Missaglia: i quattro anni vissuti da parroco e la lotta, dura e quotidiana, contro la malattia. Intervista a don Carlo Pirotta

Quando nell'autunno 2022 era arrivato a Missaglia da Seveso, pronto a dare il via al nuovo incarico pastorale, non si immaginava che quest'esperienza – seppur intensa – si sarebbe conclusa in maniera in un certo senso ''improvvisa'' o comunque in anticipo rispetto al previsto.
Del resto ci sono cose (come la salute) che non dipendono dalla nostra volontà e quando don Carlo Pirotta ha sentito di non farcela più, ne ha parlato con i superiori, presentando poi le proprie dimissioni dal ruolo di parroco della Comunità Pastorale Maria SS Regina dei Martiri. Dal 1°ottobre gli subentrerà don Carlo Leo, attuale ''guida'' a Lurago e Lambrugo, originario di Beverate.
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Don Carlo Pirotta al suo arrivo a Missaglia nel 2022

Seppur più breve di quel che aveva messo in conto, il bilancio che il prevosto uscente ha tracciato di questi quattro anni è comunque positivo. ''Conservo il ricordo delle relazioni umane che sono nate da varie parti, anche per strada, e di incontri legati alla confessione e alla quotidianità, all'insegna della fraternità e della familiarità'' ci ha detto, accogliendoci in casa parrocchiale. Se il fisico è indebolito, lo spirito resta quello di sempre: il suo racconto è lucido, intervallato dalla consueta ironia.
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Quando gli chiediamo di ripercorrere questo tempo trascorso al servizio delle tre Parrocchie della Comunità missagliese, sono due gli aspetti che ci evidenzia: il primo, quello legato al percorso sfociato nella fusione delle tre scuole dell'infanzia, con la nascita del nido a Lomaniga. Un cammino che, a detta di don Carlo, ha consentito ''una migliore organizzazione'', affrontando le sfide connesse ai costi, sempre in crescita e all'aumento del numero di piccoli iscritti con disabilità che necessitano di assistenza educativa.
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Don Carlo con l'ex vicario episcopale di Lecco, Monsignor Maurizio Rolla

''I Padri della Consolata a Maresso stanno andando molto bene'' ha proseguito il sacerdote neo settantenne, ricordando il secondo aspetto di cui si è occupato: consentire alla Parrocchia dei SS Faustino e Giovita di poter contare sulla presenza dei missionari, risorsa per l'intera comunità e per il territorio. Padre Danilo Caraballo peraltro, è a tutti gli effetti vicario della Comunità.
Se questo percorso era stato accolto da alcuni – perlomeno nelle fasi iniziali - con un pizzico di scetticismo, per don Carlo quel che conta è l'esito: ''abbiamo portato a casa qualcosa di bello''.
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Missaglia, Maresso, Lomaniga: tre campanili, tre anime differenti. Eppure per il prevosto questo non è stato fonte di criticità, al contrario si è lavorato insieme. ''La collaborazione è ormai inevitabile, tra le Parrocchie e i due Oratori soprattutto'' ha aggiunto. ''A Lomaniga ho insistito molto per l'apertura del nido, perchè quella struttura è il cuore pulsante della frazione e andava assolutamente preservato''.
Anche con gli altri sacerdoti e con le istituzioni del territorio, i rapporti sono stati all'insegna della collaborazione e del confronto: ''non ho alcuna criticità da segnalare in proposito'' ci ha risposto con tono deciso.
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La messa per accogliere i missionari della Consolata a Maresso, lo scorso aprile

Abbandonate le questioni parrocchiali, l'attenzione si è spostata sulla malattia: don Carlo non ha mai nascosto ai fedeli di essere affetto dalla SLA. Quella contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica è una battaglia dura, e il sacerdote non lo nega, parlandone apertamente anche con noi. ''E' brutto perchè non esistono terapie: c'è un indebolimento complessivo e graduale del fisico'' ci ha spiegato. Celebrare messa non gli è più possibile, ma il suo ruolo di sacerdote non viene meno: ''posso ascoltare, mettendo a disposizione la mia umanità. Utilizzo i social come strumento per accompagnare i fedeli, per sentirmi in mezzo alla gente''.
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A questo proposito don Carlo ha citato l'enciclica ''Fidei donum'' di Pio XII che nel 1957 esortò i sacerdoti ad andare per le strade del mondo – in particolare nel continente africano - a proclamare il Vangelo e la parola di Dio: ''le nuove terre nella mia condizione sono proprio i social'' ha aggiunto.
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Del resto ancor prima di arrivare a Missaglia, durante il periodo Covid, il sacerdote nato a Besana aveva iniziato ad utilizzare la tecnologia per accorciare le distanze con i suoi fedeli. E anche per il suo ''esordio'' nel lecchese aveva scelto di avvalersi di un video attraverso il quale si presentava alla comunità. 
Tornando alla malattia, il percorso - tutt'altro che semplice - è iniziato tre anni fa. Dai primi problemi alla mano, ad una caduta improvvisa, nel novembre 2024, a seguito della quale faticava a rialzarsi. E poi la mancanza di respiro, l'intervento al cuore, ai polmoni, sino all'indebolimento muscolare. ''Dopo un ricovero in neurologia al Mandic di Merate nel giugno 2025 mi è stata diagnosticata la Sla'' ha proseguito.
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Da sinistra don Carlo, monsignor Rolla, don Andrea Scaltritti e don Guido Limonta

Insomma, seppur animato da grande forza e dal desiderio di proseguire il proprio ministero, don Carlo negli scorsi mesi ha presentato le proprie dimissioni. Una volta completato il passaggio di testimone con il suo successore, il prevosto si trasferirà nella casa parrocchiale di Rogoredo, messagli a disposizione dalla Comunità Pastorale di Casatenovo. Sarà una sorta di ritorno a casa per il religioso, la cui famiglia è originaria di Giovenigo, con qualche parente che ancora oggi risiede a Cascina Verdura. Intanto fino al 30 settembre resta amministratore parrrocchiale a Missaglia: c'è ancora un po' di tempo quindi, per salutare tutti. Anche se di fatto, la distanza con la sua nuova dimora sarà breve: i contatti dunque, non si perderanno.
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Nel frattempo don Carlo un incontro speciale lo ha avuto in queste settimane: prima di recarsi a Missaglia in occasione della festa della Madonna Assunta, l'Arcivescovo Mario Delpini ha voluto fargli visita presso la struttura di Abbiategrasso dove il sacerdote si trovava per un ricovero di sollievo. ''Nonostante la malattia, non ha perso la gioia, né l'appetito. Si è rallegrato di questo. La gioia in effetti arriva dalla fede, quella che ci aiuta ad entusiasmarci senza farci annoiare'' aveva riferito durante l'omelia, offrendo ai fedeli l'esempio del loro pastore quale sprone per andare avanti, nonostante fatiche e difficoltà quotidiane.
G.C.
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