Dolzago: il vicario don Diego si è presentato alla comunità

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Chiesa gremita ieri sera a Dolzago per una liturgia che aveva il sapore del congedo. A co-celebrare la messa, don Walter Brambilla, che dopo nove anni di servizio lascia Dolzago e Castello Brianza, don Giuseppe Riva vicario della comunità, che rimarrà a collaborare con il vicario oblato, don Diego Arfani, arrivato da Abbiategrasso per prendere le redini delle due parrocchie. 
Non un addio formale, ma un passaggio di consegne carico di memoria e speranza. Don Diego Arfani si è presentato alla comunità con franchezza: ordinato sacerdote nel 1982, stesso anno di don Walter, ha alle spalle tre anni in Camerun, tre anni come rettore alla Madonna del Bosco e poi l'esperienza a Santa Maria dei Miracoli. 
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Don Diego Arfani

"Non sono parroco, sono amministratore parrocchiale" ha tenuto a precisare. "Ho tutte le facoltà, ma non sono inamovibile come lo sono invece i parroci: sono in una fase transitoria". 
Proprio su questa provvisorietà si concentra uno dei nodi più delicati: "Non si sa ancora quanto sarà necessario fermarmi. Mediamente un anno, un tempo che servirà - ha spiegato - per cercare di camminare insieme. in attesa di capire quale sarà il futuro pastorale delle due comunità''.
Interrogato sul perché di questo avvicendamento, il religioso ha parlato di un quadro ancora in via di definizione. La sua è una presenza "a disposizione del vescovo per le emergenze", legata alla forte carenza di preti sul territorio. Non sono mancati i ringraziamenti a chi lascia. 
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Don Walter Brambilla

Rivolgendosi a don Walter, il vicario oblato ha voluto riconoscere "l'accoglienza nella sua comunità pastorale, i lavori che ha fatto in casa e quello che ha realizzato in questi anni insieme a don Giorgio De Capitani e a don Giuseppe Riva". 
Un servizio lungo nove anni, che lascia il segno nelle due parrocchie. Al centro dell'omelia di don Walter, una parola che ha accompagnato tutta la celebrazione: ''custodire''. "Custodire significa stare vicino, proteggendo senza soffocare, senza sostituirsi, senza sminuire l'identità altrui - ha spiegato - senza ricatti morali, senza il 'con tutto quello che ho fatto', senza ricatti pastorali". 
Secondo il prete un uomo al servizio del Signore non deve pretendere gratificazioni per il suo operato "Il custodire - ha insistito - non deve mai togliere ossigeno al futuro".
Toccante il riferimento all'immagine del Vangelo: il bastone che Gesù tiene in mano "rappresenta il passato di Giuseppe, umile falegname, ma il futuro per Gesù - e procede - il bastone di Gesù non serve come freno, non serve a impedire un percorso: le tradizioni non servono a bloccare il cammino, servono come punti di partenza per il futuro". 
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Il biglietto di saluto che don Walter ha condiviso con alcuni collaboratori

Da qui l'invito a prendersi cura di ciò che di buono è stato costruito: "Custodite voi stessi, custodiamo le cose buone che abbiamo coltivato e che ci sono state trasmesse. Anche le magagne fanno parte della vita, ma custodiamo le nostre buone tradizioni". 
Poi l'appello alle due comunità, Castello e Dolzago, "due storie diverse da mettere insieme senza gelosie miopi". Il pensiero è andato anche ai sacerdoti e ai volontari: "Custodite i vostri preti, perché danno i sacramenti e i buoni esempi: tutto il resto sono stupidaggini". 
E infine "custodiamo i nostri ambienti e i nostri volontari", nel segno della carità”. A vegliare su tutto questo, ha concluso don Walter, c'è il più grande custode di tutti: San Giuseppe. 
Un saluto, quello di ieri sera, che non è stato un punto d'arrivo, ma – come la verga di Gesù – un punto di partenza per il cammino che attende Dolzago e Castello in questa nuova fase che si apre.
V.T.
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