Casatenovo: intervista alla dottoressa Marino che lascia il Fumagalli dopo due anni da dirigente
E' stato un incarico breve, ma intenso. Perchè due anni alla guida di un istituto superiore richiedono grande impegno, soprattutto quando dall'oggi al domani si viene catapultati in una realtà scolastica e in un territorio che non si conoscono, ma che poi, giorno dopo giorno, diventano di fatto ''casa''.
La dottoressa Emanuela Marino si appresta a salutare il Graziella Fumagalli di Casatenovo per tornare nella ''sua'' Sicilia, che aveva lasciato poco meno di due anni fa per assumere il suo primo incarico di dirigente, dopo aver conquistato un posto in graduatoria nel concorso.
A chiusura di questa esperienza abbiamo voluto porle alcune domande, così da tracciare insieme un bilancio di questo biennio professionale trascorso in Brianza, che sicuramente molto le ha lasciato anche sotto il profilo umano. Dal 1°settembre per la preside si aprirà un nuovo capitolo, alla guida di un istituto comprensivo con sede a Siracusa.
-Dirigente, siamo arrivati alla conclusione di questa breve ma sicuramente intensa esperienza al vertice dell'Istituto Graziella Fumagalli. Quali sono le sue emozioni?
Sono emozioni difficili da mettere in ordine, perché quando si chiude un'esperienza professionale così intensa non c'è una sola emozione. C'è innanzitutto gratitudine, perché il Fumagalli mi ha dato molto più di quanto immaginassi quando sono arrivata nell'autunno del 2024.
E poi c'è un po' di malinconia. In questi due anni ho condiviso con tante persone problemi, decisioni, soddisfazioni, momenti difficili e piccoli grandi traguardi. Una scuola non è soltanto un luogo di lavoro: è una comunità, e quando la si lascia si lasciano anche relazioni, volti, storie.
Parto per la Sicilia con una valigia professionale sicuramente più pesante… ma anche con una valigia emotiva piena di persone e di ricordi che porterò con me.

-Guardandosi indietro, qual è il bilancio che si sente di tracciare? Che scuola aveva trovato nell'autunno 2024 e che scuola lascia oggi?
Il bilancio è certamente positivo.
Quando sono arrivata ho trovato una realtà con tante professionalità e tante energie, ma anche alcuni meccanismi che avevano bisogno di essere rimessi in ordine, resi più efficienti e soprattutto messi in comunicazione tra loro.
Non credo che il compito di un dirigente sia arrivare e cancellare ciò che trova. Credo piuttosto che debba capire, valorizzare ciò che funziona e avere il coraggio di cambiare ciò che può funzionare meglio.
In questi due anni abbiamo lavorato molto sulla digitalizzazione delle procedure amministrative, sugli acquisti e sulla gestione attraverso il MEPA, sul rapporto con il territorio, sulla collaborazione tra le diverse componenti della scuola sul dialogo e sull'ascolto.
Lascio quindi un Fumagalli che, a mio avviso, è più organizzato, più consapevole delle proprie potenzialità.

