Annone: dieci anni dal tragico crollo del ponte sulla SS36
È un venerdì d'autunno, tardo pomeriggio: la luce del giorno inizia a farsi debole, le temperature sono in calo, negli uffici - dove si respira l’aria del fine settimana - le luci si spengono e sulla SS36 comincia il traffico del rientro al termine della giornata lavorativa.
Il 28 ottobre 2016, però, non sarà un giorno che andrà ad evaporare nella routine, ma un venerdì destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva.
Sono trascorsi dieci anni da quel venerdì del 2016 in cui, intorno alle 17.20, il cavalcavia sulla Statale 36 cedette improvvisamente al passaggio di un mezzo pesante adibito a un trasporto eccezionale. La struttura precipitò sulla strada sottostante, travolgendo le auto in transito. Claudio Bertini, 68 anni, residente a Civate, perse la vita. Altre sei persone rimasero ferite.
Sgomento, panico, incredulità, terrore sono i sentimenti vissuti da coloro che hanno assistito al crollo della campata: davanti ai loro occhi, un enorme blocco di cemento armato è ceduto accasciandosi al suolo, come fosse un pezzo di cartone. Una vita perduta e altre che hanno avuto bisogno di essere ricostruite: le conseguenze fisiche e psicologiche sono durate ben oltre il tempo della fine dei soccorsi.
La morte di Claudio Bertini resta il volto umano più doloroso di quella giornata: un uomo che stava semplicemente percorrendo la strada per il rientro casa al termine della giornata lavorativa, come accadeva a tante persone in quel tardo pomeriggio. Ricordarlo significa restituire alla tragedia la sua dimensione più umana, che non si esaurisce in un caso di cronaca ma è riflesso di un dolore che ha continuato ad abitare i suoi affetti.
A dieci anni di distanza, il ricordo dovrebbe essere un impegno quotidiano verso chi non c'è più, verso chi è sopravvissuto e verso chi percorre ogni giorno strade e infrastrutture dando per scontato che siano sicure.
A ricordare il tragico istante del crollo è oggi Patrizio Sidoti, ex sindaco di Annone: ''C’era un grande traffico quella sera perchè era il venerdì a cavallo della festività del primo novembre e c’è stata la paralisi completa di tutta la Brianza. Mi avvisò un amico di Annone: io ero in auto, in rientro da Milano, e all’inizio, non ho creduto alle sue parole. Poi mi ha mandato una foto del ponte crollato: sono corso immediatamente sul posto e c’era un disastro. Mi veniva da piangere perché non mi sembrava vero: sono rimasto lì tutta notte, fino a quando sono cominciati i primi interventi perchè la priorità era era liberare l’auto di Bertini''.
Il cavalcavia è stato ricostruito: il nuovo ponte, inaugurato il 1° luglio 2019, è una struttura in acciaio a campata unica, lunga 44 metri. È stato dedicato proprio a Claudio Bertini, trasformando il nome della vittima in una presenza permanente nel luogo della tragedia, come segno concreto di memoria. Eppure, per quanto importante, una nuova struttura non può da sola chiudere una ferita collettiva.
''Ogni anno - ha aggiunto Sidoti - mi ricordo di questo incidente e mi rattristo. Mi è dispiaciuto moltissimo per la perdita di Bertini e vorrei ricordarlo per prima cosa. È stata una tragedia tremenda, con conseguenze che le persone che lo hanno vissuto si portano addosso. Mi dispiace perché è un ponte che andava rifatto subito e le autorità hanno sempre rimandato''.
