Oggiono: accessi abusivi al 'De Coubertin'. Narciso annuncia lavori imminenti
Un campo di calcio interdetto al pubblico, i cartelli lungo la recinzione a ricordare il divieto di accesso e, nella rete, un varco aperto per poter entrare. Dall’altra parte, un gruppo di ragazzi e un pallone. È la scena segnalata lunedì 17 agosto, intorno alle 19.15, al centro sportivo De Coubertin di Oggiono. Un episodio che ha acceso la discussione sui social e che, dietro alla domanda più immediata — ''è possibile che si giochi in un campo chiuso?'' — ne nasconde un’altra, molto più ampia: che cosa dovrebbe fare una comunità quando i ragazzi cercano uno spazio per giocare?
Il dato di partenza, però, è chiaro: se il campo è interdetto, il divieto va rispettato. E in questo caso non si è trattato semplicemente di trovare un cancello lasciato aperto. Per accedere al terreno di gioco è stato creato un passaggio nella recinzione. Un gesto che pone evidentemente un problema di rispetto delle regole e, soprattutto, di sicurezza.
Ma è proprio attorno a questo punto che la discussione si è allargata. Perché accanto a chi considera sufficiente la risposta ''il campo è chiuso e quindi non si entra'', c’è chi guarda la scena da un’altra prospettiva: ragazzi che, invece di trascorrere il proprio tempo davanti a uno schermo o in giro senza una meta, si sono ritrovati con un pallone per giocare a calcio.
La domanda diventa allora più scomoda: è sufficiente fermarsi alla violazione del divieto oppure vale la pena chiedersi perché quei ragazzi abbiano cercato proprio lì uno spazio dove giocare?

Il tema non è nuovo a Oggiono. Anzi, il De Coubertin è da anni al centro del dibattito cittadino sul futuro degli impianti sportivi e, in particolare, sulla possibilità di restituire al calcio spazi adeguati. Il campo in materiale sintetico, come spiegato dall’amministrazione negli anni scorsi, si trovava in condizioni tali da non poter più essere omologato. Da qui la necessità di una riqualificazione complessiva del centro sportivo, un progetto che negli anni ha attraversato diverse ipotesi, confronti e difficoltà. L'ultima ''tegola'' è arrivata qualche settimana fa: il Comune aveva candidato il progetto di restyling dell'impianto ad un bando ministeriale, ma non è riuscito ad aggiudicarsi il contributo. Troppe le domande rispetto ai fondi messi sul piatto a livello statale.
Se l'attività calcistica risulta in stand-by, c'è da dire che il De Coubertin non è rimasto completamente fermo. La struttura è tornata a essere utilizzata per diverse attività sportive, a partire dal rugby: nel 2024 il Rugby Oggiono – che si occupa anche della manutenzione della struttura - contava circa 150 iscritti nelle categorie giovanili e il centro era diventato nuovamente un punto di riferimento per l’attività sportiva della città.
Il paradosso, quindi, è evidente. Da una parte c’è un impianto sul quale si discute da anni proprio perché Oggiono ha bisogno di spazi sportivi. Dall’altra, oggi, ci sono cartelli che vietano l’accesso e una recinzione che qualcuno ha deciso di attraversare creando un varco.
Non significa che il divieto possa essere ignorato, anzi. Un campo chiuso può esserlo per ragioni di sicurezza, per le condizioni della struttura, perché sono in corso lavori e interventi o per scelta dell'Amministrazione. E se esiste un’interdizione, a stabilire quando e come un impianto possa essere utilizzato non possono essere i singoli cittadini.
La sindaca di Oggiono Chiara Narciso conferma che si tratta di un problema già noto. ''Abbiamo messo cartelli, abbiamo chiuso i buchi, però alla fine questa cosa purtroppo continua a verificarsi''. Proprio per questo, spiega, l’amministrazione ha intenzione di intervenire nuovamente sulla recinzione: ''L’idea è quella di un rifacimento completo, in modo da rendere più evidente l’impossibilità di entrare ai non autorizzati''.
Una scelta legata non soltanto alla necessità di far rispettare il divieto, ma anche a una questione di responsabilità. ''Se queste persone si fanno male e non erano autorizzate ad entrare'', sottolinea Narciso, il problema riguarda anche le conseguenze di un accesso non consentito. La sindaca ribadisce quindi che il De Coubertin non è un campo pubblico liberamente accessibile, ma una struttura da utilizzare nell’ambito delle attività del centro sportivo.
Per chi cerca invece uno spazio dove giocare liberamente, aggiunge Narciso, esistono altre aree a disposizione, come il campo da calcio del Peslago. ''È importante che si capisca che quello non è un campo pubblico'', ribadisce. Intanto, l’intervento sulla recinzione dovrebbe arrivare a breve, con l’obiettivo di rendere più difficile l’accesso a chi non è autorizzato.
Ma il dibattito nato sui social attorno a quella rete bucata racconta qualcosa che va oltre la singola infrazione.

