Nibionno: per l'Ottobre rosa una serata con Agatha e CAB sulla prevenzione
La prevenzione come atteggiamento da adottare nella quotidianità, che tenga conto delle necessità personali ma anche dell’attenzione alla propria salute. Questo tema è stato al centro dell’incontro ''Prevenzione, una scelta quotidiana'', organizzato dall’associazione Agatha in Cammino con il supporto del Comune di Nibionno e la collaborazione di CAB Polidiagnostico, nell’ambito dell'Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore al seno.

L’evento, che si è tenuto nella serata di martedì 20 ottobre nel salone polivalente dell’oratorio San Giuseppe a Cibrone moderato dal dottor Lorenzo Colzani, medico di medicina generale, si è aperto con i saluti del sindaco Laura Di Terlizzi: ''Questo evento è stato organizzato con la collaborazione attiva di Agatha in Cammino con cui abbiamo iniziato il mese rosa attraverso l’inaugurazione della panchina rosa e ora proseguiamo con questa serata: ci sembrava corretto fare una serata di conoscenza, che fa la differenza. Mi auguro che questa sia una delle tante collaborazioni che verranno''.

Un invito subito raccolto da Daniela Invernizzi, presidente dell’associazione con sede a Molteno: ''Speriamo davvero che si possa costruire qualcosa insieme. Per noi è importante essere sul territorio e siamo convinti che la prevenzione salva la vita. Siamo qui a dire di non sottovalutare i controlli e di fare attenzione alla salute che è la cosa più importante. Il tumore al seno colpisce tante e troppe donne: per noi fare queste serate è importante. Ringrazio il dottor Paolo Godina per la disponibilità nella promozione di questa serata''.
Il dottor Paolo Godina, amministratore delegato di CAB Polidiagnostico, ha introdotto l’incontro: ''Oggi parliamo di prevenzione ma poi facciamo poco. Se tutti facessimo prevenzione in maniera corretta, sia adottando stili di vita sia partecipando ai programmi di prevenzione e screening, gli ospedali forse sarebbero vuote per metà. La prevenzione, come altri aspetti del nostro benessere, parte da noi che possiamo fare tantissimo''.

La parola è poi passata alla dottoressa Maria Giovanna Gatti, medico chirurgo specialista in senologia con alle spalle una lunga esperienza allo IEO di Milano, alla quale ha aggiunto un’attività da medico psicoterapeuta. La dottoressa ha parlato dei due esami principali e complementari che servono per la prevenzione secondaria del tumore al seno: ''L’ecografia si dovrebbe cominciare dai 30 anni: garantisce di tenere controllato il seno per accorgersi se esce qualcosa di strano. È un esame che non dà radiazioni: essendo basata su ultrasuoni, legge bene la mammella giovane e va proseguita fino a quando non ci viene detto di toglierla. Quando si arriva ai 40 anni, si parte con la mammografia che va fatta con la cadenza che viene indicata. Essendo due esami che si basano su tecniche diverse, vanno insieme e danno un quadro globale''. La professionista ha inoltre invitato a non lasciarsi condizionare dalla paura delle radiazioni della mammografia, spiegando che le dosi sono calcolate e che i benefici diagnostici sono rilevanti.

Le vite si salvano grazie alla diagnosi precoce, che consente di intervenire tempestivamente. Per fare una buona prevenzione, occorrono però, informazione e consapevolezza. Ansia, esperienze personali, pubblicità insistenti e uso manipolatorio dei dati possono influenzare le nostre decisioni. Per questo, la dottoressa ha indicato nei medici di medicina generale un punto di riferimento fondamentale, grazie alla loro preparazione e al rapporto di fiducia con i pazienti.

La dottoressa Gatti ha inoltre messo in guardia da una comunicazione eccessivamente allarmistica della malattia, che rischia di generare paura anziché favorire una reale sensibilizzazione. Anche nella scelta dei centri di prevenzione, dei medici e dei terapeuti è importante informarsi con attenzione, senza affidarsi esclusivamente a nomi prestigiosi, testimonianze pubblicitarie, passaparola o comodità.
Infine, ha sottolineato il valore del dialogo con i professionisti sanitari: è importante sapere quali domande porre, chiedere spiegazioni e verificare insieme quali controlli siano realmente indicati, anche quando si incontrano ostacoli organizzativi o convinzioni personali.
''Ci sono tante cose concrete che ci possono aiutare purché, come donne, facciamo rete: ognuna di noi fa esperienza della salute, della malattia, del risanarsi'' ha concluso la dottoressa Gatti.

