Campofiorenzo prega la 'sua' Madonna di Czestochowa, nel 40° della chiesa
Una celebrazione particolarmente significativa ha riunito nella serata di mercoledì 26 agosto la comunità di Campofiorenzo, che si è ritrovata per la festa della Madonna di Czestochowa, alla quale è dedicata la chiesa della frazione casatese. Un appuntamento che quest'anno assume un valore ancora più speciale, inserendosi nelle celebrazioni per il 40° anniversario dell'edificio religioso.

A presiedere la messa è stato don Eusebio Stefanoni, alla presenza anche di don Franco Molteni, figura profondamente legata alla storia della chiesa e alla sua realizzazione.
Proprio sul significato di questo importante anniversario si è concentrata l'omelia di don Eusebio, che, partendo dal racconto evangelico della presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, ha invitato i fedeli a interrogarsi su cosa significhi essere, ancora oggi, "tempio di Dio".

Il sacerdote ha richiamato l'immagine di Maria e Giuseppe che affidano il piccolo Gesù alle braccia dell'anziano Simeone. Una scena che, secondo don Eusebio, simbolicamente si ripete anche per ogni credente. «Maria e Giuseppe mettono nelle nostre braccia Gesù», ha spiegato, sottolineando quindi il primo grande messaggio della celebrazione: «Il tempio di Dio non è questo edificio, ma siamo noi».
I quarant'anni della chiesa diventano così non soltanto l'occasione per ricordare la costruzione di un luogo fisico, ma soprattutto per riflettere sulla comunità che, nel corso dei decenni, lo ha abitato e fatto vivere. «Ognuno di noi è una pietra di questa comunità», ha aggiunto don Eusebio, ponendo quindi una domanda ai presenti: quando Campofiorenzo diventa realmente un tempio di Dio?

La risposta è stata ricercata proprio nella figura della Madonna di Czestochowa e nella lunga storia della devozione mariana polacca. Una comunità, ha spiegato il sacerdote, diventa autenticamente "tempio" quando riesce a trasformarsi in una famiglia nella quale ciascuno possa sentirsi accolto e sperimentare l'amore di Dio.
«Quando una comunità è veramente un tempio di Dio? Quando diventa una comunità d'amore, quando diventa una famiglia, dove tutti si sentono accolti e dove si cresce insieme imparando il linguaggio dell'amore». Un messaggio che, secondo don Eusebio, non deve rimanere confinato all'interno della chiesa, ma tradursi nella capacità di contribuire alla costruzione di quella che ha definito una vera e propria "civiltà dell'amore".
Nel corso dell'omelia il celebrante ha ricordato anche un proprio viaggio a Cracovia e, in particolare, la visita alla cappella dell'arcivescovado nella quale il 1° novembre 1946 Karol Wojtyła, futuro San Giovanni Paolo II, celebrò la sua prima messa. Una figura profondamente devota alla Madonna di Czestochowa e capace, secondo don Eusebio, di testimoniare attraverso il proprio ministero quella Chiesa fondata sull'amore e chiamata a incidere nella storia.

Un altro passaggio particolarmente significativo è stato dedicato proprio alla chiesa di Campofiorenzo e alla sua particolare architettura. Don Eusebio ha rivolto un sentito ringraziamento a don Franco Molteni e ha ricordato padre Francesco Redaelli e il contributo dato alla progettazione dell'edificio.
La struttura richiama infatti l'immagine di una grande vela sospinta dal vento, simbolo di una Chiesa che non rimane immobile, ma si lascia guidare dallo Spirito Santo. «Dentro questa chiesa, così come è stata pensata, c'è un grande insegnamento: la Chiesa è una barca sospinta dal vento dello Spirito», ha sottolineato il sacerdote.

Da qui l'invito rivolto alla comunità a non rimanere "seduta" né ad arrendersi di fronte alla realtà, ma ad essere capace di ascoltare, innovare e compiere scelte coraggiose e significative. Il 40° anniversario diventa dunque occasione non soltanto per guardare al passato con riconoscenza, ma anche per interrogarsi sul futuro della comunità.
«Questa sera mettiamo nelle mani del Signore questi giorni, perché siano veramente giorni di comunione, di gratitudine e di affidamento», ha concluso don Eusebio, ringraziando i fedeli intervenuti e don Franco per la sua presenza.
La celebrazione del 26 agosto ha infatti aperto idealmente un percorso che accompagnerà Campofiorenzo nelle prossime settimane attraverso tre appuntamenti dedicati alla storia, alla spiritualità e alla vita della comunità.
Venerdì 4 settembre alle 20.30 interverrà padre Stanislao, sacerdote polacco che accompagnerà i presenti alla scoperta della spiritualità del santuario di Czestochowa e dell'importanza che il culto della Madonna Nera riveste per il popolo polacco. Un legame particolarmente significativo per Campofiorenzo, la cui chiesa è l'unica parrocchiale della Diocesi di Milano dedicata alla Madonna di Czestochowa.
Il momento centrale delle celebrazioni è invece previsto per venerdì 11 settembre alle 20.30, quando la comunità accoglierà l'arcivescovo di Milano, per la celebrazione eucaristica del 40° anniversario.
Infine, sabato 19 settembre alle 21, spazio al teatro con una compagnia di Monza che proporrà un recital dedicato alla figura di Pier Giorgio Frassati.
Tre occasioni che accompagneranno la comunità nel celebrare quarant'anni di storia, senza limitarsi però al ricordo del passato: l'invito emerso dalla prima serata è quello di continuare a essere una comunità viva, accogliente e capace, come la grande vela evocata dall'architettura della sua chiesa, di lasciarsi ancora sospingere dal vento dello Spirito.

