Imberido: assemblea pubblica col Comitato per ribadire il no alla nuova antenna
Un ripetitore telefonico alto 35 metri, previsto in un’area verde vicina alle abitazioni, continua a suscitare preoccupazione a Imberido. Del progetto si è discusso ieri sera, durante l’assemblea pubblica organizzata dal gruppo ‘Noi di Imberido’ nella saletta del locale Pride di via Baravico.


Al centro del confronto, l’impatto che la torre potrebbe avere, o meglio avrà, vista la pratica edilizia conclusa, sul paesaggio della frazione. Altro argomento è stato l’iter autorizzativo seguito fino a questo momento. I residenti hanno ribadito la propria contrarietà alla collocazione individuata, ritenuta particolarmente delicata perché inserita in una delle aree verdi che ancora caratterizzano il profilo della collina.


Secondo il gruppo promotore, “l’opera rischia di modificare in modo significativo il panorama, imponendosi come un nuovo punto di riferimento visivo persino più alto del campanile”. Da qui la richiesta di valutare soluzioni alternative e siti considerati più compatibili, come aree industriali o comunque meno prossime alle abitazioni e ai nuclei storici.
Nel corso della serata è stata ricostruita anche la catena dei passaggi amministrativi. “La Commissione comunale per il paesaggio ha espresso parere negativo sulla collocazione dell’antenna, mentre la Soprintendenza competente ha rilasciato il nulla osta paesaggistico”, aspetto che ha non poco infastidito gli abitanti, che reputano la zona un vero e proprio paesaggio. Per l’area, classificata a rischio archeologico, sarebbero inoltre previsti sondaggi da eseguire sotto il controllo dell’ente di tutela.


Ulteriori interrogativi hanno riguardato il ruolo della Soprintendenza speciale per il PNRR, che, secondo quanto riferito durante l’incontro, “si è pronunciata attraverso il meccanismo del silenzio-assenso”. I cittadini hanno contestato un procedimento giudicato “poco trasparente e non adeguato alla rilevanza paesaggistica dell’intervento”, chiedendo chiarimenti sugli approfondimenti svolti e sulle ragioni che hanno portato al via libera.


Tra i temi più discussi anche quello dell’informazione. Diversi residenti hanno lamentato di avere appreso soltanto dai mezzi di comunicazione locali, lo scorso 12 luglio, dell’esistenza di una pratica ormai sostanzialmente conclusa. Il sindaco di Oggiono Chiara Narciso, presente alla serata, ha tuttavia ricordato che la documentazione era stata pubblicata subito sul sito comunale e che erano stati diffusi comunicati stampa appositamente per informare la popolazione.
Detto ciò, l’Amministrazione ha confermato la contrarietà del Comune alla collocazione scelta. “La nostra Commissione paesaggio ha cercato di esprimersi con la massima chiarezza sull’inidoneità del sito”, ha spiegato il sindaco, sottolineando come “le norme nazionali legate al raggiungimento degli obiettivi del PNRR hanno abbreviato i tempi e semplificato le procedure, riducendo fortemente il potere decisionale degli enti locali”.
Secondo quanto riportato, “il Comune, pur essendo l’ente incaricato di portare avanti il procedimento, ha avuto margini di intervento molto limitati di fronte alla normativa sovraordinata” e rispetto agli strumenti urbanistici territoriali. L’Amministrazione ha quindi dovuto “prendere atto della conclusione della pratica, dopo avere espresso il nostro parere contrario e completato gli atti necessari per evitare possibili ricorsi”.
“Ci sentiamo parte lesa come Comune”, ha aggiunto amareggiata Narciso. “Al momento - ha poi precisato - non ci è stato ancora comunicato alcun piano operativo per l’avvio dei lavori”. Resta infatti la speranza da parte dell’Amministrazione che, “con la conclusione del PNRR, la realizzazione dell’impianto possa non risultare più economicamente conveniente”. Tuttavia, la pratica edilizia, come dicevamo sopra, risulta conclusa e i vincoli previsti rispettati; nel progetto pare sia stata inserita anche una misura di mitigazione dell’impatto.


