Costa: Padre Brenna presto rientrerà nella 'sua' Nigeria

È pronto a ripartire per la Nigeria, con il cuore colmo di gratitudine per l'affetto e la vicinanza ricevuti nella sua terra natale. Padre Luigi Brenna, 75 anni, missionario dei Chierici Regolari di Somasca e originario di Costa Masnaga, si prepara a tornare nella sua missione portando con sé anche un aiuto concreto: grazie alla generosità dei soci dell’associazione La Preferibile e di numerosi sostenitori, è stato infatti raggiunto il target necessario per portare avanti i nuovi progetti destinati alla comunità nigeriana.
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Da sinistra Daniele Fumagalli e La Preferibile
Un risultato che racconta il valore di una rete di solidarietà costruita negli anni e che vede l’associazione culturale impegnarsi in prima persona al fianco di padre Brenna. Proprio per sostenere la sua missione, lo scorso venerdì 31 luglio, nella sede de La Preferibile, si era svolta una pizzata benefica alla presenza del missionario. Una serata durante la quale padre Brenna ha raccontato la propria esperienza e illustrato i nuovi progetti di sviluppo, spiegando ai presenti come vengono utilizzati gli aiuti raccolti.
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Il vecchio pollaio
L’iniziativa ha permesso di raccogliere alcune risorse, mentre chi non ha potuto partecipare alla serata ha avuto comunque la possibilità di contribuire acquistando, a fronte di una donazione minima, i biglietti dal valore di 1.000 naira, la valuta nigeriana. L’intero ricavato raccolto è destinato alla realizzazione delle nuove opere.
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I nuovi bagni
Padre Brenna, in missione dal 1978, ha vissuto in diversi Paesi. Dopo i primi anni di esperienza in Italia, ha trascorso sette anni negli Stati Uniti lavorando con ragazzi in difficoltà, per poi essere inviato nelle Filippine, dove è rimasto per 23 anni. Nel 2015 è arrivata la proposta di partire per la Nigeria, un nuovo importante impegno che il religioso ha deciso di accettare nonostante l’età. “Ho iniziato la mia attività - ha spiegato - lavorando con i ragazzi di strada, che avevano difficoltà ad andare a scuola e a trovare un lavoro”.
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Oggi padre Brenna è impegnato nella Saint Gerome Children's Home, nei pressi di Enugu, una realtà che accoglie ragazzi indicativamente tra i 12 e i 18 anni. Molti sono orfani di padre oppure giovani che hanno perso diversi anni di scuola e che hanno bisogno di una nuova possibilità per costruire il proprio futuro. Il padre fondatore dei Somaschi diceva che occorreva vivere e servire i ragazzi: un pensiero che padre Brenna ha fatto suo, trascorrendo un’intera vita al fianco di giovani esclusi e bisognosi. Al rientro dalla scuola, si fa ricreazione e si dividono i compiti della casa: si prega, si lavora e si sta nelle emozioni che accompagnano la quotidianità, siano esse gioiose che di sofferenza. 
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Padre Brenna con i ragazzi
L’obiettivo che oggi padre Brenna si propone è quello di accompagnare questi giovani verso l’autonomia, dopo averli sostenuti in un percorso di scolarizzazione. Il progetto guarda quindi non soltanto all'accoglienza, ma alla formazione complessiva dei giovani, mettendo insieme istruzione, vita comunitaria e avviamento al lavoro. Sono stati pertanto avviati percorsi di formazione professionale, coinvolgendo volontari che insegnano ai ragazzi alcuni mestieri. Uno dei primi esempi è quello della barberia, molto diffuso nel paese africano. “Due anni fa abbiamo iniziato con il primo ragazzo che aveva compiuto 18 anni – ha spiegato padre Brenna –. Abbiamo cercato di reinserirlo nella sua famiglia e gli abbiamo dato la possibilità di imparare un mestiere, diventando barbiere”. Lo stesso si intende fare con altri giovani: le donazioni effettuate permetteranno di far proseguire il percorso scolastico, insieme all’avviamento professionale, in grado di poter dare un’effettiva indipendenza e un futuro a questi ragazzi. 

