Rogeno: quando l’arpa diventa strumento di benessere. La storia di Valentina Conti

C'è un momento preciso in cui una vita cambia, e spesso non ce ne accorgiamo. Succede in silenzio, come un seme deposto in un cassetto. Per Valentina Conti, originaria di Rogeno, è accaduto nel 2006, in Irlanda, durante un viaggio con i genitori. Un'arpa, il simbolo antico di quelle terre, di Scozia, Bretagna, Irlanda, e qualcosa dentro di lei che si accende e non si spegne più.
Ne rimane folgorata. Desidera averne una, ma non è possibile, non ancora: all'epoca non sa nemmeno dove andare a trovarne una, e suo padre meno di lei. Così quel granello resta lì, in un angolo del cuore, per anni.
Nel frattempo la vita prende il suo corso. Lei lavora nell'hotellerie di lusso, prima a Bellagio, nel Grand hotel dove conosce suo marito, poi nel sud della Francia, per tantissimi anni, insieme anche al fratello. Giornate interminabili, lontano da casa, la famiglia rimasta in Brianza. Si viaggia, si lavora, ci si dimentica persino diquella piccola scintilla irlandese. ''Ti fai prendere dalla routine -racconta- e vai, lavori''.
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Valentina Conti

Poi, qualche anno fa, qualcosa si riapre. Insieme al marito decide di lasciare la Francia e di tornare in Italia. Ed è allora che quel cassetto ritorna a scricchiolare. Compra l'arpa e, nello stesso tempo, si avvicina all'arpa terapia, il percorso che ancora oggi la accompagna.
''Non sapevo le note - confessa con una dolcezza che toglie il fiato - avevo davanti uno strumento che non conoscevo, ma avere un'arpa davanti ti dà anche una grande responsabilità. È come avere una bicicletta: ora pedali''. 
L'arpa, per lei, non è mai stata uno strumento da esibire. Non è la strada della concertistica, non è la performance. ''Il percorso dell'arpa terapia è un percorso interiore'' spiega. L'arpa emana da sè un mistero, un fascino che già da  solo ci trasporta altrove; sentire le corde vibrare porta a un rilassamento così profondo da lasciarti libero di sognare, immaginare, prendere tempo per te stesso.
Così, nella sua formazione fatta di lezioni a distanza e in presenza, corsi online con musicisti irlandesi e francesi, lo studio costante di tre o quattro ore al giorno; impara soprattutto una cosa: a essere presente.
''Quando sono in una RSA, accanto a un nonnino, è importante lasciare fuori dalla testa i pensieri. Sono presente con quella persona, ascolto quello che ha da raccontare, e creo quel legame. L'arpa fa da gancio, fa da ponte: il ponte di unione tra noi due''. Ed è qui che affiora la sua gratitudine più profonda. ''Sono io che ringrazio loro di avermi accolto nella loro stanza. Io sono una sconosciuta, una chissà chi, eppure aprono il cuore alla mia musica. Non sono loro che devono ringraziare me:sono io che ringrazio loro''.
Valentina ''cura'' le persone con la musica della sua arpa, attraverso sedute di gruppo o singole, entra nella stanza e dopo aver fatto conoscere ai suoi ospiti lo strumento, li accompagna nel loro percorso interiore.
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Ognuno è libero di fare ciò che crede, immaginare ciò che lo accoglie, piangere, ridere, a volte anche dormire: lei non ti giudica, la sua arpa ancor meno; loro ti accolgono e ti aspettano alla fine di quel viaggio fatto fatto di note e vibrazioni che creano immagini, ricordi, nostalgie,emozioni. Prendi 34 corde e trasforma ognuna di loro in un’ emozione, un ricordo, una sensazione, una vibrazione ed otterrai Valentina. Lei è lo strumento attraverso il quale l’ arpa arriva agli altri.
''È la sensazione di essere accolta, abbracciata, ascoltata. È amica, ma anche mamma, nonna, sorella. E quando sono con l'arpa, in realtà, io torno a casa. Il mio spirito si sente a casa davanti al lago, con il cielo nuvoloso e il bosco; ma anche nelle nuvole basse e grigie di certe giornate di mare, in quei paesaggi che ti somigliano prima ancora che tu li conosca'' descrive così il suo sentimento la donna di 38 anni che tre anni fa ha stravolto la sua vita dando il via ad un percorso nuovo. Non lo fa solo in Brianza, tra Rogeno ed i paesi limitrofi, lo fa anche ad Ischia, isola di origine del marito, divenuto negli anni anche ''trasportatore ufficiale del prezioso strumento''.
Valentina cerca di portare la sua arpa terapia immaginativa in più luoghi possibili, per poter regalare a più persone possibile l’ occasione di prendersi cura anche della propria anima ascoltando le note della sua arpa; permettendo ai suoi utenti di tornare alle origini, ai propri luoghi dell’ anima anche quando si è fisicamente lontani da essi; oppure viaggiare in luoghi mai visti, ma che sentiamo nostri.
''C'è una parola antica, nel linguaggio gaelico, Hiraezh, che racconta proprio questo: sentirsi a casa in un luogo che non hai mai visto, riconoscerlo con l'anima. Una lieve nostalgia, e insieme la sensazione di essere arrivati'' racconta.
E infine, il gesto che chiude il cerchio: ''Quando sono con l'arpa, sono sicura. C'è lei che mi fa compagnia, c'è lei che, davanti ai miei timori, prende quella cosa e dice: non ti preoccupare,vai, fai. È quello strumento che mi aiuta ad andare avanti, ad avere coraggio''.
Perché, alla fine, è questo che fa la musica quando è vera: non riempie il silenzio, lo abita. E ci ricorda, corda dopo corda, che abbiamo tutti un posto, dentro o fuori di noi, dove possiamo, finalmente, sentirci a casa.
Vera Tornaghi
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