La scuola sia occasione di crescita umana, culturale, relazionale, vocazionale
La scuola sembra un immobile di muri e di vetri, di porte e di scale; in realtà è uno spazio di vita, di movimento per l’incontro, per il convenire di persone che hanno scelto di dedicarsi ai più giovani, di ragazzi e ragazze che desiderano diventare adulti, di genitori e famiglie che cercano alleanze nell’impresa di educare al futuro.
Il calendario sembra una collezione di scadenze, un elenco di adempimenti, un calcolo di giorni; in realtà è l’offerta di occasioni per la libertà. Ogni giorno è il tempo proprio per scegliere la qualità dei rapporti, la sfida della conoscenza, la pratica di una disciplina. Ogni occasione è rischio di scelte sbagliate e possibile causa di infelicità. Ma ogni giorno è anche occasione per il bene.
I titoli di studio sembrano certificati per essere autorizzati a insegnare e a lavorare nella scuola; in realtà sono il riconoscimento di una competenza, l’attestazione di un patrimonio di cultura, di passione, di incontri, di stimoli ad aggiornarsi sempre, a condividere percorsi culturali, a qualificare le proposte didattiche.
Le riunioni, i collegi, i consigli sembrano noiosi adempimenti burocratici; in realtà sono incontri propizi a esercitare il confronto sull’avventura di istruzione, di formazione, di educazione che nessuno può affrontare da solo. Sono momenti promettenti per condividere scienza e sapienza e immaginare percorsi comuni e contributi specifici.
Le classi sembrano elenchi di studenti; in realtà sono volti, amicizie, inimicizie, promesse, delusioni, fatiche e solidarietà. La classe rende possibili incontri che diventano familiarità, confronti che diventano esplorazioni, aiuto reciproco che diventa percorso condiviso. Ogni incontro è responsabilità di ciascuno. Potrebbe anche diventare scontro o impantanarsi nell’indifferenza. Invece è una vocazione a riconoscersi capaci di attenzione, rispetto, servizio reciproco.
I fascicoli, i registri, le schede sembrano accumulo di dati destinati ad accatastarsi nella dimenticanza; in realtà possono essere la sintesi di una storia personale, la documentazione dell’attenzione rivolta a ciascuno, la narrazione di asprezze ed entusiasmi e, in sostanza, la rivelazione che tutti possono diventare migliori.
La tecnologia sembra l’insieme di strumenti che esonerano dalla fatica di ricordare, di pensare, di scrivere, di tradurre, di calcolare e insinuano l’impressione che le persone siano superflue, i libri siano un ingombro, la creatività personale un disturbo. In realtà la tecnologia è un servizio che allarga gli orizzonti, rende cittadini del mondo e chiede che uomini e donne restino umani.
Con questi pensieri accompagno l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027 e auguro a tutte le componenti della comunità scolastica, alunni e famiglie, docenti, insegnanti di sostegno, dirigenti, personale tecnico amministrativo di vivere la scuola non come sembra, ma come è veramente, come è chiamata ad essere: occasione irrinunciabile di crescita umana, culturale, relazionale, vocazionale.
Invoco ogni benedizione di Dio perché l’anno scolastico sia il tempo propizio per seminare pensieri e parole di pace, di fiducia nel futuro, di responsabilità nei confronti degli altri e nell’aiutare il pianeta.
Il calendario sembra una collezione di scadenze, un elenco di adempimenti, un calcolo di giorni; in realtà è l’offerta di occasioni per la libertà. Ogni giorno è il tempo proprio per scegliere la qualità dei rapporti, la sfida della conoscenza, la pratica di una disciplina. Ogni occasione è rischio di scelte sbagliate e possibile causa di infelicità. Ma ogni giorno è anche occasione per il bene.
I titoli di studio sembrano certificati per essere autorizzati a insegnare e a lavorare nella scuola; in realtà sono il riconoscimento di una competenza, l’attestazione di un patrimonio di cultura, di passione, di incontri, di stimoli ad aggiornarsi sempre, a condividere percorsi culturali, a qualificare le proposte didattiche.

Le classi sembrano elenchi di studenti; in realtà sono volti, amicizie, inimicizie, promesse, delusioni, fatiche e solidarietà. La classe rende possibili incontri che diventano familiarità, confronti che diventano esplorazioni, aiuto reciproco che diventa percorso condiviso. Ogni incontro è responsabilità di ciascuno. Potrebbe anche diventare scontro o impantanarsi nell’indifferenza. Invece è una vocazione a riconoscersi capaci di attenzione, rispetto, servizio reciproco.
I fascicoli, i registri, le schede sembrano accumulo di dati destinati ad accatastarsi nella dimenticanza; in realtà possono essere la sintesi di una storia personale, la documentazione dell’attenzione rivolta a ciascuno, la narrazione di asprezze ed entusiasmi e, in sostanza, la rivelazione che tutti possono diventare migliori.
La tecnologia sembra l’insieme di strumenti che esonerano dalla fatica di ricordare, di pensare, di scrivere, di tradurre, di calcolare e insinuano l’impressione che le persone siano superflue, i libri siano un ingombro, la creatività personale un disturbo. In realtà la tecnologia è un servizio che allarga gli orizzonti, rende cittadini del mondo e chiede che uomini e donne restino umani.
Con questi pensieri accompagno l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027 e auguro a tutte le componenti della comunità scolastica, alunni e famiglie, docenti, insegnanti di sostegno, dirigenti, personale tecnico amministrativo di vivere la scuola non come sembra, ma come è veramente, come è chiamata ad essere: occasione irrinunciabile di crescita umana, culturale, relazionale, vocazionale.
Invoco ogni benedizione di Dio perché l’anno scolastico sia il tempo propizio per seminare pensieri e parole di pace, di fiducia nel futuro, di responsabilità nei confronti degli altri e nell’aiutare il pianeta.
Monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano



