C’è stato un grande lavoro di squadra dietro la ricostruzione del ponte, come ha ricordato Sidoti: ''Vorrei ringraziare tutti i miei colleghi sindaci, la Provincia, la Regione e i parlamentari che mi hanno aiutato moltissimo nella ricostruzione e sono sempre stati molto vicini. Inoltre devo ricordare il ministro Graziano Delrio che mi chiamò per rassicurarmi sul fatto che il ponte venisse ricostruito. A novembre c’è stata la crisi del governo Renzi che è caduto: a gennaio è stato formato un nuovo governo ed Delrio è stato rieletto come ministro, così abbiamo potuto continuare il nostro dialogo. Questo ponte è ancora oggi fondamentale perché le attività in Brianza diventano sempre più importanti e i mezzi in transito sempre più numerosi. Vorrei ricordare anche Fabio Buzzi, con il quale ci eravamo accordati per interpellare le scuole elementari per abbellire questo ponte, ma la sua prematura morte interruppe questo progetto''.
Il crollo di Annone sollevò interrogativi sulle condizioni del viadotto, sui controlli, sulla manutenzione e sulla gestione del transito eccezionale. Interrogativi che alimentarono indagini e un procedimento giudiziario culminato con la condanna di due funzionari della Provincia di Lecco. La vicenda ricordò a tutti quanto la sicurezza delle infrastrutture dipenda non soltanto dal cemento e dall'acciaio, ma anche dalla qualità delle verifiche, dalla chiarezza delle competenze e dalla tempestività delle decisioni.
Dieci anni dopo, il punto diventa comprendere che la sicurezza pubblica non può essere trattata come una questione secondaria, né diventare una priorità soltanto dopo una tragedia. Un ponte non è sicuro perché appare solido: deve esserlo perché viene controllato, mantenuto e gestito con responsabilità.
''Non dobbiamo dimenticare quanto accaduto e questa tragedia è servita a ricordarci che la sicurezza sulle nostre strade e la manutenzione sono le prime cose di cui occuparsi. Il crollo del ponte di Annone, in questo, è stato un apripista: da quel momento sono cominciati i controlli, le norme, le verifiche perchè c’erano molti ponti con situazioni strutturali che necessitavano di verifiche ma ancora oggi ci sono strade chiuse per la sicurezza. Questa tragedia ha dato il via a qualcosa di importante e utile'' ha aggiunto Sidoti.
Ci piace pensare che, chiunque percorra il nuovo ponte o si trovi nei pressi del luogo, quest’oggi possa fermarsi idealmente per un istante, ricordando Bertini e tutte le persone direttamente coinvolte.
Guardando oggi il ponte affiorano alla memoria due immagini: da una parte, il 28 ottobre 2016 con il rumore del crollo, le vite spezzate, lo sgomento, le domande e dall'altra, il presente, dove troviamo una struttura ricostruita, le auto che riprendono il loro percorso, una comunità che ha il dovere di non dimenticare.
Il ponte di Annone, oggi, è tornato a fare ciò per cui è stato costruito: collegare. Ma il suo significato può andare oltre la funzione stradale e può ricordarci che tra passato e futuro esiste un passaggio che nessuna opera pubblica può realizzare da sola: quel passaggio dipende dalle scelte umane.
Il 28 ottobre 2016, però, non sarà un giorno che andrà ad evaporare nella routine, ma un venerdì destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva.