Perché davanti a quei ragazzi si può vedere soltanto un gruppo che è entrato dove non doveva. Oppure si può vedere - come rilevano alcuni - anche un gruppo di giovani che aveva voglia di fare sport e non ha trovato, in quel momento, un luogo liberamente accessibile dove farlo.
Sono due letture che possono convivere. La prima riguarda le regole, che non possono essere cancellate dal fatto che l’intenzione fosse semplicemente quella di giocare. La seconda riguarda invece una domanda che forse merita di essere posta alla comunità: quanti spazi ci sono a Oggiono in cui un ragazzo possa prendere un pallone e giocare senza dover chiedere il permesso, senza iscriversi a una squadra e senza necessariamente spostarsi in un altro paese?
Il tema è ancora più significativo se si considera che l’attività sportiva giovanile in città non manca. L’Asd Oratorio Oggiono, per esempio, porta avanti da anni un settore calcio articolato in diverse categorie e continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento per i ragazzi che vogliono praticare questo sport. Ma la presenza di società e squadre non risolve automaticamente la questione degli spazi disponibili: allenarsi all’interno di un’attività organizzata è una cosa, avere un luogo dove poter semplicemente giocare liberamente è un’altra.
Il dato di partenza, però, è chiaro: se il campo è interdetto, il divieto va rispettato. E in questo caso non si è trattato semplicemente di trovare un cancello lasciato aperto. Per accedere al terreno di gioco è stato creato un passaggio nella recinzione. Un gesto che pone evidentemente un problema di rispetto delle regole e, soprattutto, di sicurezza.
Ma è proprio attorno a questo punto che la discussione si è allargata. Perché accanto a chi considera sufficiente la risposta ''il campo è chiuso e quindi non si entra'', c’è chi guarda la scena da un’altra prospettiva: ragazzi che, invece di trascorrere il proprio tempo davanti a uno schermo o in giro senza una meta, si sono ritrovati con un pallone per giocare a calcio.
La domanda diventa allora più scomoda: è sufficiente fermarsi alla violazione del divieto oppure vale la pena chiedersi perché quei ragazzi abbiano cercato proprio lì uno spazio dove giocare?

Il divieto di accesso al campo di calcio e sullo sfondo alcuni giovani impegnati in una partita
Il tema non è nuovo a Oggiono. Anzi, il De Coubertin è da anni al centro del dibattito cittadino sul futuro degli impianti sportivi e, in particolare, sulla possibilità di restituire al calcio spazi adeguati. Il campo in materiale sintetico, come spiegato dall’amministrazione negli anni scorsi, si trovava in condizioni tali da non poter più essere omologato. Da qui la necessità di una riqualificazione complessiva del centro sportivo, un progetto che negli anni ha attraversato diverse ipotesi, confronti e difficoltà. L'ultima ''tegola'' è arrivata qualche settimana fa: il Comune aveva candidato il progetto di restyling dell'impianto ad un bando ministeriale, ma non è riuscito ad aggiudicarsi il contributo. Troppe le domande rispetto ai fondi messi sul piatto a livello statale.
Se l'attività calcistica risulta in stand-by, c'è da dire che il De Coubertin non è rimasto completamente fermo. La struttura è tornata a essere utilizzata per diverse attività sportive, a partire dal rugby: nel 2024 il Rugby Oggiono – che si occupa anche della manutenzione della struttura - contava circa 150 iscritti nelle categorie giovanili e il centro era diventato nuovamente un punto di riferimento per l’attività sportiva della città.
Il paradosso, quindi, è evidente. Da una parte c’è un impianto sul quale si discute da anni proprio perché Oggiono ha bisogno di spazi sportivi. Dall’altra, oggi, ci sono cartelli che vietano l’accesso e una recinzione che qualcuno ha deciso di attraversare creando un varco.
Non significa che il divieto possa essere ignorato, anzi. Un campo chiuso può esserlo per ragioni di sicurezza, per le condizioni della struttura, perché sono in corso lavori e interventi o per scelta dell'Amministrazione. E se esiste un’interdizione, a stabilire quando e come un impianto possa essere utilizzato non possono essere i singoli cittadini.

Una scelta legata non soltanto alla necessità di far rispettare il divieto, ma anche a una questione di responsabilità. ''Se queste persone si fanno male e non erano autorizzate ad entrare'', sottolinea Narciso, il problema riguarda anche le conseguenze di un accesso non consentito. La sindaca ribadisce quindi che il De Coubertin non è un campo pubblico liberamente accessibile, ma una struttura da utilizzare nell’ambito delle attività del centro sportivo.
Per chi cerca invece uno spazio dove giocare liberamente, aggiunge Narciso, esistono altre aree a disposizione, come il campo da calcio del Peslago. ''È importante che si capisca che quello non è un campo pubblico'', ribadisce. Intanto, l’intervento sulla recinzione dovrebbe arrivare a breve, con l’obiettivo di rendere più difficile l’accesso a chi non è autorizzato.
Ma il dibattito nato sui social attorno a quella rete bucata racconta qualcosa che va oltre la singola infrazione.

Perché davanti a quei ragazzi si può vedere soltanto un gruppo che è entrato dove non doveva. Oppure si può vedere - come rilevano alcuni - anche un gruppo di giovani che aveva voglia di fare sport e non ha trovato, in quel momento, un luogo liberamente accessibile dove farlo.
Sono due letture che possono convivere. La prima riguarda le regole, che non possono essere cancellate dal fatto che l’intenzione fosse semplicemente quella di giocare. La seconda riguarda invece una domanda che forse merita di essere posta alla comunità: quanti spazi ci sono a Oggiono in cui un ragazzo possa prendere un pallone e giocare senza dover chiedere il permesso, senza iscriversi a una squadra e senza necessariamente spostarsi in un altro paese?
Il tema è ancora più significativo se si considera che l’attività sportiva giovanile in città non manca. L’Asd Oratorio Oggiono, per esempio, porta avanti da anni un settore calcio articolato in diverse categorie e continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento per i ragazzi che vogliono praticare questo sport. Ma la presenza di società e squadre non risolve automaticamente la questione degli spazi disponibili: allenarsi all’interno di un’attività organizzata è una cosa, avere un luogo dove poter semplicemente giocare liberamente è un’altra.
G.D.


















