Missaglia: "Distinti saluti" in scena alla Misericordia

Nella serata di domenica 30 agosto la chiesa sconsacrata del Monastero della Misericordia di Missaglia si è trasformata in palcoscenico ospitando il festival teatrale “L’ultima luna d’estate" curato da Teatro invito, la storica compagnia teatrale di Luca Radaelli il quale cura la direzione artistica del festival e da Piccoli Idilli, l'associazione e compagnia teatrale di Filippo Ughi, nonché co-organizzatore dell’evento.
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La rassegna patrocinata dal Consorzio Brianteo Villa Greppi, dai comuni del territorio e dal Parco del Curone, è giunta alla sua ventinovesima edizione e continua la sua opera di valorizzazione delle ville e dei parchi della Brianza e dell’arte teatrale italiana, oltre che dare spazio ai giovani emergenti.
L’ultima luna d’estate infatti ogni anno indice il bando " Luna Crescente, compagnie under 30” per selezionare artisti e compagnie professioniste con la volontà di promuovere la ricerca creativa dando loro la possibilità di esibirsi e farsi conoscere dal pubblico. Il vincitore, facente parte dei tre selezionati precedentemente identificati dalla giuria della direzione artistica, sarà decretato tramite votazione dagli spettatori durante una delle serate del festival e avrà la possibilità l’anno successivo di presentare per intero il proprio spettacolo.
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Sara Baldassarre e Letizia Buchini 

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L’anno scorso la performance vincitrice è stata "Distinti saluti” di Sara Baldassarre con Letizia Buchini alla regia che proprio nella serata di domenica ha replicato per intero l'opera.
Dopo i saluti della padrona di casa Donatella Diacci, vicesindaco ed assessore alla cultura di Missaglia, ha preso brevemente la parola Luca Radaelli che ha ricordato brevemente la storia del festival e ha introdotto " Distinti saluti” prima di lasciare spazio all’attrice Baldassare.
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Luca Radaelli

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Donatella Diacci

“Le persone di successo sono senza paura, rischiano, risicano, rosicano. La paura è solo un residuo di animalità. Volete andare bene o alla grande? Rimanere comodi o andare avanti? Essere preda o predatore?" è così che inizia la performance nata dalla necessità di esternare il malessere compagno di una generazione intera: il prepararsi al grande salto che mai arriva. Tramite un’egregia mescolanza di poetry slam e stand up comedy Sara ha accompagnato i presenti in un viaggio lungo una vita, partito con il mito del “se puoi sognarlo, puoi farlo” e del "sei destinato a grandi cose se lavori duramente” ma che durante la vita si rivela spesso essere un’illusione fatta di routine sfrenate, organizzazione maniacale della vita quotidiana, formazione continua e di dipendenza dal lavoro; tutto questo mentre si vive ancora con i genitori.

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La struttura dell’opera serpeggia tra le quattro fasi del burnout: entusiasmo e idealizzazione che portano a una dipendenza dal lavoro, scontro con la realtà e stagnazione, frustrazione ed infine apatia e disimpegno.
Alla fine questi passaggi sfociano nell’epifania, l’arrivo alla consapevolezza che un sogno di grandezza può essere tossico e dettato da aspettative irrealistiche della società costruita per vincitori che hanno fretta, nulla da perdere e tutto da investire per stare al passo con la richiesta di performance basata su immagine, profitto, individualismo e competizione.
“Ero un cavallino da corsa che si credeva un asino i cui sogni di grandezza erano talmente grandi da non lasciare spazio ad altro. Ora non ho più niente" perché alla fine, chi decide di non lottare per emergere come ha fatto Sara viene considerato mediocre e quindi un fallimento. 
In sintesi, la realtà che Baldassarre e Buchini hanno dipinto tramite una tragicommedia è quella dell’involuzione dei sogni di una generazione che si porta sulle spalle aspettative altissime che si ritrova tuttavia a lottare contro un mercato del lavoro malato e stagnante senza un’effettiva possibilità di crescita e autorealizzazione.
I.M.
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