Casatenovo ricorda Bianchi e Olivelli, protagonisti della Resistenza cattolica
La memoria di chi, negli anni più bui della storia italiana, scelse di opporsi alla violenza e alla dittatura mettendo al centro la dignità umana, la libertà e la solidarietà. È stato questo il filo conduttore del secondo appuntamento della rassegna ''Le radici della Repubblica'', il ciclo di conferenze promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune di Casatenovo in occasione dell'ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana.

Sabato pomeriggio, nella sala consiliare Maldini, il professor Anselmo Palini ha accompagnato il pubblico alla scoperta di due figure significative della Resistenza cattolica lombarda, Carlo Bianchi e Teresio Olivelli, protagonisti dell'incontro dal titolo ''Carlo Bianchi, Teresio Olivelli e i Ribelli per amore. La Resistenza cattolica in Lombardia''.

Ad aprire il pomeriggio è stata l'assessore alle Politiche culturali Gaia Riva, che ha ricordato il significato della rassegna all'interno del percorso di celebrazioni promosso dall'Amministrazione comunale. L'assessore ha quindi ringraziato le numerose realtà che hanno contribuito all'organizzazione dell'iniziativa, tra cui l'UTE di Casatenovo, la Comunità pastorale Maria Regina di Tutti i Santi, l'Azione Cattolica, il Gruppo Alpini di Casatenovo, La Semina di Merate, le Fiamme Verdi, l'ANPI e l'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, sottolineando il valore di una collaborazione capace di coinvolgere sensibilità ed esperienze differenti. ''È proprio bello vedere come tante realtà diverse abbiano deciso di mettersi insieme per ricordarci quanto tutti noi teniamo alla nostra Repubblica e ai suoi valori'' ha aggiunto.

Un saluto particolare è stato rivolto anche a Carla Bianchi, figlia di Carlo Bianchi, presente in sala e protagonista, nel corso del pomeriggio, di una testimonianza particolarmente toccante.
A prendere la parola è stato quindi Anselmo Palini, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla Resistenza e alle figure di Carlo Bianchi e Teresio Olivelli. Il professore ha introdotto il proprio intervento spiegando il filo conduttore che attraversa i suoi lavori: ''Fare memoria del bene''.

Richiamando le riflessioni di papa Francesco e di papa Leone XIV sull'importanza della memoria, Palini ha sottolineato la necessità di custodire e tramandare le vicende di coloro che, anche nelle circostanze più drammatiche, seppero compiere scelte di giustizia e umanità. Ricordare il passato, ha osservato, non significa soltanto conoscere ciò che è accaduto, ma rafforzare la coscienza collettiva e trovare riferimenti per affrontare le sfide del presente.

Il racconto si è concentrato inizialmente sulla figura di Teresio Olivelli, figura complessa e intensa, morto a soli 29 anni e beatificato dalla chiesa Cattolica nel 2018. Nato nel 1916, Olivelli crebbe e si formò durante il fascismo, attraversando una stagione storica segnata dall'affermazione della dittatura. Laureato in Giurisprudenza, fu descritto dal relatore come un giovane instancabile, sempre desideroso di mettersi in gioco e di partecipare attivamente agli avvenimenti del proprio tempo.
Un passaggio decisivo della sua vita fu l'esperienza della campagna di Russia, alla quale prese parte come volontario negli Alpini. Di fronte alle sofferenze dei soldati, alle distruzioni e all'orrore della guerra, maturò una profonda trasformazione interiore, dedicandosi all'assistenza dei compagni e sviluppando una crescente opposizione alla violenza.

Rientrato in Italia, Olivelli si avvicinò alla Resistenza e contribuì alla realizzazione e alla diffusione del giornale clandestino “Il Ribelle”, strumento attraverso il quale un gruppo di giovani si oppose alla propaganda nazifascista, diffuse notizie censurate dal regime e invitò a sostenere la lotta partigiana.
Proprio attorno a questa esperienza si sviluppò l'ideale dei ''ribelli per amore'', giovani che scelsero di opporsi alla dittatura non per odio, ma in nome della libertà, della giustizia e dell'amore verso il prossimo. Un'espressione che trova una delle sue testimonianze più significative nella preghiera composta da Olivelli per i compagni della Resistenza.

