L'alba che verrà: un auspicio più che mai attuale
''L’alba che verrà'' è il titolo di una poesia scritta il 16 giugno 2018. Sono trascorsi diversi anni, ma le sue parole non sembrano appartenere al passato. Al contrario, rileggendole oggi, ritroviamo un tema che continua, purtroppo, a occupare le cronache e a interrogare profondamente la nostra società: la violenza contro le donne.
L'autore, un cittadino di Bulciago, osserva una realtà fatta di città frenetiche, volti distratti e persone che corrono, spesso senza accorgersi di ciò che accade intorno a loro. Poi, quasi improvvisamente, una notizia di cronaca irrompe nella quotidianità: una donna vittima di una violenza, una vita spezzata.
Da quel momento la poesia diventa una domanda rivolta a tutti noi: dove è finito il rispetto? Dove sono finiti l'umanità, la solidarietà, la capacità di indignarsi?
Ma ''L'alba che verrà'', oltre a essere una poesia di denuncia, è un invito a reagire. Alle donne chiede di rompere le catene della paura e di trovare la forza di alzare la voce; a tutti ricorda il valore del rispetto, della dignità e della vita.
Ed è forse proprio questo il significato più attuale di questi versi: l'alba che l'autore immaginava nel 2018 non è ancora pienamente arrivata. Ma può arrivare, se ciascuno di noi contribuirà a costruirla.
L'autore, un cittadino di Bulciago, osserva una realtà fatta di città frenetiche, volti distratti e persone che corrono, spesso senza accorgersi di ciò che accade intorno a loro. Poi, quasi improvvisamente, una notizia di cronaca irrompe nella quotidianità: una donna vittima di una violenza, una vita spezzata.
Da quel momento la poesia diventa una domanda rivolta a tutti noi: dove è finito il rispetto? Dove sono finiti l'umanità, la solidarietà, la capacità di indignarsi?
Ma ''L'alba che verrà'', oltre a essere una poesia di denuncia, è un invito a reagire. Alle donne chiede di rompere le catene della paura e di trovare la forza di alzare la voce; a tutti ricorda il valore del rispetto, della dignità e della vita.
Ed è forse proprio questo il significato più attuale di questi versi: l'alba che l'autore immaginava nel 2018 non è ancora pienamente arrivata. Ma può arrivare, se ciascuno di noi contribuirà a costruirla.
L'alba che verrà
Le città asserragliate da agglomerati e superbi grattacieli.
Le strade logorate da perpetui passaggi di veicoli rombanti,
Lo spazio angusto sui marciapiedi la gente in fretta se ne va.
volti offuscati, pensieri senza fine e il tempo che corre via.
un'anonima coppia dal volto sincero e con passo sicuro
fan da eccezione nella grigia penombra della vita,
all'angolo della via una locandina attira lo sguardo:
efferata violenza, una mano insanguinata
e ancora una donna dalla vita spezzata,
un tragico evento, un brivido corre nel cuore e la mente non regge al misfatto.
Perpetua l'odio, il disprezzo, l'intolleranza.
Ma dove è finito il mondo, dove sono finiti gli orizzonti, i colori, i sorrisi,
dove è finito l'uomo, senza senno, contaminato da turpi pensieri senza anima.
Donne è l'ora, sciogliete le catene della paura, dei soprusi, dei pregiudizi,
Levate gli occhi e Le mani, con forza e coraggio in coro inneggiate al valore e al rispetto della vita.
Solo così potrà sorgere un'alba foriera di nuovi e fecondi sentimenti.
Giuseppe Crippa


















