Rogoredo: mostra in oratorio dedicata a don Giuseppe Noli

Una giornata dedicata al ricordo, alla gratitudine e alla solidarietà, per mantenere viva la testimonianza di un sacerdote che ha dedicato gran parte della propria vita al servizio degli altri. In occasione della Giornata Missionaria Mondiale, la comunità parrocchiale di Rogoredo ha voluto rendere omaggio a don Giuseppe Noli, missionario originario della frazione casatese.
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Nato nel 1940, don Giuseppe ha svolto il proprio ministero sacerdotale in Italia e in diversi Paesi del mondo, dedicandosi soprattutto alle comunità più fragili. Sacerdote fidei donum, ha vissuto esperienze missionarie in Perù, Haiti e Niger, lasciando un ricordo profondo nelle persone incontrate lungo il proprio cammino.
Il primo momento della giornata si è svolto nella chiesa di Rogoredo, dove durante la celebrazione eucaristica è stata ricordata la figura del sacerdote e il suo legame con la comunità d'origine.
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Uno dei momenti più significativi della celebrazione è stato quello in cui don Eusebio Stefanoni ha collocato accanto a un crocifisso della chiesa una targa commemorativa e una fotografia dedicati a don Giuseppe. Un gesto dal forte valore simbolico: proprio quel crocifisso, come emerge anche dalle lettere del missionario, ha avuto un ruolo importante nel suo percorso di fede e nella maturazione della vocazione sacerdotale. Un legame profondo, rimasto vivo anche durante i lunghi anni trascorsi lontano da Rogoredo, che la comunità ha voluto ricordare attraverso un segno destinato a conservarne la memoria.
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A rendere ancora più intensa la celebrazione è stata la presenza di Maddalena Boschetto, missionaria laica camilliana di Genova, che aveva condiviso con don Giuseppe un periodo di servizio ad Haiti. Nel suo intervento ha ripercorso alcuni aspetti della figura del sacerdote, offrendo ai presenti una testimonianza diretta della sua esperienza umana e missionaria.
Durante la messa è stato inoltre letto un messaggio inviato dal vescovo di Niamey, in Niger, a testimonianza del legame che continua a unire la comunità africana nella quale don Giuseppe aveva prestato servizio e quella di Rogoredo, dove era nato e aveva maturato la propria vocazione.
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Il ricordo del missionario è proseguito nel corso della giornata negli spazi dell'oratorio, dove è stata allestita la mostra fotografica ''Vite altrove'', un percorso dedicato alla sua opera e, in particolare, alla vita delle popolazioni del Niger.
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L'esposizione nasce da un progetto dell'associazione Aquilone di Tradate, città nella quale don Giuseppe aveva svolto parte del proprio ministero. L'iniziativa era stata pensata e preparata insieme allo stesso sacerdote, con l'obiettivo di far conoscere una realtà spesso lontana dall'attenzione quotidiana, raccontandone attraverso le immagini le persone, le difficoltà e la vita di tutti i giorni.
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La scomparsa di don Giuseppe non ha interrotto il progetto. L'associazione Aquilone ha infatti scelto di portarlo avanti, trasformando l'esposizione anche in un'occasione per custodire e trasmettere la memoria del missionario. Da qui la volontà della comunità di Rogoredo di ospitare la mostra, arricchendola con un contributo dedicato proprio alla sua figura.
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Il percorso espositivo è stato così articolato in due parti complementari. La prima, realizzata dall'associazione Aquilone, accompagna i visitatori alla scoperta del Niger attraverso fotografie e testimonianze, offrendo uno sguardo sulla quotidianità delle persone e sui contesti nei quali don Giuseppe aveva prestato servizio.
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La seconda è stata invece preparata dalla comunità di Rogoredo, che ha realizzato alcuni pannelli per raccontare la vita del sacerdote, ripercorrendo le tappe del suo ministero e le esperienze missionarie vissute in Perù, Haiti e Niger.
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Ne emerge il ritratto di un uomo che ha fatto della vicinanza agli altri il centro della propria vita, scegliendo di condividere concretamente le difficoltà delle comunità nelle quali era chiamato a operare. Tra i dettagli che ne restituiscono anche il lato più quotidiano, il caratteristico ''cappellino rosso'' che era solito indossare: don Giuseppe vestiva abitualmente in abiti civili, ma quel copricapo era diventato un suo segno distintivo.
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“Vite altrove” non si limita dunque a raccontare un'esperienza missionaria, ma invita anche a riflettere sulle condizioni di vita di popolazioni geograficamente lontane e sul valore di una solidarietà capace di superare i confini. Il progetto comprende, oltre all'esposizione fotografica, anche un video e un libro, strumenti attraverso i quali proseguire il racconto e la conoscenza della realtà nigerina.
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Accanto al ricordo, la comunità ha voluto dare alla giornata anche un significato concreto, promuovendo una raccolta fondi a sostegno dei progetti in Niger avviati da don Giuseppe, con l'intento di contribuire alla prosecuzione delle attività alle quali il sacerdote aveva dedicato il proprio impegno.
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Un gesto che rispecchia lo spirito con il quale aveva vissuto la propria missione, sintetizzato da una riflessione a lui cara: «Si direbbe una goccia nel mare, ma sono appunto le gocce che fanno il mare».
G.S.
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