Il dottor Carlo Stefanoni, biologo nutrizionista, si è invece occupato della prevenzione primaria, ovvero di quei comportamenti e quelle abitudini che possono prevenire l’insorgenza di tumori e malattie. Il suo intervento si è basato sulle evidenze scientifiche del World Cancer Research Fund, sottolineando come la prevenzione non debba seguire mode o tendenze, ma fondarsi su indicazioni affidabili. ''Ridurre il rischio, ha precisato, non significa azzerarlo, e l’alimentazione deve essere considerata soprattutto uno strumento di benessere, non una questione estetica'' ha precisato.

Tra le principali raccomandazioni, il medico ha evidenziato l’importanza di mantenere un peso sano, inteso non soltanto come numero sulla bilancia, ma anche come equilibrio tra massa muscolare e forza, e di condurre una vita attiva, limitando la sedentarietà. Anche piccoli gesti quotidiani, come camminare, usare le scale, andare in bicicletta o dedicarsi ai lavori domestici, possono contribuire al benessere. È fondamentale, tuttavia, rispettare le proprie possibilità fisiche: soprattutto durante o dopo una terapia, l’attività deve essere adattata alle energie e alle condizioni della persona.

Grande attenzione è stata dedicata all’alimentazione, che dovrebbe privilegiare cereali, legumi, frutta e verdura, alimenti ricchi di fibre. Le raccomandazioni suggeriscono di assumere almeno 30 grammi di fibre al giorno e di consumare quotidianamente almeno 400 grammi di frutta e verdura, variandone tipologie e colori. Allo stesso tempo, è consigliabile limitare gli alimenti ultraprocessati, spesso ricchi di sale, zuccheri, grassi e calorie, senza però considerare automaticamente malsano ogni prodotto confezionato o surgelato: ciò che conta è la qualità complessiva dell’alimentazione e la frequenza dei consumi. È inoltre opportuno ridurre la carne rossa, limitandola a circa 300 grammi alla settimana, e consumare il meno possibile le carni lavorate, come salumi e insaccati. Vanno limitate anche le bevande zuccherate, mentre è importante bere acqua regolarmente.

Un punto particolarmente significativo ha riguardato il consumo di alcol, rispetto al quale il nutrizionista ha invitato a un approccio chiaro: non limitarne semplicemente la quantità, ma evitarlo, poiché è una sostanza cancerogena e il suo consumo aumenta il rischio di sviluppare tumori. Ha inoltre messo in guardia dalla convinzione che esistano integratori, superfood o diete capaci di prevenire o combattere il cancro: ''Non esistono alimenti miracolosi e l’eventuale integrazione deve essere valutata con il medico, evitando iniziative autonome'' ha chiarito Stefanoni.

Il dottor Stefanoni ha ricordato anche l’associazione tra allattamento al seno e riduzione del rischio di tumore mammario, precisando che si tratta di una raccomandazione di salute pubblica, che non deve diventare un giudizio sulle scelte o sulla storia personale di ogni donna.
Infine, ha sottolineato che, dopo una diagnosi di tumore, le indicazioni per uno stile di vita sano restano importanti, ma devono essere adattate alla situazione individuale, tenendo conto delle terapie, dei sintomi, dell’appetito, del peso, della massa muscolare e delle condizioni cliniche. ''La prevenzione si costruisce attraverso abitudini quotidiane, basate sulle evidenze scientifiche e rispettose delle esigenze di ciascuno. Non esiste una regola valida per tutti: al centro deve esserci sempre la persona''.

A chiudere l’incontro, prima dello spazio lasciato alle numerose domande poste dal pubblico è stato il dottor Colzani che ha ribadito il ruolo fondamentale del medico di famiglia come punto di riferimento sul territorio per la prevenzione e la cura: ''Possiamo fare davvero la differenza a livello di prevenzione secondaria e di cura. Vi invito ad ascoltarci: dobbiamo tornare ad essere un po' i caregiver della salute''.
La serata si è conclusa con un momento conviviale, a base di tisane e dialogo tra i presenti.

