Galgiana: dalla memoria di don Luigi Lozza alla cena etnica, la Festa del Crocifisso celebra la comunità

Non solo una ricorrenza religiosa, ma un’occasione per riscoprire alcuni dei preziosi tesori nascosti dell'Archivio parrocchiale e riflettere sul senso di accoglienza e di comunità. Si è aperto così, nel pomeriggio di venerdì 12 settembre a Galgiana, il fine settimana dedicato alla Festa del Crocifisso, con un incontro che ha saputo ripercorrere le origini del Crocifisso della Parrocchia di San Biagio e le pagine dell’opera letteraria “La Cronaca di Galgiana” di don Luigi Lozza, qui parroco per 55 anni (1826-1881).
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Da sinistra don Massimo Santambrogio, Matteo Parravicini e Francesco Biffi

A condurre l’incontro sono stati Francesco Biffi e Matteo Parravicini, appassionati di storia locale da sempre particolarmente vicini alla Parrocchia. Attraverso un ritmico dialogo a due voci, insieme hanno ripercorso le vicende della frazione e il prezioso lascito del sacerdote, utilizzando come punto di partenza le ricerche condotte nell'Archivio parrocchiale e l’analisi di testi di studiosi quali il Cappellini, don Rinaldo Beretta ed Eugenio Cazzani. Un particolare ringraziamento è stato rivolto anche a don Antonio Brambilla, parroco a Galgiana dal 1966 al 1990, che durante il suo mandato ha promosso il riordinamento dell'archivio secolare.
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L’esposizione si è aperta con la descrizione del Crocifisso ligneo, un'opera databile tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo di cui non si conosce l’autore. Tra le sue caratteristiche principali, oltre ai tratti gentili e raffinati del volto, spicca la testa snodabile, un meccanismo utilizzato in passato tramite una cordicella dai predicatori per impressionare i fedeli e convincerli a ubbidire ai precetti e ai comandamenti. Giunto in origine nel vicino convento di San Giacomo, fondato sul finire del Quattrocento nell’attuale Via San Giacomo e soppresso nel 1769, il Crocifisso fu successivamente custodito per circa ottant'anni da un contadino della Cascina Crotta, prima di essere acquistato nel 1861 proprio da don Luigi Lozza per la chiesa di Galgiana. 
“Il valore di questo Crocifisso non è soltanto religioso o artistico, è soprattutto il valore di una testimonianza viva della nostra storia. Si tratta di uno spettatore silenzioso di quasi cinque secoli di accadimenti, arrivato fino a noi e diventato parte della memoria della nostra Parrocchia” ha sottolineato Biffi. 
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I due relatori sono giunti poi al cuore pulsante della presentazione, l’opera letteraria “La Cronaca di Galgiana”, strutturata in sei canti e scritta da don Lozza tra il 1859 e il 1878. “Un prete – hanno spiegato i relatori – proveniente dalla borghesia milanese, nato a due passi dal Duomo, ma che ha scelto per il suo ministero una piccola parrocchia in una terra lontana e difficile. Il poema è scandito da centinaia di ottave che descrivono in gran parte la vita della parrocchia, oltre a riferirsi alle vicende politiche e patriottiche dell’epoca. Insomma un tuffo in un tempo in cui non c’erano i dispositivi attuali, ma tutte le relazioni erano affidate agli incontri diretti o, tutt’al più, epistolari e che forse avevano un sapore più autentico”. 
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Le strofe lette hanno riportato i partecipanti indietro nel tempo: dalla descrizione provocatoriamente negativa di Galgiana nel 1826 fatta dall'amico don Roberto Cattaneo, agli abiti tradizionali degli anziani del paese, passando per l'unica osteria gestita dal falegname, fino all'arrivo dell'illuminazione a petrolio e delle maestre diplomate da Milano. Spazio è stato dedicato anche ai ricordi d'infanzia del parroco a Milano, come l'incoronazione di Napoleone in Duomo nel 1805 e l'assassinio del ministro Prina nel 1814, affiancati dal profondo legame d'amicizia con lo storico Cesare Cantù. Sotto la guida di don Lozza vennero inoltre realizzate la nuova chiesa, progettata dall'architetto Giacomo Moraglia, e la casa parrocchiale, superando le difficoltà che per anni avevano impedito ai suoi predecessori di raggiungere questo obiettivo. Morì il 24 luglio 1881 a 81 anni e ai suoi funerali partecipò tutta la popolazione, insieme a numerosi sacerdoti, amici e persone provenienti dai paesi vicini.

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“Forse il modo migliore per ricordare don Lozza è proprio attraverso le sue parole: quelle di un uomo che, dopo essere arrivato a Galgiana quasi per caso, finì per raccontarla e amarla per tutta la vita” hanno concluso Francesco e Matteo, per poi aggiungere: “Siamo contenti per come è andata oggi. Magari non c’era la chiesa piena, ma quello che ci ha fatto piacere è l’attenzione dimostrata per tutto il tempo nonostante l’argomento non facile. Chissà se riusciremo a trovare altri documenti per l’anno prossimo”. 
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Il senso di accoglienza e di comunità si è mantenuto vivo per tutto il resto della serata. Al termine dell'incontro culturale, infatti, la festa è proseguita all’insegna della condivisione e dell'integrazione con una partecipata cena etnica, organizzata dai volontari della parrocchia in collaborazione con l'associazione “L'Angolo Giro”, una realtà attiva a Cascina Levada nei percorsi di aiuto didattico e scambio interculturale. Ad anticipare la cena si è tenuto un curioso laboratorio culinario, durante il quale alcuni bambini si sono messi alla prova nella preparazione delle tradizionali polpette del Bangladesh.
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La tavolata ha poi visto unire i sapori di diversi angoli del mondo, dal Marocco al Senegal, dal Bangladesh all'Ecuador, fino alla pizza della tradizione italiana, trasformando il momento conviviale in un'occasione di incontro e conoscenza reciproca. 
Dai volontari del centro interculturale è arrivato infine un caloroso invito aperto a tutta la cittadinanza: il gruppo è sempre alla ricerca di nuovi collaboratori desiderosi di mettersi in gioco e dare una mano nelle attività dell’associazione e del territorio.
C.Fu.
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