Dolzago: argento mondiale nel karate per Hajar Laouzi, 13 anni
C'è un momento, in palestra, in cui tutti si girano verso la porta. Non è il maestro che entra, non è l'ultimo arrivato: è Hajar. Perché all'Okinawa Oggiono, quando Hajar non c'è, si sente. E quando c'è, si sente ancora di più.
Classe 2013, tredici anni da poco compiuti, Hajar Laouzi ha cominciato a calpestare il tatami a sei anni, seguendo le orme della sorella maggiore Salma, che si allenava a Dolzago, il paese in cui risiedono con la famiglia. Nel 2021 l'ingresso ufficiale nell'Okinawa Oggiono, tesserata con la Federazione Italiana Karate e con l'ente di promozione sociale A.S.C.
A fine 2024 arriva la cintura marrone. Nel 2025, il salto: il circuito agonistico nazionale a punteggio, che al termine della stagione 2025/2026 avrebbe decretato quale atleta di categoria avrebbe rappresentato l'Italia ai Mondiali I.K.U. di Capodistria, in Slovenia. Detta così, sembra una lunga marcia. In realtà, Hajar ha fatto il vuoto.
Primo posto alla Golden Cup di Caorle. Primo posto al Gan Prix del Lazio. E poi il titolo di campionessa italiana di categoria a Cervia. Il conto è presto fatto: la classifica speciale "azzurrabili" la vince a punteggio pieno, e la convocazione per il Mondiale, in programma dal 22 al 25 ottobre, è la conseguenza più naturale del mondo.
In Slovenia Hajar non è sola: con lei Filippo Ratti di Cesana Brianza, primo nella categoria esordienti maschili kata, e Giulia Aiazzi di Usmate Velate, terza tra i cadetti. In semifinale Hajar incrocia un'atleta rumena e la supera. ''Ho capito subito di trovarmi con avversarie veramente brave, ma non mi sono mai demoralizzata'' ci racconta.
In finale trova la serba, e lì la sfida si decide con il dettaglio più crudele dello sport da combattimento: le bandierine. 3-2 per l'avversaria. Per Hajar, un argento mondiale nella categoria esordienti femminile. Per chi guarda da bordo tatami, la sensazione netta di aver visto una ragazzina giocarsela alla pari con il mondo.

Poi c'è la parte che non finisce mai sui giornali: la settimana. Tre, quattro allenamenti di solito lunedì, mercoledì e venerdì, da un'ora e mezza o due. Gli incontri regionali per agonisti, tre ore filate, con cadenza bimensile. Le domeniche passate ad allenarsi in altri sodalizi, perché il karate, si sa, si impara anche fuori casa.
A scuola i voti sono ottimi, tanto che il prossimo anno vorrebbe approdare al liceo sportivo di Oggiono. Nel frattempo, a giugno è arrivata anche la cintura nera: un sogno firmato, con la data accanto.
Non solo forme. Hajar gareggia anche nel kumitè, il combattimento, con risultati più che discreti: tipicamente sabato la gara di kata, domenica quella di kumitè, e buonanotte ai muscoli. Nel corso agonisti è perfettamente a casa sua, circondata da ragazze e ragazzi più grandi di lei, che l'hanno adottata come una di loro.
''È una ragazzina solare, che sa divertirsi anche durante gli allenamenti e negli impegni più duri, soprattutto quando si avvicinano le competizioni - raccontano dalla palestra - e ha la maturità giusta per capire quando è il momento di scherzare e quando invece si fa sul serio''.

L'Okinawa Oggiono va avanti dal lontano 1990 sotto la guida del maestro Graziella Segatto, affiancata dal marito Fulvio Burini, con la competenza del preparatore atleti Andrea Varri e dello psicologo sportivo Matteo Vagli.
''Siamo tutti soddisfatti dei risultati di Hajar e dei suoi compagni - soprattutto, ed è la frase che vale più di una medaglia - di come questi ragazzi affrontano allenamenti, trasferte, vittorie e sconfitte''.

