Il cinema a Venezia/9-10: il Lido si sta svuotando, ma c'è attesa per il gran finale
Il Festival a Venezia sta per finire e il Lido sembra ormai deserto. Se fino a qualche giorno fa era impossibile muoversi, ecco che di colpo sono sparite le code al bar e addirittura ai bagni. Per chi vive tutto dal primo giorno è una sensazione strana, c’è un clima certamente più disteso, ma c’è anche l’amarezza del rendersi conto che questa avventura speciale stia per finire. Oggi è tutto pronto per il gran finale, la giuria svelerà i premi tra cui l’ambito Leone d'Oro, ma prima è il momento di raccontarvi cosa è successo in queste due ultime giornate.

Anche giovedì la pioggia non è stata clemente sul Lido e così abbiamo deciso di riposare finalmente un po’ di più e di goderci una meritata colazione. Mentre eravamo dirette verso la prima proiezione abbiamo trovato sulla nostra strada l’attore Lino Musella a cui abbiamo fatto i complimenti per la bellissima interpretazione in ''Il fuoco che ti porti dentro'' con la promessa di vederlo presto a teatro. La visione della mattinata è stato il documentario ''Naza'', lungometraggio attesissimo e da molti già considerato con un premio in mano. Ripreso clandestinamente sui tetti di una Tel Aviv notturna, i registi hanno voluto raccontare le modalità con cui l’esercito israeliano seleziona gli obiettivi palestinesi coinvolgendo anche i civili (denominati naza). Un documentario sicuramente di impatto, ma che in realtà mette in scena un’inchiesta già fatta da delle emittenti televisive americane: per me un Leone d'Oro sarebbe forse ''regalato''.

La nostra giornata è stata priva di incontri o di emozioni, di fronte alla tempesta che si è scatenata sul Lido ci siamo rifugiati nel bar Casinò dove ci siamo trovati in compagnia del regista filippino Lav Diaz. Abbiamo sfidato la pioggia solo per passare in sala giardino per assistere ad un rassegna di corti della sezione orizzonti.

Quest’anno ad impreziosire la selezione c'era anche l'attrice, qui al debutto alla regia, Saoirse Ronan che ha presentato ''Paper plane'' un intimo ritratto del rapporto di una madre e di una figlia che comunicano attraverso degli areoplanini di carta.

Se giovedì è stata una giornata tutto sommato leggera, venerdì è stata l’opposto anche perché il Lido ha dato il suo ultimo tocco di vita per accogliere il gladiatore Russel Crowe. E' presto però per parlare del tanto atteso incontro anche perché prima abbiamo visto ben due film. Il primo è stato ''Ritorno a Buenos Aires'' pellicola di Marco Bechis con protagonista Adriano Giannini, un medico torinese che deve tornare in Argentina per testimoniare riguardo le violenze subite negli anni Settanta. Malgrado le ottime premesse, il film si è rivelato a mio parere molto scarico e a tratti addirittura fastidioso. Ben diverso è stato ''Un bon Avocat'', una pellicola divisa tra commedia e dramma con uno stratosferico Laurent Lafitte. Il protagonista è un avvocato con problemi di tossico dipendenza che dovrà fare di tutto per non farsi radiare dall’albo anche grazie all’aiuto del suo giovane stagista. È stata una visione finalmente fresca, piacevole, ma che ci ha fatto anche riflettere, mi è piaciuto così tanto che quasi quasi sarei andata a rivederlo.

Se non abbiamo rivisto il film, almeno abbiamo incontrato il cast con la leggendaria Carole Bouquet celebre per aver recitato al fianco di Adriano Celentano e per aver interpretato la Bond Girl in ''Solo per i tuoi occhi'' con Roger Moore. L’incontro a cui tenevo più di tutti è stato quello con l’attore francese Laurent Lafitte, l’avevo incrociato anche l’anno scoro a Cannes dove aveva ricoperto il suolo di padrino, ma finalmente ha avuto la possibilità di un incontro più ravvicinato.

