Casatenovo: voto femminile nell'incontro con Parmigiani per l'80mo della Repubblica

Il 2 giugno 1946 furono quasi tredici milioni le italiane che per la prima volta tennero tra le mani la propria scheda elettorale, con la solennità di chi ha conquistato finalmente una pari dignità. Questo lungo e travagliato percorso di emancipazione è stato al centro del primo dei due appuntamenti della rassegna ''Le radici della Repubblica'', un ciclo di due conferenze che affronta tematiche legate alla Repubblica Italiana in occasione del suo 80esimo anniversario di nascita.
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Il primo incontro, intitolato ''80 anni di voto alle donne'', è andato in scena sabato pomeriggio nella sala consiliare Maldini di Casatenovo, e ha visto l’avvocata, attivista e autrice italiana Francesca Parmigiani nel ruolo di relatrice principale.
In apertura l’assessore alle politiche culturali Gaia Riva ha voluto richiamare il senso profondo dell’iniziativa all’interno del percorso civile promosso dal Comune: ''Abbiamo iniziato le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della Repubblica con la consegna della Costituzione ai diciottenni e ci eravamo promessi che non si sarebbe esaurito tutto il 2 giugno, ma che avremmo continuato durante l’anno ad approfondire le radici della nostra Repubblica” ha dichiarato, per poi ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questa iniziativa. “È proprio bello vedere come tante realtà diverse abbiano deciso di mettersi insieme per ricordarci quanto tutti noi teniamo alla nostra Repubblica e ai suoi valori'' ha concluso.
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Lla relatrice Francesca Parmigiani e l'assessore Gaia Riva

La parola è quindi passata a Francesca Parmigiani, che ha guidato i cittadini presenti attraverso un viaggio storico sull’emancipazione femminile, partendo dalla figura di Anna Maria Mozzoni. Giornalista e attivista dei diritti civili, già nel 1864 rivendicava il diritto all'istruzione per bambine e ragazze, un ruolo autonomo e paritario nella famiglia, l’accesso a tutte le professioni e la conquista del diritto di voto. Nonostante le sue petizioni a favore del suffragio politico femminile fossero state respinte da un Parlamento condizionato da rigidi pregiudizi, la battaglia per la conquista della piena cittadinanza era ormai iniziata.
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''La Prima, ma soprattutto la Seconda guerra mondiale portarono le donne a ricoprire ruoli prima associati esclusivamente al genere maschile, oltre a vederle estremamente attive sia con la resistenza civile che con l’intervento armato. Inoltre, la nascita dei Gruppi di Difesa della Donna e l'affermazione di associazioni di massa come l'UDI e il CIF portarono una consapevolezza del tutto nuova, rendendo inevitabile il riconoscimento del voto'' ha spiegato l’avvocata.
In questo modo si giunse al decreto dell’1 febbraio 1945 per l’elettorato attivo e ai successivi provvedimenti del 1946 per l’elettorato passivo. Arrivarono poi le elezioni amministrative della primavera del 1946, che portarono all'elezione delle prime tredici sindache d'Italia, e poco dopo la Consulta Nazionale vide la presenza di tredici donne tra i suoi 430 membri. La vera svolta democratica è però avvenuta con il referendum istituzionale e le elezioni per l’Assemblea costituente del 2 giugno 1946, appuntamento in cui le donne al voto furono ben 12.998.131, superando gli 11.949.056 uomini.
Su 556 componenti della Costituente vennero elette ventuno donne, figure che avevano vissuto personalmente le drammatiche esperienze della guerra e della prigionia fascista. La dottoressa Parmigiani ha ricordato alcune delle loro storie, tra cui quella di Teresa Mattei, entrata nella Resistenza e figura chiave che coniugò la lotta femminile in ambito privato e pubblico, e Laura Bianchini, attiva nella stampa clandestina milanese e partecipante al cenacolo romano di democratici in cui vennero anticipati molti dei temi portanti del dibattito costituzionale.
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A fronte dei timori espressi dai cittadini sull’attuale rischio di astensionismo e sulla scarsa rappresentanza femminile, la relatrice ha richiamato la celebre lezione di Piero Calamandrei: ''La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità''.
Concludendo la propria riflessione sulle sfide del presente, l’avvocata ha infine ribadito la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale partendo dalle scuole: ''Il non esercizio del diritto è mettere nelle mani degli altri la nostra scelta. La stella polare non può che essere la Costituzione, che non può rimanere solo teorica, ma deve tradursi ogni giorno nel riconoscimento della dignità umana''.
Il prossimo appuntamento, dal titolo ''Carlo Bianchi, Teresio Olivelli e i ribelli per amore. La Resistenza Cattolica in Lombardia'' e guidato dal docente Anselmo Palini, si terrà sabato 17 ottobre alle 16.00 sempre presso la sala consiliare di Casatenovo.
C.Fu.
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