Il ponte di Annone in un'immagine scattata negli istanti successivi al crollo
Sono trascorsi dieci anni da quel venerdì del 2016 in cui, intorno alle 17.20, il cavalcavia sulla Statale 36 cedette improvvisamente al passaggio di un mezzo pesante adibito a un trasporto eccezionale. La struttura precipitò sulla strada sottostante, travolgendo le auto in transito. Claudio Bertini, 68 anni, residente a Civate, perse la vita. Altre sei persone rimasero ferite.
Sgomento, panico, incredulità, terrore sono i sentimenti vissuti da coloro che hanno assistito al crollo della campata: davanti ai loro occhi, un enorme blocco di cemento armato è ceduto accasciandosi al suolo, come fosse un pezzo di cartone. Una vita perduta e altre che hanno avuto bisogno di essere ricostruite: le conseguenze fisiche e psicologiche sono durate ben oltre il tempo della fine dei soccorsi.

A dieci anni di distanza, il ricordo dovrebbe essere un impegno quotidiano verso chi non c'è più, verso chi è sopravvissuto e verso chi percorre ogni giorno strade e infrastrutture dando per scontato che siano sicure.

Uno dei tanti articoli della stampa straniera sulla tragedia di Annone
A ricordare il tragico istante del crollo è oggi Patrizio Sidoti, ex sindaco di Annone: ''C’era un grande traffico quella sera perchè era il venerdì a cavallo della festività del primo novembre e c’è stata la paralisi completa di tutta la Brianza. Mi avvisò un amico di Annone: io ero in auto, in rientro da Milano, e all’inizio, non ho creduto alle sue parole. Poi mi ha mandato una foto del ponte crollato: sono corso immediatamente sul posto e c’era un disastro. Mi veniva da piangere perché non mi sembrava vero: sono rimasto lì tutta notte, fino a quando sono cominciati i primi interventi perchè la priorità era era liberare l’auto di Bertini''.

''Ogni anno - ha aggiunto Sidoti - mi ricordo di questo incidente e mi rattristo. Mi è dispiaciuto moltissimo per la perdita di Bertini e vorrei ricordarlo per prima cosa. È stata una tragedia tremenda, con conseguenze che le persone che lo hanno vissuto si portano addosso. Mi dispiace perché è un ponte che andava rifatto subito e le autorità hanno sempre rimandato''.
Sidoti insieme ai referenti di Anas durante uno dei sopralluoghi sul cantiere del ponte
C’è stato un grande lavoro di squadra dietro la ricostruzione del ponte, come ha ricordato Sidoti: ''Vorrei ringraziare tutti i miei colleghi sindaci, la Provincia, la Regione e i parlamentari che mi hanno aiutato moltissimo nella ricostruzione e sono sempre stati molto vicini. Inoltre devo ricordare il ministro Graziano Delrio che mi chiamò per rassicurarmi sul fatto che il ponte venisse ricostruito. A novembre c’è stata la crisi del governo Renzi che è caduto: a gennaio è stato formato un nuovo governo ed Delrio è stato rieletto come ministro, così abbiamo potuto continuare il nostro dialogo. Questo ponte è ancora oggi fondamentale perché le attività in Brianza diventano sempre più importanti e i mezzi in transito sempre più numerosi. Vorrei ricordare anche Fabio Buzzi, con il quale ci eravamo accordati per interpellare le scuole elementari per abbellire questo ponte, ma la sua prematura morte interruppe questo progetto''.

I lavori per ricostruire il ponte
Il crollo di Annone sollevò interrogativi sulle condizioni del viadotto, sui controlli, sulla manutenzione e sulla gestione del transito eccezionale. Interrogativi che alimentarono indagini e un procedimento giudiziario culminato con la condanna di due funzionari della Provincia di Lecco. La vicenda ricordò a tutti quanto la sicurezza delle infrastrutture dipenda non soltanto dal cemento e dall'acciaio, ma anche dalla qualità delle verifiche, dalla chiarezza delle competenze e dalla tempestività delle decisioni.


Ci piace pensare che, chiunque percorra il nuovo ponte o si trovi nei pressi del luogo, quest’oggi possa fermarsi idealmente per un istante, ricordando Bertini e tutte le persone direttamente coinvolte.

La posa della nuova struttura a scavalco della SS36
Guardando oggi il ponte affiorano alla memoria due immagini: da una parte, il 28 ottobre 2016 con il rumore del crollo, le vite spezzate, lo sgomento, le domande e dall'altra, il presente, dove troviamo una struttura ricostruita, le auto che riprendono il loro percorso, una comunità che ha il dovere di non dimenticare.
Il ponte di Annone, oggi, è tornato a fare ciò per cui è stato costruito: collegare. Ma il suo significato può andare oltre la funzione stradale e può ricordarci che tra passato e futuro esiste un passaggio che nessuna opera pubblica può realizzare da sola: quel passaggio dipende dalle scelte umane.
M.Mau.


