Il grande ospite della giornata è arrivato invece come un vero e proprio uragano. Russel Crowe è stato disponibilissimo tutti e ci ha regalato una conferenza stampa davvero grandiosa. Il film che ha diretto proprio non mi interessava e l'ho saltato volentieri, ma le mie amiche che lo hanno visto mi hanno detto che non è stato granchè…

L’ultimo film in sala grande, la sala delle premiere con il cast, fa sempre un certo effetto e quest’anno il mio è stato ''A bit of light'' di Ali Asgari. La sala ha offerto una standing ovation al lavoro del regista, ma a me il film non ha convinto. Il protagonista è un medico che, dopo aver curato alcuni manifestanti si trova l’ambulatorio chiuso e inizia a pensare di togliersi la vita, una storia sicuramente toccante e che riguarda la situazione politica in Iran, ma mancava di qualcosa.

La vera esperienza mistica del festival l’ho invece affrontata con la mia amica Beatrice che ha deciso di seguirmi nella follia di rinchiudermi in sala per 3 ore e mezza per vedere ''Dau'', l’unico film russo in concorso. Ho rincorso questa pellicola in tutti i modi possibili, e anche questa volta rischiavo di saltare, ma ho puntato i piedi per riuscirci. Due mesi fa mi è capitato di visitare una città atomica in Cina e quindi la premessa di poter vedere un film sul creatore della bomba atomica in Russia mi affascinava tantissimo. La pellicola invece si è rivelata tutt’altro, un vero e proprio viaggio mistico nella vita del fisico Dau. La visione è stata talmente strana che ad un certo punto è stata fatta una pausa di quindici minuti ed è in quel momento che ci siamo trovate a pianificare la mossa successiva.

Mentre eravamo in sala era prevista la premiere di ''Un bon avocat'', il carpet veniva trasmesso su un televisore durante la pausa e è lì che abbiamo scoperto la presenza di Melanie Laurent, una delle protagoniste di ''Bastardi senza gloria'', che aveva tirato il pacco in conferenza stampa. Non c’è stato nemmeno tanto da pianificare perché la cosiddetta ''mossa del giaguaro'' era più che scontata: appena terminato il nostro film sulla bomba ci siamo fiondate fuori dalla sala grande ed insieme alla mia amica Carlotta abbiamo fatto l’incontro perfetto.
Anche questa volta mentre vi scrivo è piena notte al Lido, c’è chi se né già andato, altri lo faranno domani. Noi resteremo fino alla fine per assistere alle premiazioni, abbiamo già un preferito per il Leone d’Oro, ma acqua in bocca, siamo piuttosto scaramantiche.

Giorgia con il regista Lino Musella
Anche giovedì la pioggia non è stata clemente sul Lido e così abbiamo deciso di riposare finalmente un po’ di più e di goderci una meritata colazione. Mentre eravamo dirette verso la prima proiezione abbiamo trovato sulla nostra strada l’attore Lino Musella a cui abbiamo fatto i complimenti per la bellissima interpretazione in ''Il fuoco che ti porti dentro'' con la promessa di vederlo presto a teatro. La visione della mattinata è stato il documentario ''Naza'', lungometraggio attesissimo e da molti già considerato con un premio in mano. Ripreso clandestinamente sui tetti di una Tel Aviv notturna, i registi hanno voluto raccontare le modalità con cui l’esercito israeliano seleziona gli obiettivi palestinesi coinvolgendo anche i civili (denominati naza). Un documentario sicuramente di impatto, ma che in realtà mette in scena un’inchiesta già fatta da delle emittenti televisive americane: per me un Leone d'Oro sarebbe forse ''regalato''.

I registi dei corti
La nostra giornata è stata priva di incontri o di emozioni, di fronte alla tempesta che si è scatenata sul Lido ci siamo rifugiati nel bar Casinò dove ci siamo trovati in compagnia del regista filippino Lav Diaz. Abbiamo sfidato la pioggia solo per passare in sala giardino per assistere ad un rassegna di corti della sezione orizzonti.

Saoirse Ronan
Quest’anno ad impreziosire la selezione c'era anche l'attrice, qui al debutto alla regia, Saoirse Ronan che ha presentato ''Paper plane'' un intimo ritratto del rapporto di una madre e di una figlia che comunicano attraverso degli areoplanini di carta.