Alcune immagini della serata di martedì presso l'oratorio di Cibrone
L’evento, che si è tenuto nella serata di martedì 20 ottobre nel salone polivalente dell’oratorio San Giuseppe a Cibrone moderato dal dottor Lorenzo Colzani, medico di medicina generale, si è aperto con i saluti del sindaco Laura Di Terlizzi: ''Questo evento è stato organizzato con la collaborazione attiva di Agatha in Cammino con cui abbiamo iniziato il mese rosa attraverso l’inaugurazione della panchina rosa e ora proseguiamo con questa serata: ci sembrava corretto fare una serata di conoscenza, che fa la differenza. Mi auguro che questa sia una delle tante collaborazioni che verranno''.

Un invito subito raccolto da Daniela Invernizzi, presidente dell’associazione con sede a Molteno: ''Speriamo davvero che si possa costruire qualcosa insieme. Per noi è importante essere sul territorio e siamo convinti che la prevenzione salva la vita. Siamo qui a dire di non sottovalutare i controlli e di fare attenzione alla salute che è la cosa più importante. Il tumore al seno colpisce tante e troppe donne: per noi fare queste serate è importante. Ringrazio il dottor Paolo Godina per la disponibilità nella promozione di questa serata''.
Il dottor Paolo Godina, amministratore delegato di CAB Polidiagnostico, ha introdotto l’incontro: ''Oggi parliamo di prevenzione ma poi facciamo poco. Se tutti facessimo prevenzione in maniera corretta, sia adottando stili di vita sia partecipando ai programmi di prevenzione e screening, gli ospedali forse sarebbero vuote per metà. La prevenzione, come altri aspetti del nostro benessere, parte da noi che possiamo fare tantissimo''.

La parola è poi passata alla dottoressa Maria Giovanna Gatti, medico chirurgo specialista in senologia con alle spalle una lunga esperienza allo IEO di Milano, alla quale ha aggiunto un’attività da medico psicoterapeuta. La dottoressa ha parlato dei due esami principali e complementari che servono per la prevenzione secondaria del tumore al seno: ''L’ecografia si dovrebbe cominciare dai 30 anni: garantisce di tenere controllato il seno per accorgersi se esce qualcosa di strano. È un esame che non dà radiazioni: essendo basata su ultrasuoni, legge bene la mammella giovane e va proseguita fino a quando non ci viene detto di toglierla. Quando si arriva ai 40 anni, si parte con la mammografia che va fatta con la cadenza che viene indicata. Essendo due esami che si basano su tecniche diverse, vanno insieme e danno un quadro globale''. La professionista ha inoltre invitato a non lasciarsi condizionare dalla paura delle radiazioni della mammografia, spiegando che le dosi sono calcolate e che i benefici diagnostici sono rilevanti.

Da sinistra Daniela Invernizzi di Agatha in Cammino e il sindaco Laura Di Terlizzi
Le vite si salvano grazie alla diagnosi precoce, che consente di intervenire tempestivamente. Per fare una buona prevenzione, occorrono però, informazione e consapevolezza. Ansia, esperienze personali, pubblicità insistenti e uso manipolatorio dei dati possono influenzare le nostre decisioni. Per questo, la dottoressa ha indicato nei medici di medicina generale un punto di riferimento fondamentale, grazie alla loro preparazione e al rapporto di fiducia con i pazienti.

Da sinistra il dottor Paolo Godina (amministratore delegato CAB) e il dottor Lorenzo Colzani, medico di medicina generale che ha moderato l'incontro
La dottoressa Gatti ha inoltre messo in guardia da una comunicazione eccessivamente allarmistica della malattia, che rischia di generare paura anziché favorire una reale sensibilizzazione. Anche nella scelta dei centri di prevenzione, dei medici e dei terapeuti è importante informarsi con attenzione, senza affidarsi esclusivamente a nomi prestigiosi, testimonianze pubblicitarie, passaparola o comodità.
Infine, ha sottolineato il valore del dialogo con i professionisti sanitari: è importante sapere quali domande porre, chiedere spiegazioni e verificare insieme quali controlli siano realmente indicati, anche quando si incontrano ostacoli organizzativi o convinzioni personali.
''Ci sono tante cose concrete che ci possono aiutare purché, come donne, facciamo rete: ognuna di noi fa esperienza della salute, della malattia, del risanarsi'' ha concluso la dottoressa Gatti.

