Concerti e disabilità: perché il nostro diritto di partecipare deve essere sempre limitato?
Assistere ad un concerto dovrebbe essere un'opportunità per tutti. Ma cosa succede quando proprio la procedura per acquistare un biglietto rischia di trasformarsi in un ostacolo? È la difficoltà che ci segnala Federica Manoni – 36enne di Bulciago - che in una lettera indirizzata alla nostra testata racconta il tentativo, non andato purtroppo a buon fine, di acquistare un biglietto per il concerto di Olly, in programma la prossima estate allo stadio San Siro. Una testimonianza che accende i riflettori sulle modalità - articolate e talvolta complesse - di prenotazione e acquisto dei biglietti riservati alle persone con disabilità e sulle difficoltà che queste possono incontrare.
''La disabilità ci impone già tante sfide nella vita quotidiana. Non è giusto che anche la felicità debba avere dei posti limitati'' scrive Federica.
Di seguito la sua lettera nella versione integrale, con lo spazio che resta a disposizione per altri eventuali contributi sul tema:
Gentile Redazione di Casate Online,
mi chiamo Federica, ho 36 anni, sono una donna con una disabilità motoria grave e utilizzo una carrozzina elettrica che guido con il mento.
Vi scrivo con tanta rabbia e amarezza per denunciare una situazione che considero profondamente ingiusta e che, purtroppo, non riguarda soltanto me.
Per la seconda volta mi ritrovo esclusa dalla possibilità di assistere a un concerto perché i posti riservati alle persone con disabilità risultano già esauriti.
L'ultimo episodio riguarda il concerto di Olly del 25 giugno 2027 a San Siro. Il 3 novembre ho inviato la richiesta per me e il mio accompagnatore, allegando il certificato che attesta la mia disabilità e la necessità di assistenza continua.
La risposta? Posti esauriti.
Ora, sono perfettamente consapevole che anche i biglietti destinati alle persone senza disabilità possano esaurirsi. Ma c'è una differenza enorme.
Una persona senza disabilità può collegarsi al sito, verificare la disponibilità e acquistare immediatamente il proprio biglietto. Noi, invece, dobbiamo seguire una procedura separata, inviare documentazione, aspettare una risposta che spesso arriva quando ormai i pochi posti riservati sono già esauriti.
E nel frattempo? Non possiamo fare altro che aspettare.
Non abbiamo la stessa libertà di scelta, non possiamo acquistare un posto qualsiasi e soprattutto dobbiamo fare i conti con una disponibilità già limitata in partenza.
Perché dobbiamo partire sempre svantaggiati?
Noi persone con disabilità affrontiamo già ogni giorno tantissime limitazioni. Barriere architettoniche, difficoltà negli spostamenti, ostacoli che rendono complicate anche le cose più semplici.
Ma perché queste limitazioni devono seguirci anche nei momenti di piacere?
Perché una serata a un concerto, che dovrebbe essere un momento di felicità, deve trasformarsi nell'ennesima battaglia?
Non sto chiedendo un biglietto gratuito, né un trattamento di favore. Voglio pagare il mio posto, ascoltare il mio cantante preferito e vivere le stesse emozioni di chiunque altro.
La mia disabilità non mi impedisce di amare la musica, di emozionarmi o di divertirmi. Ma un sistema che prevede pochi posti accessibili e lunghe attese per ottenere una risposta rischia di impedirmelo.
Mi è stato spiegato che i posti vengono assegnati in base alla gravità della disabilità e all'ordine cronologico delle richieste.
Ma allora mi chiedo: quanto tempo prima dobbiamo scrivere? Quanto dobbiamo essere veloci? E soprattutto, perché dobbiamo continuamente dimostrare di avere diritto a partecipare?
Ho chiesto di essere inserita in una lista d'attesa in caso di eventuali rinunce. Ma trovo assurdo dover sperare che qualcun altro rinunci per avere una possibilità.
Sono stanca di sentir parlare di inclusione quando poi, nella pratica, ci ritroviamo ancora una volta limitati.
La disabilità ci impone già tante sfide nella vita quotidiana. Non è giusto che anche la felicità debba avere dei posti limitati.
Vi scrivo perché vorrei che questa vicenda diventasse un articolo sul vostro giornale. Vorrei che se ne parlasse, che venissero poste delle domande agli organizzatori e che si aprisse una riflessione seria sulle modalità di accesso ai grandi eventi per le persone con disabilità.