D'estate Hajar fa tappa, con le sorelle Salam e Nisrin, dagli zii materni in Francia e dai cugini paterni in Spagna. Ogni quattro anni, il viaggio più lungo: il Marocco, a trovare le famiglie di mamma Miriam e papà Mohamed. Nel mezzo, un sogno dichiarato e mai nascosto: ''voglio salire sul gradino più alto del podio'' dichiara l’atleta con convinzione.
A Capodistria è arrivata un passo sotto. Considerando che ha tredici anni, il gradino può aspettare. Ma non troppo.
Classe 2013, tredici anni da poco compiuti, Hajar Laouzi ha cominciato a calpestare il tatami a sei anni, seguendo le orme della sorella maggiore Salma, che si allenava a Dolzago, il paese in cui risiedono con la famiglia. Nel 2021 l'ingresso ufficiale nell'Okinawa Oggiono, tesserata con la Federazione Italiana Karate e con l'ente di promozione sociale A.S.C.

Hajar Laouzi
A fine 2024 arriva la cintura marrone. Nel 2025, il salto: il circuito agonistico nazionale a punteggio, che al termine della stagione 2025/2026 avrebbe decretato quale atleta di categoria avrebbe rappresentato l'Italia ai Mondiali I.K.U. di Capodistria, in Slovenia. Detta così, sembra una lunga marcia. In realtà, Hajar ha fatto il vuoto.
Primo posto alla Golden Cup di Caorle. Primo posto al Gan Prix del Lazio. E poi il titolo di campionessa italiana di categoria a Cervia. Il conto è presto fatto: la classifica speciale "azzurrabili" la vince a punteggio pieno, e la convocazione per il Mondiale, in programma dal 22 al 25 ottobre, è la conseguenza più naturale del mondo.

In finale trova la serba, e lì la sfida si decide con il dettaglio più crudele dello sport da combattimento: le bandierine. 3-2 per l'avversaria. Per Hajar, un argento mondiale nella categoria esordienti femminile. Per chi guarda da bordo tatami, la sensazione netta di aver visto una ragazzina giocarsela alla pari con il mondo.

Il podio del mondiale in Slovenia
Poi c'è la parte che non finisce mai sui giornali: la settimana. Tre, quattro allenamenti di solito lunedì, mercoledì e venerdì, da un'ora e mezza o due. Gli incontri regionali per agonisti, tre ore filate, con cadenza bimensile. Le domeniche passate ad allenarsi in altri sodalizi, perché il karate, si sa, si impara anche fuori casa.
A scuola i voti sono ottimi, tanto che il prossimo anno vorrebbe approdare al liceo sportivo di Oggiono. Nel frattempo, a giugno è arrivata anche la cintura nera: un sogno firmato, con la data accanto.

''È una ragazzina solare, che sa divertirsi anche durante gli allenamenti e negli impegni più duri, soprattutto quando si avvicinano le competizioni - raccontano dalla palestra - e ha la maturità giusta per capire quando è il momento di scherzare e quando invece si fa sul serio''.

Hajar Laouzi e Filippo Ratti con Graziella Segatto e Fulvio Burini
L'Okinawa Oggiono va avanti dal lontano 1990 sotto la guida del maestro Graziella Segatto, affiancata dal marito Fulvio Burini, con la competenza del preparatore atleti Andrea Varri e dello psicologo sportivo Matteo Vagli.
''Siamo tutti soddisfatti dei risultati di Hajar e dei suoi compagni - soprattutto, ed è la frase che vale più di una medaglia - di come questi ragazzi affrontano allenamenti, trasferte, vittorie e sconfitte''.

D'estate Hajar fa tappa, con le sorelle Salam e Nisrin, dagli zii materni in Francia e dai cugini paterni in Spagna. Ogni quattro anni, il viaggio più lungo: il Marocco, a trovare le famiglie di mamma Miriam e papà Mohamed. Nel mezzo, un sogno dichiarato e mai nascosto: ''voglio salire sul gradino più alto del podio'' dichiara l’atleta con convinzione.
A Capodistria è arrivata un passo sotto. Considerando che ha tredici anni, il gradino può aspettare. Ma non troppo.
V.T.



