La dottoressa Maria Giovanna Gatti e il dottor Carlo Stefanoni
Il dottor Carlo Stefanoni, biologo nutrizionista, si è invece occupato della prevenzione primaria, ovvero di quei comportamenti e quelle abitudini che possono prevenire l’insorgenza di tumori e malattie. Il suo intervento si è basato sulle evidenze scientifiche del World Cancer Research Fund, sottolineando come la prevenzione non debba seguire mode o tendenze, ma fondarsi su indicazioni affidabili. ''Ridurre il rischio, ha precisato, non significa azzerarlo, e l’alimentazione deve essere considerata soprattutto uno strumento di benessere, non una questione estetica'' ha precisato.

Tra le principali raccomandazioni, il medico ha evidenziato l’importanza di mantenere un peso sano, inteso non soltanto come numero sulla bilancia, ma anche come equilibrio tra massa muscolare e forza, e di condurre una vita attiva, limitando la sedentarietà. Anche piccoli gesti quotidiani, come camminare, usare le scale, andare in bicicletta o dedicarsi ai lavori domestici, possono contribuire al benessere. È fondamentale, tuttavia, rispettare le proprie possibilità fisiche: soprattutto durante o dopo una terapia, l’attività deve essere adattata alle energie e alle condizioni della persona.

Grande attenzione è stata dedicata all’alimentazione, che dovrebbe privilegiare cereali, legumi, frutta e verdura, alimenti ricchi di fibre. Le raccomandazioni suggeriscono di assumere almeno 30 grammi di fibre al giorno e di consumare quotidianamente almeno 400 grammi di frutta e verdura, variandone tipologie e colori. Allo stesso tempo, è consigliabile limitare gli alimenti ultraprocessati, spesso ricchi di sale, zuccheri, grassi e calorie, senza però considerare automaticamente malsano ogni prodotto confezionato o surgelato: ciò che conta è la qualità complessiva dell’alimentazione e la frequenza dei consumi. È inoltre opportuno ridurre la carne rossa, limitandola a circa 300 grammi alla settimana, e consumare il meno possibile le carni lavorate, come salumi e insaccati. Vanno limitate anche le bevande zuccherate, mentre è importante bere acqua regolarmente.

Un punto particolarmente significativo ha riguardato il consumo di alcol, rispetto al quale il nutrizionista ha invitato a un approccio chiaro: non limitarne semplicemente la quantità, ma evitarlo, poiché è una sostanza cancerogena e il suo consumo aumenta il rischio di sviluppare tumori. Ha inoltre messo in guardia dalla convinzione che esistano integratori, superfood o diete capaci di prevenire o combattere il cancro: ''Non esistono alimenti miracolosi e l’eventuale integrazione deve essere valutata con il medico, evitando iniziative autonome'' ha chiarito Stefanoni.

Il dottor Stefanoni ha ricordato anche l’associazione tra allattamento al seno e riduzione del rischio di tumore mammario, precisando che si tratta di una raccomandazione di salute pubblica, che non deve diventare un giudizio sulle scelte o sulla storia personale di ogni donna.
Infine, ha sottolineato che, dopo una diagnosi di tumore, le indicazioni per uno stile di vita sano restano importanti, ma devono essere adattate alla situazione individuale, tenendo conto delle terapie, dei sintomi, dell’appetito, del peso, della massa muscolare e delle condizioni cliniche. ''La prevenzione si costruisce attraverso abitudini quotidiane, basate sulle evidenze scientifiche e rispettose delle esigenze di ciascuno. Non esiste una regola valida per tutti: al centro deve esserci sempre la persona''.

A chiudere l’incontro, prima dello spazio lasciato alle numerose domande poste dal pubblico è stato il dottor Colzani che ha ribadito il ruolo fondamentale del medico di famiglia come punto di riferimento sul territorio per la prevenzione e la cura: ''Possiamo fare davvero la differenza a livello di prevenzione secondaria e di cura. Vi invito ad ascoltarci: dobbiamo tornare ad essere un po' i caregiver della salute''.
La serata si è conclusa con un momento conviviale, a base di tisane e dialogo tra i presenti.
Michela Mauri


