L'attività clandestina comportava rischi enormi. Arrestato nel 1944, Olivelli conobbe il carcere di San Vittore e successivamente la deportazione nei campi nazisti. Anche durante la prigionia, ha ricordato Palini, continuò a dedicarsi agli altri, cercando di sostenere e difendere i compagni, senza distinzioni di nazionalità. Morì nel 1945, dopo aver trasformato la propria esperienza di sofferenza in una testimonianza estrema di solidarietà.
''Non c'è Teresio Olivelli senza Carlo Bianchi'', ha sottolineato il relatore, introducendo la seconda figura al centro della conferenza.

Proveniente da una famiglia milanese di imprenditori profondamente religiosa e impegnata nel sociale, Carlo Bianchi maturò la propria formazione nella FUCI e nell'Azione Cattolica. Sposato e padre di famiglia, mise le proprie capacità organizzative e professionali al servizio di chi si trovava in difficoltà durante gli anni della guerra.
Insieme ad alcuni amici contribuì alla nascita di un centro di assistenza, noto come Carità dell'Arcivescovo, attraverso il quale venivano offerti aiuti materiali, medici e legali. Partecipò inoltre alle attività dell'organizzazione clandestina OSCAR, impegnata anche nell'aiutare gli ebrei perseguitati a raggiungere la Svizzera.

Bianchi fu tra i protagonisti dell'esperienza de ''Il Ribelle'', condividendo con Olivelli e con gli altri giovani del gruppo la convinzione che fosse necessario opporsi al nazifascismo attraverso un impegno concreto, fondato sulla fede e sul rispetto della persona.
Arrestato e deportato nel campo di Fossoli, fu ucciso nel luglio del 1944 insieme ad altri 66 prigionieri, in quello che sarebbe passato alla storia come l'eccidio di Cibeno. I corpi delle vittime furono sepolti in una fossa comune e successivamente riesumati. Palini ha ricordato anche le commemorazioni dedicate ai martiri di Fossoli, tra cui quella del 2017 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Particolarmente emozionante è stato il momento in cui ha preso la parola Carla Bianchi, figlia di Carlo, che ha condiviso con i presenti alcuni ricordi personali e il percorso attraverso il quale, crescendo, ha approfondito la conoscenza della figura paterna.
Pur segnata dalla perdita del padre, la famiglia riuscì a proseguire il proprio cammino grazie all'impegno e alla dedizione di chi si prese cura dei figli. Carla Bianchi ha raccontato anche di aver approfondito, una volta adulta, la storia e le scelte del padre, contribuendo a mantenerne viva la memoria. La sua testimonianza ha aggiunto una dimensione profondamente umana alla ricostruzione storica, ricordando come dietro le vicende della Resistenza vi fossero persone, famiglie e affetti, segnati da scelte coraggiose e da perdite dolorose.

Il confronto con il pubblico è proseguito attraverso numerose domande e riflessioni. Tra i temi affrontati, il rapporto tra fede e sofferenza, la presenza di Dio di fronte all'orrore della guerra e le testimonianze di altre figure legate a quel periodo storico come don Carlo Gnocchi e Giancarlo Puecher.
Più volte è emersa la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di quanto accaduto, non soltanto attraverso il racconto delle persecuzioni e delle violenze, ma anche facendo conoscere le storie di coloro che seppero scegliere la pace, l'aiuto reciproco e la difesa dei più deboli.

A sottolineare l'attualità di queste testimonianze è stato anche don Massimo Santambrogio, intervenuto con un saluto conclusivo. In un tempo segnato da nuove tensioni e incertezze, ha osservato, figure come quelle di Olivelli e Bianchi rappresentano ancora oggi una risorsa preziosa alla quale attingere per ritrovare speranza e orientamento.

Il pomeriggio si è concluso tra gli applausi e l'apprezzamento del pubblico. Prima dei saluti, il professor Palini ha voluto donare alla biblioteca di Casatenovo alcuni volumi, tra cui una raccolta delle stampe de ''Il Ribelle'', contribuendo così ad arricchire il patrimonio documentario a disposizione della comunità. L'assessore Riva ha ricambiato il gesto omaggiando il relatore con alcune pubblicazioni dedicate alla storia di Casatenovo e alla figura del sindaco Giovanni Maldini.

