Rotonde: servirebbe una progettazione
«Ormai tutto il territorio è diventato una rotonda. Non riesci neanche a mettere la quarta che è già arrivata l’altra. Ma vi rendete conto?». Un lettore centra il problema, e come dargli torto? Le rotonde, quando servono, sono utili. Il problema è che negli ultimi anni sono spuntate come funghi in Brianza, senza che sembri esserci stata una vera programmazione complessiva della viabilità. Un intervento qua, uno là, e alla fine il territorio si è trasformato in una specie di gigantesca pista. Parti, acceleri, pensi di mettere la quarta e zac: un’altra rotonda!
Frena, scala, gira e riparti. E non mancano nemmeno le versioni acrobatiche, come quelle in pendenza a Monticello, dove persino le rotatorie sembrano aver voglia di andare in saliscendi.
Sia chiaro: non è una guerra alle rotonde, ma al modo in cui si pianifica la viabilità. Perché una strada non si progetta a colpi di cerchi d’asfalto, ma con una visione d’insieme. Altrimenti il rischio è che, per andare da un paese all’altro, serva più pazienza che carburante. E che l’unica cosa a girare davvero siano le scatole degli automobilisti!
Frena, scala, gira e riparti. E non mancano nemmeno le versioni acrobatiche, come quelle in pendenza a Monticello, dove persino le rotatorie sembrano aver voglia di andare in saliscendi.
Sia chiaro: non è una guerra alle rotonde, ma al modo in cui si pianifica la viabilità. Perché una strada non si progetta a colpi di cerchi d’asfalto, ma con una visione d’insieme. Altrimenti il rischio è che, per andare da un paese all’altro, serva più pazienza che carburante. E che l’unica cosa a girare davvero siano le scatole degli automobilisti!
Ettore Visconti



