-Di cosa si sente particolarmente orgogliosa e cosa invece, se potesse tornare indietro, cambierebbe?
Sono orgogliosa soprattutto di aver contribuito a creare movimento. Di aver provato a non lasciare le cose ferme semplicemente perché ''si è sempre fatto così''.
Sono orgogliosa dei passi avanti compiuti sul piano organizzativo e amministrativo, della crescita nella digitalizzazione, delle collaborazioni costruite e, soprattutto, del fatto di aver cercato sempre il dialogo anche quando le posizioni erano diverse.
Se potessi tornare indietro cambierei sicuramente qualcosa. Probabilmente cercherei di essere ancora più paziente in alcune situazioni. Quando si dirige una scuola, le urgenze sono tantissime e spesso bisogna decidere rapidamente.
-Come sono stati i rapporti con il personale docente e non docente e, più in generale, con il territorio di Casatenovo?
Sono stati rapporti intensi, a volte anche dialettici, come è normale che sia in una comunità complessa.
Ho sempre pensato che il confronto non sia un problema: lo diventa soltanto quando manca il rispetto. E io ho cercato di mantenere sempre questo principio.
Ho incontrato persone con sensibilità diverse, professionalità diverse e anche modi diversi di interpretare il proprio ruolo. Ma proprio questa pluralità è una ricchezza.
Con il territorio ho cercato di costruire un rapporto concreto, perché una scuola non può vivere chiusa dentro i propri cancelli. Il dialogo con le istituzioni, con i servizi, con le realtà educative e sociali e con le forze del territorio è fondamentale.
In questo senso Casatenovo mi ha dato molto.
-Come giudica questo suo primo incarico di dirigente? Che voto si darebbe?
Non riesco a darmi un voto.
Non penso di aver fatto tutto perfettamente, anzi! Sicuramente l'impegno, la determinazione, la passione e l'aver affrontato anche le situazioni più complesse senza tirarmi indietro sono stati il mio punto di forza.
Il voto, quindi, preferirei che lo dessero le persone che hanno lavorato con me e soprattutto la scuola che lascio.
-Cosa le ha insegnato questa esperienza che potrà portarsi dietro nel suo nuovo incarico in Sicilia?
Mi ha insegnato che dietro ogni problema organizzativo ci sono quasi sempre delle persone, e che quindi le soluzioni non possono essere soltanto tecniche.
Mi ha insegnato anche che un dirigente deve avere una buona dose di competenza, ma anche di equilibrio, pazienza e capacità di ascolto.
Porterò con me soprattutto la convinzione che una scuola può cambiare quando le persone che la vivono sentono di essere parte del cambiamento.
In Sicilia torno con esperienza, consapevolezza. E credo che sia proprio questo il bagaglio più prezioso.
-Si dice che il Fumagalli sia una realtà impegnativa dal punto di vista scolastico, ma anche sociale, per chi la dirige. Una scuola che sa dare molto. Cosa le mancherà più di tutto?
Mi mancheranno le persone.
Mi mancheranno i momenti quotidiani, anche quelli apparentemente insignificanti: qualcuno che entra in ufficio con un problema urgente, una telefonata, una discussione, una soluzione trovata insieme.
Mi mancherà quella particolare energia che ha una scuola complessa, dove ogni giorno succede qualcosa e dove non ci si può permettere di essere semplicemente spettatori.
E mi mancheranno anche gli studenti, perché alla fine tutto quello che facciamo, tutta la burocrazia, le riunioni, i progetti, le decisioni, hanno senso soltanto se migliorano la loro esperienza scolastica e il loro futuro.
Il Fumagalli mi ha chiesto molto, ma mi ha restituito molto.
Forse è proprio questo il senso più bello di questa esperienza: non lasciare una scuola pensando semplicemente a ciò che si è fatto, ma sapere di aver contribuito, anche solo un po', a renderla più forte di come la si è trovata.
E adesso torno in Sicilia. Non considero questo un libro finito......
Con un po' di tristezza ma anche con la curiosità e l'entusiasmo di chi sa che davanti c'è ancora un nuovo capitolo da scrivere.
Semplicemente Grazie.
La dottoressa Emanuela Marino si appresta a salutare il Graziella Fumagalli di Casatenovo per tornare nella ''sua'' Sicilia, che aveva lasciato poco meno di due anni fa per assumere il suo primo incarico di dirigente, dopo aver conquistato un posto in graduatoria nel concorso.
A chiusura di questa esperienza abbiamo voluto porle alcune domande, così da tracciare insieme un bilancio di questo biennio professionale trascorso in Brianza, che sicuramente molto le ha lasciato anche sotto il profilo umano. Dal 1°settembre per la preside si aprirà un nuovo capitolo, alla guida di un istituto comprensivo con sede a Siracusa.

Sono emozioni difficili da mettere in ordine, perché quando si chiude un'esperienza professionale così intensa non c'è una sola emozione. C'è innanzitutto gratitudine, perché il Fumagalli mi ha dato molto più di quanto immaginassi quando sono arrivata nell'autunno del 2024.
E poi c'è un po' di malinconia. In questi due anni ho condiviso con tante persone problemi, decisioni, soddisfazioni, momenti difficili e piccoli grandi traguardi. Una scuola non è soltanto un luogo di lavoro: è una comunità, e quando la si lascia si lasciano anche relazioni, volti, storie.
Parto per la Sicilia con una valigia professionale sicuramente più pesante… ma anche con una valigia emotiva piena di persone e di ricordi che porterò con me.