L’incontro si è chiuso con la volontà di mantenere alta l’attenzione, raccogliere proposte e valutare eventuali iniziative concrete. La richiesta condivisa è che istituzioni e soggetti coinvolti individuino una soluzione capace di conciliare le esigenze di copertura telefonica con la tutela del paesaggio e con il diritto dei residenti a essere informati e coinvolti nelle trasformazioni del territorio.
Al centro del confronto, l’impatto che la torre potrebbe avere, o meglio avrà, vista la pratica edilizia conclusa, sul paesaggio della frazione. Altro argomento è stato l’iter autorizzativo seguito fino a questo momento. I residenti hanno ribadito la propria contrarietà alla collocazione individuata, ritenuta particolarmente delicata perché inserita in una delle aree verdi che ancora caratterizzano il profilo della collina.
Secondo il gruppo promotore, “l’opera rischia di modificare in modo significativo il panorama, imponendosi come un nuovo punto di riferimento visivo persino più alto del campanile”. Da qui la richiesta di valutare soluzioni alternative e siti considerati più compatibili, come aree industriali o comunque meno prossime alle abitazioni e ai nuclei storici.
Nel corso della serata è stata ricostruita anche la catena dei passaggi amministrativi. “La Commissione comunale per il paesaggio ha espresso parere negativo sulla collocazione dell’antenna, mentre la Soprintendenza competente ha rilasciato il nulla osta paesaggistico”, aspetto che ha non poco infastidito gli abitanti, che reputano la zona un vero e proprio paesaggio. Per l’area, classificata a rischio archeologico, sarebbero inoltre previsti sondaggi da eseguire sotto il controllo dell’ente di tutela.
Ulteriori interrogativi hanno riguardato il ruolo della Soprintendenza speciale per il PNRR, che, secondo quanto riferito durante l’incontro, “si è pronunciata attraverso il meccanismo del silenzio-assenso”. I cittadini hanno contestato un procedimento giudicato “poco trasparente e non adeguato alla rilevanza paesaggistica dell’intervento”, chiedendo chiarimenti sugli approfondimenti svolti e sulle ragioni che hanno portato al via libera.
Tra i temi più discussi anche quello dell’informazione. Diversi residenti hanno lamentato di avere appreso soltanto dai mezzi di comunicazione locali, lo scorso 12 luglio, dell’esistenza di una pratica ormai sostanzialmente conclusa. Il sindaco di Oggiono Chiara Narciso, presente alla serata, ha tuttavia ricordato che la documentazione era stata pubblicata subito sul sito comunale e che erano stati diffusi comunicati stampa appositamente per informare la popolazione.
Detto ciò, l’Amministrazione ha confermato la contrarietà del Comune alla collocazione scelta. “La nostra Commissione paesaggio ha cercato di esprimersi con la massima chiarezza sull’inidoneità del sito”, ha spiegato il sindaco, sottolineando come “le norme nazionali legate al raggiungimento degli obiettivi del PNRR hanno abbreviato i tempi e semplificato le procedure, riducendo fortemente il potere decisionale degli enti locali”.
Secondo quanto riportato, “il Comune, pur essendo l’ente incaricato di portare avanti il procedimento, ha avuto margini di intervento molto limitati di fronte alla normativa sovraordinata” e rispetto agli strumenti urbanistici territoriali. L’Amministrazione ha quindi dovuto “prendere atto della conclusione della pratica, dopo avere espresso il nostro parere contrario e completato gli atti necessari per evitare possibili ricorsi”.
“Ci sentiamo parte lesa come Comune”, ha aggiunto amareggiata Narciso. “Al momento - ha poi precisato - non ci è stato ancora comunicato alcun piano operativo per l’avvio dei lavori”. Resta infatti la speranza da parte dell’Amministrazione che, “con la conclusione del PNRR, la realizzazione dell’impianto possa non risultare più economicamente conveniente”. Tuttavia, la pratica edilizia, come dicevamo sopra, risulta conclusa e i vincoli previsti rispettati; nel progetto pare sia stata inserita anche una misura di mitigazione dell’impatto.
L’incontro si è chiuso con la volontà di mantenere alta l’attenzione, raccogliere proposte e valutare eventuali iniziative concrete. La richiesta condivisa è che istituzioni e soggetti coinvolti individuino una soluzione capace di conciliare le esigenze di copertura telefonica con la tutela del paesaggio e con il diritto dei residenti a essere informati e coinvolti nelle trasformazioni del territorio.
M.E.


















