Campofiorenzo celebra con Delpini il 40^ anniversario del santuario
Una chiesa come una grande vela gonfiata dal vento, una comunità chiamata a essere fatta di "pietre vive" e a prendere il largo lasciandosi guidare dallo Spirito. Sono le immagini attorno alle quali si è sviluppata l'omelia dell'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che venerdì sera ha raggiunto Campofiorenzo per presiedere la solenne celebrazione eucaristica in occasione del 40° anniversario della consacrazione della chiesa dedicata alla Madonna di Czestochowa.

Un appuntamento particolarmente significativo per la frazione casatese, che ha visto numerosi fedeli riunirsi per ricordare quattro decenni di storia e di vita comunitaria . Ad accompagnare la liturgia sono stati i cantori, con brani musicali e preghiere che hanno scandito i diversi momenti della funzione.
A dare il benvenuto all'arcivescovo è stato don Massimo Santambrogio, parroco della Comunità Pastorale Maria Regina di Tutti i Santi di Casatenovo. ''Siamo contenti della sua presenza in un giorno feriale, quasi a ricordarci che la gioia non ha limiti'' ha esordito, sottolineando la partecipazione con cui la comunità ha accolto monsignor Delpini.

Don Massimo ha quindi rivolto il proprio pensiero alle tante persone che, in modi e tempi differenti, hanno contribuito alla storia della chiesa di Campofiorenzo. Tra loro don Franco, che ne ha seguito l'edificazione, i sacerdoti che negli anni vi hanno prestato servizio e le Serve di Gesù Cristo, giunte al termine del loro mandato. Presenti anche le autorità civili e militari del territorio: il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati, l'assessore Daniele Viganò, i consiglieri Francesco Sironi, Gaetano Caldirola e il luogotenente Christian Cucciniello, comandante dei Carabinieri della stazione di Casatenovo.
''Entriamo nei misteri con attenzione'' ha quindi esordito monsignor Delpini, dando inizio a una celebrazione nella quale il ricordo del passato si è intrecciato alla riflessione sul significato della comunità cristiana nel presente.
Al centro dell'omelia l'arcivescovo ha posto la figura evangelica di Zaccheo. Nella folla di Gerico, curiosa e pronta a giudicare, risuona infatti un nome: proprio quello di un uomo dalla vita tutt'altro che esemplare, al quale Gesù sceglie di rivolgersi personalmente.
Da qui la domanda posta da Delpini ai fedeli: essere semplicemente parte della folla, spettatori pettegoli e talvolta inclini al giudizio, oppure riconoscersi destinatari di una parola che Gesù rivolge personalmente a ciascuno?

''Gesù è venuto a salvare chi era perduto'' ha ricordato l'arcivescovo. L'incontro con Zaccheo porta gioia nella sua casa e produce un cambiamento concreto nella sua esistenza. Una gioia che, tuttavia, la folla non riesce a condividere, preferendo coltivare il malumore e sostenere che Gesù abbia scelto la persona sbagliata.

È proprio in questa contrapposizione che Delpini ha individuato un interrogativo valido ancora oggi: ''Gesù desidera incontrarmi, venire a casa mia e riempirla di gioia''. La chiamata personale, ha precisato, non conduce però a una fede individualistica. Ciascuno viene chiamato per prendere parte all'opera di Dio e contribuire alla costruzione della sua Chiesa.
Una riflessione che ha trovato un richiamo concreto proprio nell'edificio di Campofiorenzo. L'arcivescovo ne ha osservato le forme, capaci di evocare l'immagine di una grande vela gonfiata dal vento, mentre le imponenti nervature in legno richiamano una barca chiamata ad attraversare anche le tempeste della storia.

''Questo santuario racconta l'avventura del tempo come una grande vela riempita dal vento di Dio'', ha spiegato Delpini, richiamando quindi ogni fedele alla responsabilità di essere "pietra viva" della comunità.
Particolarmente significativa, in questo senso, la presenza alla celebrazione dei sacerdoti che negli anni hanno accompagnato la parrocchia. ''È bello che oggi siano radunati qui i preti di oggi e quelli che hanno versato il loro tempo in questa comunità'', ha osservato l'arcivescovo, salutando anche monsignor Ruben Oscar Frassia, proveniente da Buenos Aires, in visita a Milano, presente alla celebrazione.
La Chiesa, ha proseguito Delpini, non coincide infatti semplicemente con un edificio: è costituita dalle persone e dalla presenza dello Spirito di Dio nelle comunità sparse in ogni parte del mondo. ''Siamo tutti pietre vive'', ha ricordato.

