Lomaniga in festa per i patroni: 'nessuno si salva da solo'
Nella mattinata di domenica 9 agosto la comunità di Lomaniga si è stretta attorno alla propria parrocchia per celebrare la festa patronale dei Santi Fermo e Rustico.

La Santa Messa delle ore 11 è stata presieduta da padre Alberto Origgi, che ha accompagnato i fedeli in un cammino di riflessione spirituale sul valore della testimonianza e del legame comunitario. Nonostante il caldo estivo e il periodo di vacanza abbiano diradato la presenza dei residenti, la funzione ha visto la viva partecipazione dei cittadini e di diverse autorità locali.


Tra le panchine della chiesa erano infatti presenti il sindaco Paolo Redaelli, accompagnato da alcuni esponenti dell’amministrazione comunale, e i rappresentanti delle associazioni del territorio, tra cui il presidente della sezione locale dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) Antonio Gisonni, presente insieme a una delegazione del sodalizio.

La celebrazione si è aperta con l’affascinante rito del faro, una tradizione liturgica propria della tradizione ambrosiana riservata alle solennità dei martiri. Il gesto simbolico di dare fuoco al pallone bianco sospeso sopra l'altare ha arricchito la cerimonia con momenti di forte spettacolarità e suggestione spirituale. Come ha ricordato il celebrante durante la messa, il colore bianco non è affatto casuale: “È il colore riservato alla solennità di Cristo e alla gloria di Dio, ma fin dall'antichità è destinato anche ai martiri che, come Cristo, hanno sacrificato la propria vita per testimoniare la fede”.


Tracciare con esattezza le vicende biografiche dei due patroni non è semplice, data la scarsezza di fonti certe legate ai due martiri dell'inizio del IV secolo. La tradizione più nota li ricorda come nobili cristiani decapitati a Verona al tempo delle persecuzioni di Massimiano dopo essersi rifiutati di compiere sacrifici a vantaggio delle divinità pagane, mentre fonti ancora più antiche guardano a loro come martiri giunti dall'Africa romana, le cui reliquie riposano oggi nella celebre chiesa veronese a loro intitolata.


Proprio muovendo da questa scarsità di dettagli storici, padre Alberto Origgi ha sviluppato una particolare riflessione durante l'omelia, evidenziando come la santità si nasconda spesso negli aspetti più semplici e quotidiani, a partire dai loro stessi nomi. “Fermo indica solidità, la capacità di non lasciarsi abbattere o smuovere. In un mondo estremamente veloce e frenetico, abbiamo disperato bisogno di sedere saldi, fermi e rocciosi nelle nostre scelte di vita. Rustico evoca invece la terra, la concretezza, una fede che va dritta all'essenziale. In un’epoca dominata dall'apparenza, dobbiamo riscoprire la bellezza dell'essere semplici, essenziali e autentici” ha affermato.


In un contesto contemporaneo spesso frammentato e confuso, i due martiri, uniti sia dai vincoli di parentela che da una profonda condivisione spirituale, indicano una strada precisa fatta di valori saldi e relazioni vere: “Si sono sostenuti a vicenda fino all'ultimo respiro. Nessuno si salva da solo, nessuno diventa santo da solo. La fede cristiana è essenzialmente comunitaria: abbiamo bisogno di compagni di viaggio. Oggi a noi non è richiesto il martirio del sangue, ma quello della fedeltà quotidiana ai valori evangelici. Scegliere l'onestà, la mitezza e il perdono ogni giorno è ciò che feconda le nostre comunità e tiene viva la speranza del mondo” ha concluso il celebrante.


Al termine della sentita celebrazione eucaristica, la festa si è spostata all'esterno della chiesa dove la parrocchia ha offerto un aperitivo a tutti i presenti, trasformando il sagrato in un vivace punto di incontro, condivisione e convivialità per l'intera frazione.


La Santa Messa delle ore 11 è stata presieduta da padre Alberto Origgi, che ha accompagnato i fedeli in un cammino di riflessione spirituale sul valore della testimonianza e del legame comunitario. Nonostante il caldo estivo e il periodo di vacanza abbiano diradato la presenza dei residenti, la funzione ha visto la viva partecipazione dei cittadini e di diverse autorità locali.


Tra le panchine della chiesa erano infatti presenti il sindaco Paolo Redaelli, accompagnato da alcuni esponenti dell’amministrazione comunale, e i rappresentanti delle associazioni del territorio, tra cui il presidente della sezione locale dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) Antonio Gisonni, presente insieme a una delegazione del sodalizio.


La celebrazione si è aperta con l’affascinante rito del faro, una tradizione liturgica propria della tradizione ambrosiana riservata alle solennità dei martiri. Il gesto simbolico di dare fuoco al pallone bianco sospeso sopra l'altare ha arricchito la cerimonia con momenti di forte spettacolarità e suggestione spirituale. Come ha ricordato il celebrante durante la messa, il colore bianco non è affatto casuale: “È il colore riservato alla solennità di Cristo e alla gloria di Dio, ma fin dall'antichità è destinato anche ai martiri che, come Cristo, hanno sacrificato la propria vita per testimoniare la fede”.


Tracciare con esattezza le vicende biografiche dei due patroni non è semplice, data la scarsezza di fonti certe legate ai due martiri dell'inizio del IV secolo. La tradizione più nota li ricorda come nobili cristiani decapitati a Verona al tempo delle persecuzioni di Massimiano dopo essersi rifiutati di compiere sacrifici a vantaggio delle divinità pagane, mentre fonti ancora più antiche guardano a loro come martiri giunti dall'Africa romana, le cui reliquie riposano oggi nella celebre chiesa veronese a loro intitolata.


Proprio muovendo da questa scarsità di dettagli storici, padre Alberto Origgi ha sviluppato una particolare riflessione durante l'omelia, evidenziando come la santità si nasconda spesso negli aspetti più semplici e quotidiani, a partire dai loro stessi nomi. “Fermo indica solidità, la capacità di non lasciarsi abbattere o smuovere. In un mondo estremamente veloce e frenetico, abbiamo disperato bisogno di sedere saldi, fermi e rocciosi nelle nostre scelte di vita. Rustico evoca invece la terra, la concretezza, una fede che va dritta all'essenziale. In un’epoca dominata dall'apparenza, dobbiamo riscoprire la bellezza dell'essere semplici, essenziali e autentici” ha affermato.


In un contesto contemporaneo spesso frammentato e confuso, i due martiri, uniti sia dai vincoli di parentela che da una profonda condivisione spirituale, indicano una strada precisa fatta di valori saldi e relazioni vere: “Si sono sostenuti a vicenda fino all'ultimo respiro. Nessuno si salva da solo, nessuno diventa santo da solo. La fede cristiana è essenzialmente comunitaria: abbiamo bisogno di compagni di viaggio. Oggi a noi non è richiesto il martirio del sangue, ma quello della fedeltà quotidiana ai valori evangelici. Scegliere l'onestà, la mitezza e il perdono ogni giorno è ciò che feconda le nostre comunità e tiene viva la speranza del mondo” ha concluso il celebrante.


Al termine della sentita celebrazione eucaristica, la festa si è spostata all'esterno della chiesa dove la parrocchia ha offerto un aperitivo a tutti i presenti, trasformando il sagrato in un vivace punto di incontro, condivisione e convivialità per l'intera frazione.
C.Fu.


















