Casatenovo, Graziella Fumagalli: due monumenti raccontano un legame con il Giappone. In pochi lo sanno
Tra la fretta degli spostamenti quotidiani e le vie più frequentate ci si abitua a guardare solo ciò che fa clamore, sfilando accanto a dettagli che meriterebbero ben altra attenzione. A riportarla dove serve, questa volta, sono state le segnalazioni di alcuni cittadini di Casatenovo che hanno ribadito come sia necessario porre rimedio a questa svista collettiva. Sul territorio sono infatti presenti due monumenti in particolare, entrambi dedicati alla pace e al sacrificio di Graziella Fumagalli, dietro ai quali si racchiude una storia di coraggio e di altruismo dal valore inestimabile.

Graziella Fumagalli, nata a Casatenovo il 24 agosto 1944, è stata un medico instancabile e appassionato, che si è sempre prodigato per il sociale. Già prima della laurea in medicina è stata una delle fondatrici dell’Operazione Mato Grosso della Brianza, svolgendo con generosità ed entusiasmo il suo compito a favore del prossimo.

Dopo aver conseguito la specializzazione in chirurgia pediatrica e successivamente in malattie tropicali, nel 1989 è entrata in contatto con l’associazione Mani Tese, che l’ha introdotta al servizio nei Paesi in via di sviluppo, fino a dirigere per conto della Caritas un centro antitubercolare a Merka, in Somalia.

È rimasta a lungo in questo luogo caratterizzato da violenza e morte, testimoniando il suo impegno per la pace e andando oltre le appartenenze ideologiche, etniche, religiose, di classe e di cultura. È proprio qui che purtroppo il 22 ottobre 1995 Graziella ha perso la vita, uccisa in un agguato mentre era in ambulatorio a prestare servizio.

Un evento tragico che ha colpito l’intera collettività, portando all’istituzione di una serie di iniziative sorte in ambito sia pubblico che privato. Nel 1996 Sachiko Ishikawa, professoressa giapponese residente in Italia, colpita dal sacrificio della dottoressa, chiese e ottenne dal Comune di Casatenovo la donazione di una stele commemorativa, in grado di valorizzare un’eredità morale che va oltre i confini del nostro territorio.
Il monumento, realizzato dallo scultore Alessandro Nastasio e inaugurato in Piazza della Repubblica il 9 novembre di quell’anno, è stato innalzato col sostegno di The World Peace Prayer Society, un’organizzazione giapponese a favore della pace con cui Ishikawa aveva contatti.

Il legame con il Giappone emerge chiaramente anche dai documenti relativi all’intitolazione dell’auditorium di Villa Mariani a Graziella Fumagalli e alla donazione per l’occasione della statua di Atlante che regge il mondo, avvenute il 7 dicembre 2003. Un’opera di grande valore artistico e simbolico che tuttavia oggi giace confinata in un parcheggio, finendo per passare quasi inosservata.

Ancora una volta la realizzazione di quest’ultima è stata possibile attraverso l’intervento della professoressa Ishikawa, la quale, in collaborazione con Mariko Okino dell’Associazione Arte senza Confini, ha reso possibile la creazione di un’opera destinata a custodire nel tempo il ricordo del suo sacrificio.

Un gesto che ha attirato l’attenzione del sindaco di Hiroshima dell’epoca Tadatoshi Akiba, complice l’ingresso di Casatenovo nell’organizzazione Mayors for Peace, un gruppo internazionale fondato nel 1982 dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki per la promozione della pace nel mondo.

Così si legge nella lettera inviata dall’ex primo cittadino Akiba al sindaco di allora Giuseppe Corbetta: ''A causa della nostra tragica esperienza della bomba atomica 58 anni fa, la città di Hiroshima ha costantemente gridato al mondo il nostro desiderio di abolizione delle armi nucleari e la realizzazione di una pace mondiale genuina e duratura''.
''Sotto questa luce, spero che il coinvolgimento di Ishikawa e di Okino nella donazione di questa statua comporterà rapporti più profondi tra i cittadini di Casatenovo e Hiroshima, lavoriamo insieme per liberarci dalla paura e dall’odio e per costruire un mondo pacifico libero dalle armi nucleari. Prego dal lontano Giappone per la dottoressa Fumagalli, missionaria di pace''.