Negli ultimi anni il sostegno de La Preferibile ha già consentito di concretizzare diversi interventi nella missione: dall’installazione dei pannelli solari e dei frigoriferi alla realizzazione di due servizi igienici con lavandini in un edificio dove prima c’era un pollaio, fino alla realizzazione di locali destinati all’avviamento al mestiere dei giovani. 
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L'incontro con i genitori
Ora si guarda a nuovi percorsi. Tra le ipotesi c'è quella di realizzare un forno, così da insegnare ai ragazzi le competenze necessarie per lavorare nel settore della panificazione e della cucina.
Ma i progetti non si fermano qui. Padre Brenna sta lavorando anche allo sviluppo di un nuovo centro nella città di Benin, dove è già stato acquistato un terreno. “Vogliamo creare un centro che comprenda una scuola elementare, una scuola secondaria e una casa per i ragazzi, dove possano crescere attraverso diverse attività” ha spiegato il missionario. “Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un sistema che possa reggersi da solo”.

Tutti questi progetti si affiancano a quello delle adozioni a distanza che, grazie alla generosità di alcune persone, consentono di dare un futuro dignitoso in una terra difficile. “Ogni anno mando una fotografia del ragazzo – aggiunge padre Brenna – così le persone possono vedere concretamente chi stanno aiutando”.
Il lavoro quotidiano di Padre Brenna si inserisce in un contesto sociale, politico e culturale complesso. La Nigeria è caratterizzata da una grande varietà linguistica e, come spiega il missionario, anche la comunicazione può diventare una difficoltà. “Ci sono circa  – ha raccontato – 250 lingue. Non c’è una lingua parlata da tutti e per comunicare si utilizza soprattutto un inglese locale”. 
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L'arrivo dei pannelli fotovoltaici
Molti dei ragazzi provengono da aree rurali e agricole, dove le opportunità di studio e di lavoro possono essere limitate. “Le persone di etnia Ibo sono molto intraprendenti – osserva padre Brenna – ma nelle zone fuori dalle città la realtà è soprattutto agricola e forestale”. Una situazione che rende ancora più importante il lavoro di chi cerca di offrire ai giovani strumenti per costruirsi un futuro.

Padre Brenna, del resto, conosce anche il volto più difficile della missione. Nel 2022 è stato vittima di una violenta aggressione: durante un'incursione nella comunità di Usen venne rapito e colpito alla testa con un machete. Gli aggressori, convinti che fosse morto, lo abbandonarono. Gravemente ferito, riuscì comunque a salvarsi.
Questo episodio drammatico non ha interrotto il suo impegno: al contrario, oggi continua a dedicarsi ai suoi ragazzi con la convinzione che la missione significhi prima di tutto esserci, condividere la quotidianità e costruire relazioni.
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Il pollaio riqualificato
L'associazione di Costa Masnaga, attraverso le iniziative organizzate nel corso degli anni, ha scelto di accompagnare concretamente il lavoro di padre Brenna, trasformando le donazioni in opere visibili e durature. Il presidente Daniele Fumagalli sottolinea proprio il valore di questo rapporto. “Il contatto con padre Brenna - spiega - ci permette di conoscere più da vicino realtà e difficoltà molto lontane dalla nostra quotidianità. Consente anche di conoscere le persone da vicino, dando una cartina di tornasole di com’è fatto l’uomo, nelle sue miserie e nel suo buon animo. Vedere come la generosità delle persone possa trasformarsi concretamente in un aiuto per questi ragazzi mi riempie il cuore”.
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Mentre si prepara a tornare in Nigeria, il missionario porta con sé anche un messaggio imparato in quasi cinquant’anni di vita dedicata agli altri: stare accanto ai ragazzi significa offrire loro ciò di cui hanno bisogno, ma ancor più la possibilità di diventare protagonisti del proprio domani. 

Questa la sfida che attende padre Brenna nei prossimi mesi, consapevole che, al suo fianco, ci sarà ancora una volta la solidarietà di Costa Masnaga.
M.Mau.
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