deve contribuire al reperimento delle risorse che servono a tutti, ed in primis a lui stesso, per il godimento delle tante possibilità sopra evidenziate e quant'altre. Un aspetto che rappresenta un passo ben apprezzabile di quella che poc'anzi chiamavo Civiltà altrimenti definibile come Progresso: è quello della contribuzione alla spesa pubblica con modalità di proporzionalità crescente rispetto al reddito come anche suggellato dalla nostra preziosissima Costituzione.

E' qui che il discorso e soprattutto la prassi si fa dolente: spesso capita che chi ha redditi superiori o addirittura galattici finisca sotto varie forme con l'eludere o godere di trattamenti fiscali più o meno palesi che di fatto rendono irrisorio il proprio contributo fiscale rispetto alle ricchezze possedute. Specie se confrontate a percentuali ( e soprattutto pesi rispetto alle esigenze di base) pagate da chi frequenta i cosiddetti “piani bassi o bassissimi”.

E' qui che la Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe avere il coraggio di parlare un linguaggio chiaro e soprattutto praticare una maggior coerenza rispetto alla Giustizia Sociale. 

Ecco perché ritengo non solo possibile ma doverosa, specie in questi periodi critici, la cosiddetta Patrimoniale una tantum (altro fulmine che scoccherebbe nei salotti tv) e meglio ancora, in modo strutturale, un innalzamento delle aliquote per i piani alti ed altissimi.

Così facendo, congiuntamente ad una reale lotta all'evasione e elusione fiscale - che parta però dai piani alti - si recupererebbero tutte le risorse per raddrizzare questa nostra “nave” che sembra in continuo navigare in un mare in tempesta, pure a volte strumentalmente voluto da alcuni.

Occorre però una reale volontà politica, ed è qui il vero problema, ma a noi tutti non farci fregare con quell'indistinto  “non vogliamo mettere le mani nelle tasche degli Italiani”.
Germano Bosisio
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