-Guardandosi indietro, qual è il bilancio che si sente di tracciare? Che scuola aveva trovato nell'autunno 2024 e che scuola lascia oggi?
Il bilancio è certamente positivo.
Quando sono arrivata ho trovato una realtà con tante professionalità e tante energie, ma anche alcuni meccanismi che avevano bisogno di essere rimessi in ordine, resi più efficienti e soprattutto messi in comunicazione tra loro.
Non credo che il compito di un dirigente sia arrivare e cancellare ciò che trova. Credo piuttosto che debba capire, valorizzare ciò che funziona e avere il coraggio di cambiare ciò che può funzionare meglio.
In questi due anni abbiamo lavorato molto sulla digitalizzazione delle procedure amministrative, sugli acquisti e sulla gestione attraverso il MEPA, sul rapporto con il territorio, sulla collaborazione tra le diverse componenti della scuola sul dialogo e sull'ascolto.
Lascio quindi un Fumagalli che, a mio avviso, è più organizzato, più consapevole delle proprie potenzialità.

-Di cosa si sente particolarmente orgogliosa e cosa invece, se potesse tornare indietro, cambierebbe?
Sono orgogliosa soprattutto di aver contribuito a creare movimento. Di aver provato a non lasciare le cose ferme semplicemente perché ''si è sempre fatto così''.
Sono orgogliosa dei passi avanti compiuti sul piano organizzativo e amministrativo, della crescita nella digitalizzazione, delle collaborazioni costruite e, soprattutto, del fatto di aver cercato sempre il dialogo anche quando le posizioni erano diverse.
Se potessi tornare indietro cambierei sicuramente qualcosa. Probabilmente cercherei di essere ancora più paziente in alcune situazioni. Quando si dirige una scuola, le urgenze sono tantissime e spesso bisogna decidere rapidamente.

Sono stati rapporti intensi, a volte anche dialettici, come è normale che sia in una comunità complessa.
Ho sempre pensato che il confronto non sia un problema: lo diventa soltanto quando manca il rispetto. E io ho cercato di mantenere sempre questo principio.
Ho incontrato persone con sensibilità diverse, professionalità diverse e anche modi diversi di interpretare il proprio ruolo. Ma proprio questa pluralità è una ricchezza.
Con il territorio ho cercato di costruire un rapporto concreto, perché una scuola non può vivere chiusa dentro i propri cancelli. Il dialogo con le istituzioni, con i servizi, con le realtà educative e sociali e con le forze del territorio è fondamentale.
In questo senso Casatenovo mi ha dato molto.

Non riesco a darmi un voto.
Non penso di aver fatto tutto perfettamente, anzi! Sicuramente l'impegno, la determinazione, la passione e l'aver affrontato anche le situazioni più complesse senza tirarmi indietro sono stati il mio punto di forza.
Il voto, quindi, preferirei che lo dessero le persone che hanno lavorato con me e soprattutto la scuola che lascio.
-Cosa le ha insegnato questa esperienza che potrà portarsi dietro nel suo nuovo incarico in Sicilia?
Mi ha insegnato che dietro ogni problema organizzativo ci sono quasi sempre delle persone, e che quindi le soluzioni non possono essere soltanto tecniche.
Mi ha insegnato anche che un dirigente deve avere una buona dose di competenza, ma anche di equilibrio, pazienza e capacità di ascolto.
Porterò con me soprattutto la convinzione che una scuola può cambiare quando le persone che la vivono sentono di essere parte del cambiamento.
In Sicilia torno con esperienza, consapevolezza. E credo che sia proprio questo il bagaglio più prezioso.

Mi mancheranno le persone.
Mi mancheranno i momenti quotidiani, anche quelli apparentemente insignificanti: qualcuno che entra in ufficio con un problema urgente, una telefonata, una discussione, una soluzione trovata insieme.
Mi mancherà quella particolare energia che ha una scuola complessa, dove ogni giorno succede qualcosa e dove non ci si può permettere di essere semplicemente spettatori.
E mi mancheranno anche gli studenti, perché alla fine tutto quello che facciamo, tutta la burocrazia, le riunioni, i progetti, le decisioni, hanno senso soltanto se migliorano la loro esperienza scolastica e il loro futuro.
Il Fumagalli mi ha chiesto molto, ma mi ha restituito molto.
Forse è proprio questo il senso più bello di questa esperienza: non lasciare una scuola pensando semplicemente a ciò che si è fatto, ma sapere di aver contribuito, anche solo un po', a renderla più forte di come la si è trovata.
E adesso torno in Sicilia. Non considero questo un libro finito......
Con un po' di tristezza ma anche con la curiosità e l'entusiasmo di chi sa che davanti c'è ancora un nuovo capitolo da scrivere.
Semplicemente Grazie.
G.C.


