Selfie con Russel Crowe
Se giovedì è stata una giornata tutto sommato leggera, venerdì è stata l’opposto anche perché il Lido ha dato il suo ultimo tocco di vita per accogliere il gladiatore Russel Crowe. E' presto però per parlare del tanto atteso incontro anche perché prima abbiamo visto ben due film. Il primo è stato ''Ritorno a Buenos Aires'' pellicola di Marco Bechis con protagonista Adriano Giannini, un medico torinese che deve tornare in Argentina per testimoniare riguardo le violenze subite negli anni Settanta. Malgrado le ottime premesse, il film si è rivelato a mio parere molto scarico e a tratti addirittura fastidioso. Ben diverso è stato ''Un bon Avocat'', una pellicola divisa tra commedia e dramma con uno stratosferico Laurent Lafitte. Il protagonista è un avvocato con problemi di tossico dipendenza che dovrà fare di tutto per non farsi radiare dall’albo anche grazie all’aiuto del suo giovane stagista. È stata una visione finalmente fresca, piacevole, ma che ci ha fatto anche riflettere, mi è piaciuto così tanto che quasi quasi sarei andata a rivederlo.

Carole Bouquet
Se non abbiamo rivisto il film, almeno abbiamo incontrato il cast con la leggendaria Carole Bouquet celebre per aver recitato al fianco di Adriano Celentano e per aver interpretato la Bond Girl in ''Solo per i tuoi occhi'' con Roger Moore. L’incontro a cui tenevo più di tutti è stato quello con l’attore francese Laurent Lafitte, l’avevo incrociato anche l’anno scoro a Cannes dove aveva ricoperto il suolo di padrino, ma finalmente ha avuto la possibilità di un incontro più ravvicinato.

Laurent Lafitte
Il grande ospite della giornata è arrivato invece come un vero e proprio uragano. Russel Crowe è stato disponibilissimo tutti e ci ha regalato una conferenza stampa davvero grandiosa. Il film che ha diretto proprio non mi interessava e l'ho saltato volentieri, ma le mie amiche che lo hanno visto mi hanno detto che non è stato granchè…

Russel Crowe in conferenza stampa
L’ultimo film in sala grande, la sala delle premiere con il cast, fa sempre un certo effetto e quest’anno il mio è stato ''A bit of light'' di Ali Asgari. La sala ha offerto una standing ovation al lavoro del regista, ma a me il film non ha convinto. Il protagonista è un medico che, dopo aver curato alcuni manifestanti si trova l’ambulatorio chiuso e inizia a pensare di togliersi la vita, una storia sicuramente toccante e che riguarda la situazione politica in Iran, ma mancava di qualcosa.

Il cast di ''A bit of light''
La vera esperienza mistica del festival l’ho invece affrontata con la mia amica Beatrice che ha deciso di seguirmi nella follia di rinchiudermi in sala per 3 ore e mezza per vedere ''Dau'', l’unico film russo in concorso. Ho rincorso questa pellicola in tutti i modi possibili, e anche questa volta rischiavo di saltare, ma ho puntato i piedi per riuscirci. Due mesi fa mi è capitato di visitare una città atomica in Cina e quindi la premessa di poter vedere un film sul creatore della bomba atomica in Russia mi affascinava tantissimo. La pellicola invece si è rivelata tutt’altro, un vero e proprio viaggio mistico nella vita del fisico Dau. La visione è stata talmente strana che ad un certo punto è stata fatta una pausa di quindici minuti ed è in quel momento che ci siamo trovate a pianificare la mossa successiva.

Mentre eravamo in sala era prevista la premiere di ''Un bon avocat'', il carpet veniva trasmesso su un televisore durante la pausa e è lì che abbiamo scoperto la presenza di Melanie Laurent, una delle protagoniste di ''Bastardi senza gloria'', che aveva tirato il pacco in conferenza stampa. Non c’è stato nemmeno tanto da pianificare perché la cosiddetta ''mossa del giaguaro'' era più che scontata: appena terminato il nostro film sulla bomba ci siamo fiondate fuori dalla sala grande ed insieme alla mia amica Carlotta abbiamo fatto l’incontro perfetto.
Anche questa volta mentre vi scrivo è piena notte al Lido, c’è chi se né già andato, altri lo faranno domani. Noi resteremo fino alla fine per assistere alle premiazioni, abbiamo già un preferito per il Leone d’Oro, ma acqua in bocca, siamo piuttosto scaramantiche.
Giorgia Monguzzi



