Un secondo passaggio dell'omelia ha preso spunto dalle parole di San Paolo alla comunità di Corinto e dai due rischi che, secondo l'arcivescovo, possono indebolire una comunità cristiana. Il primo è quello di affidarsi a una sapienza puramente mondana, mettendo in secondo piano la parola della Croce; il secondo è rappresentato dalle divisioni e dalla formazione di gruppi contrapposti.
Di fronte a entrambi, il riferimento indicato da San Paolo rimane uno solo: Gesù, ''l'unico fondamento'' capace di tenere insieme la Chiesa.
I quarant'anni dell'edificio diventano dunque occasione non soltanto per celebrare una storia, ma anche per interrogarsi sul presente. ''Celebriamo una storia di quarant'anni di una chiesa adatta alla preghiera e che ci aiuta a sentirci uniti'', ha affermato Delpini, invitando ciascuno a porsi due domande: ''Io sono interlocutore di Gesù? La mia presenza nella comunità serve a costruire comunione e fraternità?''.

Ancora una volta, a offrire una risposta simbolica è stata l'architettura stessa della chiesa di Campofiorenzo. ''Questa chiesa, con l'immagine della vela, ci dice: lasciatevi spingere al largo dallo Spirito, costruite su di lui la vostra vita''. Tutti, ha aggiunto l'arcivescovo, si trovano sulla stessa barca e sono chiamati a prendere il largo affidandosi alla forza dello Spirito e alla presenza di Gesù.
Durante l'offertorio sono stati portati all'altare il pane e il vino insieme a una busta contenente le offerte destinate ai poveri, dando così anche un significato concreto al richiamo alla fraternità emerso durante la celebrazione.

Prima della benedizione finale, don Massimo Santambrogio ha nuovamente preso la parola per esprimere la gratitudine della comunità. ''Grazie al nostro vescovo per aver voluto essere presente e per la parola che abbiamo ascoltato e che si è sedimentata dentro di noi'', ha detto, estendendo il ringraziamento a quanti hanno animato la liturgia e a tutta la comunità che ha lavorato a lungo per preparare la celebrazione.
Un pensiero di riconoscenza è stato rivolto anche al vescovo Ruben Oscar Frassia, il cui intervento ha richiamato la figura di Papa Francesco.

Monsignor Delpini ha ricambiato il saluto esprimendo la propria gratitudine per la celebrazione e ricordando come torni sempre volentieri nella comunità casatese. Un saluto particolare è stato rivolto anche ai numerosi sacerdoti che hanno concelebrato la messa.
L'ingresso e la conclusione della funzione sono stati accompagnati da lunghi e calorosi applausi, segno dell'affetto con cui Campofiorenzo ha accolto l'arcivescovo in una serata destinata a rimanere tra i momenti più significativi delle celebrazioni per il 40° anniversario.
Al termine della messa la festa è proseguita con un rinfresco, occasione per concludere e condividere in lietezza la ricorrenza.

Monsignor Delpini con chierichetti e alcuni dei sacerdoti intervenuti alla celebrazione liturgica
Un appuntamento particolarmente significativo per la frazione casatese, che ha visto numerosi fedeli riunirsi per ricordare quattro decenni di storia e di vita comunitaria . Ad accompagnare la liturgia sono stati i cantori, con brani musicali e preghiere che hanno scandito i diversi momenti della funzione.
A dare il benvenuto all'arcivescovo è stato don Massimo Santambrogio, parroco della Comunità Pastorale Maria Regina di Tutti i Santi di Casatenovo. ''Siamo contenti della sua presenza in un giorno feriale, quasi a ricordarci che la gioia non ha limiti'' ha esordito, sottolineando la partecipazione con cui la comunità ha accolto monsignor Delpini.

Don Massimo ha quindi rivolto il proprio pensiero alle tante persone che, in modi e tempi differenti, hanno contribuito alla storia della chiesa di Campofiorenzo. Tra loro don Franco, che ne ha seguito l'edificazione, i sacerdoti che negli anni vi hanno prestato servizio e le Serve di Gesù Cristo, giunte al termine del loro mandato. Presenti anche le autorità civili e militari del territorio: il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati, l'assessore Daniele Viganò, i consiglieri Francesco Sironi, Gaetano Caldirola e il luogotenente Christian Cucciniello, comandante dei Carabinieri della stazione di Casatenovo.
''Entriamo nei misteri con attenzione'' ha quindi esordito monsignor Delpini, dando inizio a una celebrazione nella quale il ricordo del passato si è intrecciato alla riflessione sul significato della comunità cristiana nel presente.
Da qui la domanda posta da Delpini ai fedeli: essere semplicemente parte della folla, spettatori pettegoli e talvolta inclini al giudizio, oppure riconoscersi destinatari di una parola che Gesù rivolge personalmente a ciascuno?

''Gesù è venuto a salvare chi era perduto'' ha ricordato l'arcivescovo. L'incontro con Zaccheo porta gioia nella sua casa e produce un cambiamento concreto nella sua esistenza. Una gioia che, tuttavia, la folla non riesce a condividere, preferendo coltivare il malumore e sostenere che Gesù abbia scelto la persona sbagliata.