Si è chiusa così la rassegna ''Le radici della Repubblica'', che attraverso i suoi due appuntamenti ha invitato la cittadinanza a riflettere sulle origini della democrazia italiana e sui valori che ne sono alla base, come la libertà e la giustizia. Valori che non rappresentano conquiste scontate, ma sono il frutto delle scelte coraggiose e del sacrificio di persone che seppero anteporre il bene degli altri al proprio.
Di seguito il link per la registrazione dell’incontro (a cura di Andrea Pirovano): https://youtu.be/Gyti8AkBRhA

Alcune immagini del pomeriggio di sabato in sala consiliare
Sabato pomeriggio, nella sala consiliare Maldini, il professor Anselmo Palini ha accompagnato il pubblico alla scoperta di due figure significative della Resistenza cattolica lombarda, Carlo Bianchi e Teresio Olivelli, protagonisti dell'incontro dal titolo ''Carlo Bianchi, Teresio Olivelli e i Ribelli per amore. La Resistenza cattolica in Lombardia''.

Il professor Anselmo Palini con l'assessore Gaia Riva
Ad aprire il pomeriggio è stata l'assessore alle Politiche culturali Gaia Riva, che ha ricordato il significato della rassegna all'interno del percorso di celebrazioni promosso dall'Amministrazione comunale. L'assessore ha quindi ringraziato le numerose realtà che hanno contribuito all'organizzazione dell'iniziativa, tra cui l'UTE di Casatenovo, la Comunità pastorale Maria Regina di Tutti i Santi, l'Azione Cattolica, il Gruppo Alpini di Casatenovo, La Semina di Merate, le Fiamme Verdi, l'ANPI e l'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, sottolineando il valore di una collaborazione capace di coinvolgere sensibilità ed esperienze differenti. ''È proprio bello vedere come tante realtà diverse abbiano deciso di mettersi insieme per ricordarci quanto tutti noi teniamo alla nostra Repubblica e ai suoi valori'' ha aggiunto.

A sinistra Carla Bianchi
Un saluto particolare è stato rivolto anche a Carla Bianchi, figlia di Carlo Bianchi, presente in sala e protagonista, nel corso del pomeriggio, di una testimonianza particolarmente toccante.
A prendere la parola è stato quindi Anselmo Palini, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla Resistenza e alle figure di Carlo Bianchi e Teresio Olivelli. Il professore ha introdotto il proprio intervento spiegando il filo conduttore che attraversa i suoi lavori: ''Fare memoria del bene''.

Il professor Palini tra Anna Rosa Besana (UTE) e Gaia Riva
Richiamando le riflessioni di papa Francesco e di papa Leone XIV sull'importanza della memoria, Palini ha sottolineato la necessità di custodire e tramandare le vicende di coloro che, anche nelle circostanze più drammatiche, seppero compiere scelte di giustizia e umanità. Ricordare il passato, ha osservato, non significa soltanto conoscere ciò che è accaduto, ma rafforzare la coscienza collettiva e trovare riferimenti per affrontare le sfide del presente.

Il racconto si è concentrato inizialmente sulla figura di Teresio Olivelli, figura complessa e intensa, morto a soli 29 anni e beatificato dalla chiesa Cattolica nel 2018. Nato nel 1916, Olivelli crebbe e si formò durante il fascismo, attraversando una stagione storica segnata dall'affermazione della dittatura. Laureato in Giurisprudenza, fu descritto dal relatore come un giovane instancabile, sempre desideroso di mettersi in gioco e di partecipare attivamente agli avvenimenti del proprio tempo.
Un passaggio decisivo della sua vita fu l'esperienza della campagna di Russia, alla quale prese parte come volontario negli Alpini. Di fronte alle sofferenze dei soldati, alle distruzioni e all'orrore della guerra, maturò una profonda trasformazione interiore, dedicandosi all'assistenza dei compagni e sviluppando una crescente opposizione alla violenza.

Rientrato in Italia, Olivelli si avvicinò alla Resistenza e contribuì alla realizzazione e alla diffusione del giornale clandestino “Il Ribelle”, strumento attraverso il quale un gruppo di giovani si oppose alla propaganda nazifascista, diffuse notizie censurate dal regime e invitò a sostenere la lotta partigiana.
Proprio attorno a questa esperienza si sviluppò l'ideale dei ''ribelli per amore'', giovani che scelsero di opporsi alla dittatura non per odio, ma in nome della libertà, della giustizia e dell'amore verso il prossimo. Un'espressione che trova una delle sue testimonianze più significative nella preghiera composta da Olivelli per i compagni della Resistenza.

L'attività clandestina comportava rischi enormi. Arrestato nel 1944, Olivelli conobbe il carcere di San Vittore e successivamente la deportazione nei campi nazisti. Anche durante la prigionia, ha ricordato Palini, continuò a dedicarsi agli altri, cercando di sostenere e difendere i compagni, senza distinzioni di nazionalità. Morì nel 1945, dopo aver trasformato la propria esperienza di sofferenza in una testimonianza estrema di solidarietà.
''Non c'è Teresio Olivelli senza Carlo Bianchi'', ha sottolineato il relatore, introducendo la seconda figura al centro della conferenza.