Non voglio compassione. Voglio che venga riconosciuto un problema che troppo spesso viene ignorato.
Perché anche noi abbiamo il diritto di vivere, scegliere, divertirci e partecipare.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo pari opportunità.
Vi ringrazio per l'attenzione.
Cordiali saluti,
''La disabilità ci impone già tante sfide nella vita quotidiana. Non è giusto che anche la felicità debba avere dei posti limitati'' scrive Federica.

Gentile Redazione di Casate Online,
mi chiamo Federica, ho 36 anni, sono una donna con una disabilità motoria grave e utilizzo una carrozzina elettrica che guido con il mento.
Vi scrivo con tanta rabbia e amarezza per denunciare una situazione che considero profondamente ingiusta e che, purtroppo, non riguarda soltanto me.
Per la seconda volta mi ritrovo esclusa dalla possibilità di assistere a un concerto perché i posti riservati alle persone con disabilità risultano già esauriti.
L'ultimo episodio riguarda il concerto di Olly del 25 giugno 2027 a San Siro. Il 3 novembre ho inviato la richiesta per me e il mio accompagnatore, allegando il certificato che attesta la mia disabilità e la necessità di assistenza continua.
La risposta? Posti esauriti.
Ora, sono perfettamente consapevole che anche i biglietti destinati alle persone senza disabilità possano esaurirsi. Ma c'è una differenza enorme.
Una persona senza disabilità può collegarsi al sito, verificare la disponibilità e acquistare immediatamente il proprio biglietto. Noi, invece, dobbiamo seguire una procedura separata, inviare documentazione, aspettare una risposta che spesso arriva quando ormai i pochi posti riservati sono già esauriti.
E nel frattempo? Non possiamo fare altro che aspettare.
Non abbiamo la stessa libertà di scelta, non possiamo acquistare un posto qualsiasi e soprattutto dobbiamo fare i conti con una disponibilità già limitata in partenza.
Perché dobbiamo partire sempre svantaggiati?
Noi persone con disabilità affrontiamo già ogni giorno tantissime limitazioni. Barriere architettoniche, difficoltà negli spostamenti, ostacoli che rendono complicate anche le cose più semplici.
Ma perché queste limitazioni devono seguirci anche nei momenti di piacere?
Perché una serata a un concerto, che dovrebbe essere un momento di felicità, deve trasformarsi nell'ennesima battaglia?
Non sto chiedendo un biglietto gratuito, né un trattamento di favore. Voglio pagare il mio posto, ascoltare il mio cantante preferito e vivere le stesse emozioni di chiunque altro.
La mia disabilità non mi impedisce di amare la musica, di emozionarmi o di divertirmi. Ma un sistema che prevede pochi posti accessibili e lunghe attese per ottenere una risposta rischia di impedirmelo.
Mi è stato spiegato che i posti vengono assegnati in base alla gravità della disabilità e all'ordine cronologico delle richieste.
Ma allora mi chiedo: quanto tempo prima dobbiamo scrivere? Quanto dobbiamo essere veloci? E soprattutto, perché dobbiamo continuamente dimostrare di avere diritto a partecipare?
Ho chiesto di essere inserita in una lista d'attesa in caso di eventuali rinunce. Ma trovo assurdo dover sperare che qualcun altro rinunci per avere una possibilità.
Sono stanca di sentir parlare di inclusione quando poi, nella pratica, ci ritroviamo ancora una volta limitati.
La disabilità ci impone già tante sfide nella vita quotidiana. Non è giusto che anche la felicità debba avere dei posti limitati.
Vi scrivo perché vorrei che questa vicenda diventasse un articolo sul vostro giornale. Vorrei che se ne parlasse, che venissero poste delle domande agli organizzatori e che si aprisse una riflessione seria sulle modalità di accesso ai grandi eventi per le persone con disabilità.
Non voglio compassione. Voglio che venga riconosciuto un problema che troppo spesso viene ignorato.
Perché anche noi abbiamo il diritto di vivere, scegliere, divertirci e partecipare.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo pari opportunità.
Vi ringrazio per l'attenzione.
Cordiali saluti,
Federica Manoni


