Don Eusebio Stefanoni e don Franco Molteni
A presiedere la messa è stato don Eusebio Stefanoni, alla presenza anche di don Franco Molteni, figura profondamente legata alla storia della chiesa e alla sua realizzazione.
Proprio sul significato di questo importante anniversario si è concentrata l'omelia di don Eusebio, che, partendo dal racconto evangelico della presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, ha invitato i fedeli a interrogarsi su cosa significhi essere, ancora oggi, "tempio di Dio".

Il sacerdote ha richiamato l'immagine di Maria e Giuseppe che affidano il piccolo Gesù alle braccia dell'anziano Simeone. Una scena che, secondo don Eusebio, simbolicamente si ripete anche per ogni credente. «Maria e Giuseppe mettono nelle nostre braccia Gesù», ha spiegato, sottolineando quindi il primo grande messaggio della celebrazione: «Il tempio di Dio non è questo edificio, ma siamo noi».
I quarant'anni della chiesa diventano così non soltanto l'occasione per ricordare la costruzione di un luogo fisico, ma soprattutto per riflettere sulla comunità che, nel corso dei decenni, lo ha abitato e fatto vivere. «Ognuno di noi è una pietra di questa comunità», ha aggiunto don Eusebio, ponendo quindi una domanda ai presenti: quando Campofiorenzo diventa realmente un tempio di Dio?

La risposta è stata ricercata proprio nella figura della Madonna di Czestochowa e nella lunga storia della devozione mariana polacca. Una comunità, ha spiegato il sacerdote, diventa autenticamente "tempio" quando riesce a trasformarsi in una famiglia nella quale ciascuno possa sentirsi accolto e sperimentare l'amore di Dio.
«Quando una comunità è veramente un tempio di Dio? Quando diventa una comunità d'amore, quando diventa una famiglia, dove tutti si sentono accolti e dove si cresce insieme imparando il linguaggio dell'amore». Un messaggio che, secondo don Eusebio, non deve rimanere confinato all'interno della chiesa, ma tradursi nella capacità di contribuire alla costruzione di quella che ha definito una vera e propria "civiltà dell'amore".
Nel corso dell'omelia il celebrante ha ricordato anche un proprio viaggio a Cracovia e, in particolare, la visita alla cappella dell'arcivescovado nella quale il 1° novembre 1946 Karol Wojtyła, futuro San Giovanni Paolo II, celebrò la sua prima messa. Una figura profondamente devota alla Madonna di Czestochowa e capace, secondo don Eusebio, di testimoniare attraverso il proprio ministero quella Chiesa fondata sull'amore e chiamata a incidere nella storia.

Un altro passaggio particolarmente significativo è stato dedicato proprio alla chiesa di Campofiorenzo e alla sua particolare architettura. Don Eusebio ha rivolto un sentito ringraziamento a don Franco Molteni e ha ricordato padre Francesco Redaelli e il contributo dato alla progettazione dell'edificio.
La struttura richiama infatti l'immagine di una grande vela sospinta dal vento, simbolo di una Chiesa che non rimane immobile, ma si lascia guidare dallo Spirito Santo. «Dentro questa chiesa, così come è stata pensata, c'è un grande insegnamento: la Chiesa è una barca sospinta dal vento dello Spirito», ha sottolineato il sacerdote.

Da qui l'invito rivolto alla comunità a non rimanere "seduta" né ad arrendersi di fronte alla realtà, ma ad essere capace di ascoltare, innovare e compiere scelte coraggiose e significative. Il 40° anniversario diventa dunque occasione non soltanto per guardare al passato con riconoscenza, ma anche per interrogarsi sul futuro della comunità.
«Questa sera mettiamo nelle mani del Signore questi giorni, perché siano veramente giorni di comunione, di gratitudine e di affidamento», ha concluso don Eusebio, ringraziando i fedeli intervenuti e don Franco per la sua presenza.
Venerdì 4 settembre alle 20.30 interverrà padre Stanislao, sacerdote polacco che accompagnerà i presenti alla scoperta della spiritualità del santuario di Czestochowa e dell'importanza che il culto della Madonna Nera riveste per il popolo polacco. Un legame particolarmente significativo per Campofiorenzo, la cui chiesa è l'unica parrocchiale della Diocesi di Milano dedicata alla Madonna di Czestochowa.
Il momento centrale delle celebrazioni è invece previsto per venerdì 11 settembre alle 20.30, quando la comunità accoglierà l'arcivescovo di Milano, per la celebrazione eucaristica del 40° anniversario.
Infine, sabato 19 settembre alle 21, spazio al teatro con una compagnia di Monza che proporrà un recital dedicato alla figura di Pier Giorgio Frassati.
Tre occasioni che accompagneranno la comunità nel celebrare quarant'anni di storia, senza limitarsi però al ricordo del passato: l'invito emerso dalla prima serata è quello di continuare a essere una comunità viva, accogliente e capace, come la grande vela evocata dall'architettura della sua chiesa, di lasciarsi ancora sospingere dal vento dello Spirito.
G.S.


