Proveniente da una famiglia milanese di imprenditori profondamente religiosa e impegnata nel sociale, Carlo Bianchi maturò la propria formazione nella FUCI e nell'Azione Cattolica. Sposato e padre di famiglia, mise le proprie capacità organizzative e professionali al servizio di chi si trovava in difficoltà durante gli anni della guerra.
Insieme ad alcuni amici contribuì alla nascita di un centro di assistenza, noto come Carità dell'Arcivescovo, attraverso il quale venivano offerti aiuti materiali, medici e legali. Partecipò inoltre alle attività dell'organizzazione clandestina OSCAR, impegnata anche nell'aiutare gli ebrei perseguitati a raggiungere la Svizzera.

Bianchi fu tra i protagonisti dell'esperienza de ''Il Ribelle'', condividendo con Olivelli e con gli altri giovani del gruppo la convinzione che fosse necessario opporsi al nazifascismo attraverso un impegno concreto, fondato sulla fede e sul rispetto della persona.
Arrestato e deportato nel campo di Fossoli, fu ucciso nel luglio del 1944 insieme ad altri 66 prigionieri, in quello che sarebbe passato alla storia come l'eccidio di Cibeno. I corpi delle vittime furono sepolti in una fossa comune e successivamente riesumati. Palini ha ricordato anche le commemorazioni dedicate ai martiri di Fossoli, tra cui quella del 2017 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Particolarmente emozionante è stato il momento in cui ha preso la parola Carla Bianchi, figlia di Carlo, che ha condiviso con i presenti alcuni ricordi personali e il percorso attraverso il quale, crescendo, ha approfondito la conoscenza della figura paterna.
Pur segnata dalla perdita del padre, la famiglia riuscì a proseguire il proprio cammino grazie all'impegno e alla dedizione di chi si prese cura dei figli. Carla Bianchi ha raccontato anche di aver approfondito, una volta adulta, la storia e le scelte del padre, contribuendo a mantenerne viva la memoria. La sua testimonianza ha aggiunto una dimensione profondamente umana alla ricostruzione storica, ricordando come dietro le vicende della Resistenza vi fossero persone, famiglie e affetti, segnati da scelte coraggiose e da perdite dolorose.

Il confronto con il pubblico è proseguito attraverso numerose domande e riflessioni. Tra i temi affrontati, il rapporto tra fede e sofferenza, la presenza di Dio di fronte all'orrore della guerra e le testimonianze di altre figure legate a quel periodo storico come don Carlo Gnocchi e Giancarlo Puecher.
Più volte è emersa la necessità di trasmettere alle nuove generazioni la memoria di quanto accaduto, non soltanto attraverso il racconto delle persecuzioni e delle violenze, ma anche facendo conoscere le storie di coloro che seppero scegliere la pace, l'aiuto reciproco e la difesa dei più deboli.

Il parroco don Massimo Santambrogio
A sottolineare l'attualità di queste testimonianze è stato anche don Massimo Santambrogio, intervenuto con un saluto conclusivo. In un tempo segnato da nuove tensioni e incertezze, ha osservato, figure come quelle di Olivelli e Bianchi rappresentano ancora oggi una risorsa preziosa alla quale attingere per ritrovare speranza e orientamento.

Il pomeriggio si è concluso tra gli applausi e l'apprezzamento del pubblico. Prima dei saluti, il professor Palini ha voluto donare alla biblioteca di Casatenovo alcuni volumi, tra cui una raccolta delle stampe de ''Il Ribelle'', contribuendo così ad arricchire il patrimonio documentario a disposizione della comunità. L'assessore Riva ha ricambiato il gesto omaggiando il relatore con alcune pubblicazioni dedicate alla storia di Casatenovo e alla figura del sindaco Giovanni Maldini.

Si è chiusa così la rassegna ''Le radici della Repubblica'', che attraverso i suoi due appuntamenti ha invitato la cittadinanza a riflettere sulle origini della democrazia italiana e sui valori che ne sono alla base, come la libertà e la giustizia. Valori che non rappresentano conquiste scontate, ma sono il frutto delle scelte coraggiose e del sacrificio di persone che seppero anteporre il bene degli altri al proprio.
Di seguito il link per la registrazione dell’incontro (a cura di Andrea Pirovano): https://youtu.be/Gyti8AkBRhA
Gloria Sala


