È proprio in questa contrapposizione che Delpini ha individuato un interrogativo valido ancora oggi: ''Gesù desidera incontrarmi, venire a casa mia e riempirla di gioia''. La chiamata personale, ha precisato, non conduce però a una fede individualistica. Ciascuno viene chiamato per prendere parte all'opera di Dio e contribuire alla costruzione della sua Chiesa.
Una riflessione che ha trovato un richiamo concreto proprio nell'edificio di Campofiorenzo. L'arcivescovo ne ha osservato le forme, capaci di evocare l'immagine di una grande vela gonfiata dal vento, mentre le imponenti nervature in legno richiamano una barca chiamata ad attraversare anche le tempeste della storia.

L'arrivo di monsignor Delpini, accolto da un applauso sentito
''Questo santuario racconta l'avventura del tempo come una grande vela riempita dal vento di Dio'', ha spiegato Delpini, richiamando quindi ogni fedele alla responsabilità di essere "pietra viva" della comunità.
Particolarmente significativa, in questo senso, la presenza alla celebrazione dei sacerdoti che negli anni hanno accompagnato la parrocchia. ''È bello che oggi siano radunati qui i preti di oggi e quelli che hanno versato il loro tempo in questa comunità'', ha osservato l'arcivescovo, salutando anche monsignor Ruben Oscar Frassia, proveniente da Buenos Aires, in visita a Milano, presente alla celebrazione.
La Chiesa, ha proseguito Delpini, non coincide infatti semplicemente con un edificio: è costituita dalle persone e dalla presenza dello Spirito di Dio nelle comunità sparse in ogni parte del mondo. ''Siamo tutti pietre vive'', ha ricordato.

Un secondo passaggio dell'omelia ha preso spunto dalle parole di San Paolo alla comunità di Corinto e dai due rischi che, secondo l'arcivescovo, possono indebolire una comunità cristiana. Il primo è quello di affidarsi a una sapienza puramente mondana, mettendo in secondo piano la parola della Croce; il secondo è rappresentato dalle divisioni e dalla formazione di gruppi contrapposti.
Di fronte a entrambi, il riferimento indicato da San Paolo rimane uno solo: Gesù, ''l'unico fondamento'' capace di tenere insieme la Chiesa.
I quarant'anni dell'edificio diventano dunque occasione non soltanto per celebrare una storia, ma anche per interrogarsi sul presente. ''Celebriamo una storia di quarant'anni di una chiesa adatta alla preghiera e che ci aiuta a sentirci uniti'', ha affermato Delpini, invitando ciascuno a porsi due domande: ''Io sono interlocutore di Gesù? La mia presenza nella comunità serve a costruire comunione e fraternità?''.

L'arcivescovo con il coro che ha animato la celebrazione
Ancora una volta, a offrire una risposta simbolica è stata l'architettura stessa della chiesa di Campofiorenzo. ''Questa chiesa, con l'immagine della vela, ci dice: lasciatevi spingere al largo dallo Spirito, costruite su di lui la vostra vita''. Tutti, ha aggiunto l'arcivescovo, si trovano sulla stessa barca e sono chiamati a prendere il largo affidandosi alla forza dello Spirito e alla presenza di Gesù.
Durante l'offertorio sono stati portati all'altare il pane e il vino insieme a una busta contenente le offerte destinate ai poveri, dando così anche un significato concreto al richiamo alla fraternità emerso durante la celebrazione.

Il taglio della torta dei quarant'anni del santuario
Prima della benedizione finale, don Massimo Santambrogio ha nuovamente preso la parola per esprimere la gratitudine della comunità. ''Grazie al nostro vescovo per aver voluto essere presente e per la parola che abbiamo ascoltato e che si è sedimentata dentro di noi'', ha detto, estendendo il ringraziamento a quanti hanno animato la liturgia e a tutta la comunità che ha lavorato a lungo per preparare la celebrazione.
Un pensiero di riconoscenza è stato rivolto anche al vescovo Ruben Oscar Frassia, il cui intervento ha richiamato la figura di Papa Francesco.

Monsignor Delpini ha ricambiato il saluto esprimendo la propria gratitudine per la celebrazione e ricordando come torni sempre volentieri nella comunità casatese. Un saluto particolare è stato rivolto anche ai numerosi sacerdoti che hanno concelebrato la messa.
L'ingresso e la conclusione della funzione sono stati accompagnati da lunghi e calorosi applausi, segno dell'affetto con cui Campofiorenzo ha accolto l'arcivescovo in una serata destinata a rimanere tra i momenti più significativi delle celebrazioni per il 40° anniversario.
Al termine della messa la festa è proseguita con un rinfresco, occasione per concludere e condividere in lietezza la ricorrenza.
G.S.


















