Casatenovo: si è conclusa a Villa Mariani la mostra ''Assaggi di paesaggi'' di Matteo Zagni
''Come una fame all’inizio quasi insaziabile, ma che piano piano riempiva e colmava i miei spazi''. Con queste parole Matteo Zagni descrive il suo rapporto con la pittura, protagonista nei fine settimana di settembre di ''Assaggi di paesaggi'', una mostra da lui allestita presso Villa Mariani a Casatenovo. Un percorso espositivo che ha offerto ai visitatori uno sguardo intimo sulla produzione recente dell’autore, segnata dal passaggio da una vita metropolitana a una dimensione naturalistica e quieta.

Lasciarsi alle spalle le agenzie pubblicitarie di Milano e decenni di ritmi serrati per ritrovare il silenzio tra i paesaggi della Brianza è infatti il cuore del percorso artistico e personale di Zagni. Dopo aver vissuto uno dei periodi più attivi della sua vita grazie alla carriera da art director, Matteo ha scelto di cambiare i suoi ritmi, trasferendosi a Imbersago e lavorando come imbianchino.

La grafica continua occasionalmente a essere parte della sua routine attraverso la curatela di cataloghi come quello realizzato in occasione della mostra su Donato Frisia Junior presso Villa Confalonieri di Merate, ma non rappresenta più il centro della sua quotidianità.

Se la sua prima mostra, intitolata ''Allenamento artistico'', raccoglieva le opere nate dopo un corso di tre mesi con il maestro Massimo Bollani, l’esposizione di quest’anno è stata caratterizzata da un'evoluzione verso il paesaggio, complici anche le lunghe camminate all'aria aperta in compagnia del suo cane.

''Oltre a riprodurre alcuni paesaggi reali del territorio, spesso uso come modelli alcuni riferimenti fotografici scattati in bianco e nero per poi scegliere liberamente i colori sulla tela, così da non lasciarmi condizionare dalle sfumature cromatiche preesistenti. Tra le diverse tecniche trovo l’acquarello l’approccio più adatto a questa tipologia di quadri, anche se non manca l’uso dell’acrilico e dell’olio'' ci ha spiegato l’artista.

Nonostante una discreta affluenza alla mostra, dovuta alle giornate soleggiate e alla posizione interna della sede, Matteo si è dichiarato soddisfatto dell’iniziativa, ricordando come le sue opere siano frutto di una passione e di un desiderio di confronto con gli altri.

''Per questo il mio viaggio espositivo prosegue parallelamente anche attraverso canali alternativi, tra cui Arteaporté, una piattaforma nata per mettere in contatto pittori emergenti ed esercizi commerciali come bar e ristoranti, permettendo di esporre e vendere le opere fuori dai circuiti museali tradizionali. In futuro comunque non escludo la possibilità di organizzare altre mostre, anzi, mi farebbe piacere'' ha concluso.

Chiusi i battenti della mostra casatese, resta il ritratto di un artista che ha saputo trasformare un cambio di vita radicale in arte.

Tra la riscoperta dei ritmi della natura e la voglia di sperimentare nuove forme di condivisione, Matteo conferma la scelta di una pittura guidata unicamente dal desiderio sincero di raccontarsi, mettersi in gioco e continuare a guardare oltre.

Matteo Zagni durante la mostra allestita a Villa Mariani
Lasciarsi alle spalle le agenzie pubblicitarie di Milano e decenni di ritmi serrati per ritrovare il silenzio tra i paesaggi della Brianza è infatti il cuore del percorso artistico e personale di Zagni. Dopo aver vissuto uno dei periodi più attivi della sua vita grazie alla carriera da art director, Matteo ha scelto di cambiare i suoi ritmi, trasferendosi a Imbersago e lavorando come imbianchino.

La grafica continua occasionalmente a essere parte della sua routine attraverso la curatela di cataloghi come quello realizzato in occasione della mostra su Donato Frisia Junior presso Villa Confalonieri di Merate, ma non rappresenta più il centro della sua quotidianità.

Se la sua prima mostra, intitolata ''Allenamento artistico'', raccoglieva le opere nate dopo un corso di tre mesi con il maestro Massimo Bollani, l’esposizione di quest’anno è stata caratterizzata da un'evoluzione verso il paesaggio, complici anche le lunghe camminate all'aria aperta in compagnia del suo cane.

''Oltre a riprodurre alcuni paesaggi reali del territorio, spesso uso come modelli alcuni riferimenti fotografici scattati in bianco e nero per poi scegliere liberamente i colori sulla tela, così da non lasciarmi condizionare dalle sfumature cromatiche preesistenti. Tra le diverse tecniche trovo l’acquarello l’approccio più adatto a questa tipologia di quadri, anche se non manca l’uso dell’acrilico e dell’olio'' ci ha spiegato l’artista.

Nonostante una discreta affluenza alla mostra, dovuta alle giornate soleggiate e alla posizione interna della sede, Matteo si è dichiarato soddisfatto dell’iniziativa, ricordando come le sue opere siano frutto di una passione e di un desiderio di confronto con gli altri.

''Per questo il mio viaggio espositivo prosegue parallelamente anche attraverso canali alternativi, tra cui Arteaporté, una piattaforma nata per mettere in contatto pittori emergenti ed esercizi commerciali come bar e ristoranti, permettendo di esporre e vendere le opere fuori dai circuiti museali tradizionali. In futuro comunque non escludo la possibilità di organizzare altre mostre, anzi, mi farebbe piacere'' ha concluso.

Chiusi i battenti della mostra casatese, resta il ritratto di un artista che ha saputo trasformare un cambio di vita radicale in arte.

Tra la riscoperta dei ritmi della natura e la voglia di sperimentare nuove forme di condivisione, Matteo conferma la scelta di una pittura guidata unicamente dal desiderio sincero di raccontarsi, mettersi in gioco e continuare a guardare oltre.
C.Fu.


















