Sirone: Enrico Brizzi si racconta al Teatro San Carlo e chiude la rassegna sui cammini

È stato Enrico Brizzi, celebre autore del successo letterario “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, il protagonista che nella serata di mercoledì 28 ottobre ha incantato la platea di Sirone, radunata presso il Teatro San Carlo per il quarto e ultimo appuntamento della rassegna “Ci vediamo in cammino”. Dalle vette della Valsassina agli angoli più reconditi dell'Appennino, lo scrittore e giornalista bolognese ha guidato il pubblico in una vera e propria esperienza d'autore, trasformando il semplice racconto di itinerari in una performance che ha intrecciato ricordi personali, letteratura e una riflessione sul valore del passo.
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Si è chiusa così, negli spazi messi a disposizione dalla parrocchia, la seconda edizione del ciclo promosso dall'amministrazione comunale in collaborazione con la commissione biblioteca. Una serie di quattro appuntamenti dedicati ai viaggi a piedi che, dopo aver esplorato tre diverse regioni italiane nei tre precedenti incontri tra Piemonte, Toscana e Lombardia, ha trovato con Brizzi la sua conclusione ideale.
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Ad aprire la serata è stata l’assessore alla cultura Irma Rottoli, che ha voluto creare un ponte di continuità con il percorso intrapreso lo scorso anno: “L’anno scorso, con la commissione biblioteca, abbiamo dato vita a una rassegna dedicata al mondo dei cammini, capace di raccontare il piacere di mettersi in movimento attraverso prospettive diverse. Quest'anno abbiamo ripetuto l'esperienza, toccando territori diversi e invitando ancora una volta a rallentare e a riscoprire il valore del viaggio senza fretta. Ringrazio la parrocchia per lo spazio concessoci stasera e tutti voi, per la vostra presenza e per condividere questa passione che vi accomuna”.
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La parola è passata dunque a Brizzi, che ha subito rivelato come la sua passione per i cammini affondi le radici in luoghi vicini al nostro territorio. Bolognese di nascita, ha sempre trascorso le vacanze d'infanzia a Milano, dove abitavano alcuni parenti, e in Valsassina, vicino a Barzio, a casa di una zia. È proprio lì, tra le passeggiate estive nella natura, che il giovane scrittore ha iniziato a percepire la diversità dei luoghi e il fascino dell'avventura, facendo scaturire in lui una vera e propria sete di scoperta.
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Crescendo, la voglia di spingersi oltre si è consolidata lungo la Linea Gotica e tra le cime degli Appennini, terre d'origine della sua famiglia. “In un'epoca in cui la montagna si andava spopolando e i vecchi casali venivano abbandonati, riscoprire le antiche vie ha rappresentato per me il compimento del sogno d'infanzia: diventare l'unico vero pilota della propria avventura. Per il mio primo vero viaggio senza guida sono giunto da Bologna fino all’Adriatico a piedi con un mio amico. Circa 100 chilometri percorsi in totale autonomia, un’esperienza formativa e incredibile” ha raccontato Enrico.
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È stato proprio in quel primo vero viaggio che lo scrittore ha appreso la celebre regola dei tre giorni, una scansione quasi psicologica che ogni camminatore impara a conoscere attraverso l’esperienza: il primo giorno si parte carichi di energie, il secondo giorno si insinuano dubbi e si sviluppa un senso di resistenza, il terzo giorno rappresenta il punto di svolta che, una volta superato, spazza via ogni esitazione. “Partiamo sempre carichi di paura e quasi schiacciati, poi si inizia il cammino, si prende il passo e intanto succedono cose buone – ha aggiunto Brizzi - Spieghi chi sei a chi incontri perché sei forestiero, ma un attimo dopo ti senti a casa ovunque arrivi, cosa che non capita in macchina. Il tempo in cammino diventa sempre un dono”.
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Percorrere a piedi gli stessi vecchi sentieri usati dagli avi diventa così anche un modo per osservare il mondo con la loro stessa velocità e con la medesima attenzione ai dettagli. Sul sentiero si creano legami autentici e spontanei, si può essere sinceri e si condividono sforzi e meraviglie con persone che spesso diventano compagni di vita. La serata si è avviata verso la conclusione con una riflessione sul significato della parola decidere, un termine la cui etimologia richiama l'atto del tagliare, lo stesso verbo utilizzato nell'antichità per il sacrificio. “In cammino, così come nella stesura di un romanzo ma anche nella vita, bisogna continuamente decidere quale strada percorrere, accettando che le vie non battute rimangano solo dei ‘se’. Portare il proprio zaino alla fine significa proprio questo: assumersi la responsabilità delle proprie scelte con spirito di sacrificio. Inoltre hai modo di imparare che la fatica e la meraviglia sono uguali per tutti e che il cammino ha sfumature fortemente democratiche”.
L’incontro si è concluso tra gli applausi calorosi del pubblico sironese e l’attesissimo firmacopie, suggellando una serata capace di trasformare il racconto a piedi in un’occasione di condivisione e comunità.
C.Fu.
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