Giovani e spazi mancanti

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Articolo: Ma i giovani, esattamente, dove dovrebbero andare?

Messaggio: La lettera di denuncia di questi giovani assume una valenza politica molto forte perché è sottoscritta dalle principali realtà giovanili del territorio. Non è il singolo gruppo di un singolo paese, ma le realtà giovanili di tutto il territorio insieme. Questa richiesta dovrebbe far riflettere e interrogare chi, nei diversi Comuni, si occupa di politiche giovanili e più in generale chi ha responsabilità educative e amministrative: ha il dovere di fermarsi e ascoltare. Dopotutto la loro richiesta non è un capriccio, è un bisogno primario: quello di socializzare in un ambiente protetto e gratuito. Spesso, quando si parla di spazi mancanti, la risposta che sentiamo dagli amministratori è sempre la stessa: "mancano i volontari per tenere aperte le strutture".
È una difficoltà reale e va rispettata, ma non può diventare l'alibi per non fare nulla. Da nonno navigato mi sento di rivolgere un invito concreto a chi ha responsabilità di educatore e amministratore: apriamo un credito di fiducia verso questi ragazzi. Invece di pensare a spazi gestiti per i giovani, proviamo a costruire spazi gestiti dai giovani. Affidiamo loro, con un patto chiaro di regole, orari, pulizia e rispetto del vicinato, l'autogestione di una sala, di un centro, di un locale. Con l'accompagnamento iniziale di un educatore, ma con le chiavi in mano a loro. È l'unico modo per rafforzare l'autostima e il senso di responsabilità ed educare al servizio reciproco, perché imparare a gestire uno spazio per sé e per gli altri è la più concreta scuola di socializzazione.
Per concludere: questi giovani hanno avuto il coraggio di esporsi pubblicamente. Ora spetta ai destinatari della loro missiva il coraggio di rispondere non con un divieto in più, ma con una porta aperta.
Cordialmente
Ale
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