L'integrazione parte dai piccoli gesti

Concordo con lei che il muro contro muro, a ogni livello, porta inevitabilmente al fallimento di qualsiasi tentativo di risoluzione di conflitti e diseguaglianze. Ne sono prova concreta le guerre che stanno affliggendo il nostro pianeta: iniziate come rapidi blitz, si sono incancrenite e imbarbarite con il procedere del tempo. Il fulcro del discutere è come evitare, da una parte, la creazione di ghetti per gli immigrati e, dall'altra, l'arroccamento degli autoctoni nella propria comfort zone. Come già commentato in alcuni miei interventi precedenti, la via più razionale per incoraggiare l'integrazione sono i piccoli gesti del nostro vivere quotidiano, senza pensare a progetti faraonici. Gli ambienti che ci accompagnano – scuola, società sportive, oratori – possono essere occasioni per scambiarsi opinioni e creare socializzazione fra le diverse etnie. So che in alcuni paesi del nostro territorio si sono formate associazioni che favoriscono l'inclusione attraverso cene multietniche in cui ciascun gruppo prepara un piatto tipico del proprio paese di provenienza. Una mia esperienza insignificante, che non sposta di un solo millimetro il baricentro del ragionamento, riguarda il rapporto di rispetto, fiducia e ammirazione reciproca, che perdura tuttora, tra la badante extracomunitaria che accudiva mia mamma e la nostra famiglia. È bastato instaurare da subito un rapporto paritario e non da datore di lavoro/subordinato perché il livore con cui era arrivata dalla precedente esperienza si trasformasse in simpatia e affetto nei confronti di mia mamma. Sig. Bosisio, lei ha abbozzato l'idea di una consulta per l'integrazione. Mi pongo alcune domande e alcune perplessità. I tempi per implementare questo strumento sono maturi nei nostri piccoli comuni? Chi dovrebbero essere queste "figure ponte" tra le istituzioni e la miriade di comunità etniche presenti? Vedo il rischio che possano trasformarsi in una rappresentatività non riconosciuta da tutte le comunità etniche presenti sul territorio. Temo che, non avendo strumenti economici e legali, si trasformino in notai che verbalizzano elenchi di bisogni senza possibilità di soluzioni concrete. Sappiamo quanto questo argomento polarizzi la politica, sia nazionale che locale. Il rischio è che questo strumento possa diventare l'ennesimo scontro politico tra destra e sinistra. Il cono d'ombra riguarda la presenza di immigrati irregolari: giuridicamente, economicamente e socialmente invisibili. Sono queste le persone che, non avendo nulla da perdere e trovandosi in condizioni di disperazione, sono le più propense a commettere azioni illegali. Per portare alla luce queste persone che vivono ai margini della vita sociale, oneri e onori spettano ai partiti di governo, chiamati a trovare soluzioni dignitose.
Cordialmente
Alessandro
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