Due monumenti nati dall’incontro tra Brianza e Giappone, custodi di un messaggio universale di pace che valica ogni confine. Ma quanti cittadini conoscono davvero la storia straordinaria che si nasconde dietro queste due opere? E quanti saprebbero indicarne con precisione la posizione?

La testimonianza di Graziella Fumagalli e la solidarietà internazionale che ha saputo generare meritano di non essere dimenticate in una piazza o nell’angolo di un parcheggio. Ridare voce e centralità a questi simboli significa restituire alla comunità un pezzo fondamentale della propria identità.

La stele commemorativa in Piazza della Repubblica
Graziella Fumagalli, nata a Casatenovo il 24 agosto 1944, è stata un medico instancabile e appassionato, che si è sempre prodigato per il sociale. Già prima della laurea in medicina è stata una delle fondatrici dell’Operazione Mato Grosso della Brianza, svolgendo con generosità ed entusiasmo il suo compito a favore del prossimo.

Dopo aver conseguito la specializzazione in chirurgia pediatrica e successivamente in malattie tropicali, nel 1989 è entrata in contatto con l’associazione Mani Tese, che l’ha introdotta al servizio nei Paesi in via di sviluppo, fino a dirigere per conto della Caritas un centro antitubercolare a Merka, in Somalia.

È rimasta a lungo in questo luogo caratterizzato da violenza e morte, testimoniando il suo impegno per la pace e andando oltre le appartenenze ideologiche, etniche, religiose, di classe e di cultura. È proprio qui che purtroppo il 22 ottobre 1995 Graziella ha perso la vita, uccisa in un agguato mentre era in ambulatorio a prestare servizio.

Un evento tragico che ha colpito l’intera collettività, portando all’istituzione di una serie di iniziative sorte in ambito sia pubblico che privato. Nel 1996 Sachiko Ishikawa, professoressa giapponese residente in Italia, colpita dal sacrificio della dottoressa, chiese e ottenne dal Comune di Casatenovo la donazione di una stele commemorativa, in grado di valorizzare un’eredità morale che va oltre i confini del nostro territorio.
Il monumento, realizzato dallo scultore Alessandro Nastasio e inaugurato in Piazza della Repubblica il 9 novembre di quell’anno, è stato innalzato col sostegno di The World Peace Prayer Society, un’organizzazione giapponese a favore della pace con cui Ishikawa aveva contatti.

Il legame con il Giappone emerge chiaramente anche dai documenti relativi all’intitolazione dell’auditorium di Villa Mariani a Graziella Fumagalli e alla donazione per l’occasione della statua di Atlante che regge il mondo, avvenute il 7 dicembre 2003. Un’opera di grande valore artistico e simbolico che tuttavia oggi giace confinata in un parcheggio, finendo per passare quasi inosservata.

La statua di Atlante che regge il mondo nei pressi di Villa Mariani
Ancora una volta la realizzazione di quest’ultima è stata possibile attraverso l’intervento della professoressa Ishikawa, la quale, in collaborazione con Mariko Okino dell’Associazione Arte senza Confini, ha reso possibile la creazione di un’opera destinata a custodire nel tempo il ricordo del suo sacrificio.

Un gesto che ha attirato l’attenzione del sindaco di Hiroshima dell’epoca Tadatoshi Akiba, complice l’ingresso di Casatenovo nell’organizzazione Mayors for Peace, un gruppo internazionale fondato nel 1982 dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki per la promozione della pace nel mondo.

Così si legge nella lettera inviata dall’ex primo cittadino Akiba al sindaco di allora Giuseppe Corbetta: ''A causa della nostra tragica esperienza della bomba atomica 58 anni fa, la città di Hiroshima ha costantemente gridato al mondo il nostro desiderio di abolizione delle armi nucleari e la realizzazione di una pace mondiale genuina e duratura''.



Due monumenti nati dall’incontro tra Brianza e Giappone, custodi di un messaggio universale di pace che valica ogni confine. Ma quanti cittadini conoscono davvero la storia straordinaria che si nasconde dietro queste due opere? E quanti saprebbero indicarne con precisione la posizione?

La testimonianza di Graziella Fumagalli e la solidarietà internazionale che ha saputo generare meritano di non essere dimenticate in una piazza o nell’angolo di un parcheggio. Ridare voce e centralità a questi simboli significa restituire alla comunità un pezzo fondamentale della propria identità.
C.Fu.


















