Molteno, 4 Novembre: inaugurato il monumento ai caduti al termine del restauro
Inaugurato a Molteno il monumento ai caduti, sottoposto a recente riqualificazione, in occasione della ricorrenza del 4 Novembre che ricorda l'Unità Nazionale e le Forze Armate.
La cerimonia si è svolta stamani - alla presenza anche dell'Amministrazione di Garbagnate Monastero - con inizio alle 9 con la Santa Messa celebrata presso l’oratorio San Giovanni Bosco. Presenti all’evento il corpo musicale Santa Cecilia di Molteno, la protezione civile comunale e il gruppo Alpini di Garbagnate Monastero e Brongio, oltre alle istituzioni, ai rappresentanti della comunità e del mondo della scuola.

Alle 9.45 ha preso il via il corteo lungo Viale delle Rimembranze, davanti al quale il parroco don Giandomenico Colombo ha proposto una riflessione sul significato del monumento e, in particolare, sulla colonna spezzata che lo caratterizza: ''È il monumento della vita, una colonna che richiama la finitezza dell'esistenza umana, ma che trova la propria espressione nella gloria del Signore''.
Il corteo ha in seguito raggiunto il monumento ai caduti, presso il cimitero comunale, dove si è svolta la commemorazione ufficiale, con le allocuzioni delle autorità e il contributo degli alunni della scuola primaria, che hanno dato voce alle testimonianze di alcuni italiani impegnati, a vario titolo, nella guerra. Attraverso la lettura di lettere inviate a casa e ai propri familiari, i ragazzi hanno restituito emozioni, paure e pensieri di chi si trovava a vivere direttamente il conflitto. I bambini hanno inoltre ricordato i militari italiani caduti lo scorso 29 ottobre e hanno condiviso i propri pensieri sulla pace.

Don Giandomenico ha impartito la benedizione al monumento, ringraziando i ragazzi per le testimonianze lette. Il sacerdote ha espresso la propria commozione davanti all'opera riqualificata, soffermandosi in particolare sullo squarcio presente nel muro: ''Quest’apertura mi suggerisce che, grazie al loro sacrificio, ci hanno aperto la strada. Il muro aperto indica che queste persone aleggiano ancora nella nostra vita e lo squarcio richiama il cielo''.
Infine il parroco si è rivolto direttamente agli alunni, indicando proprio nelle nuove generazioni il richiamo alla pace.

Nel suo intervento, il sindaco di Molteno Giuseppe Chiarella ha richiamato il significato profondo del 4 Novembre, ricordando come questa ricorrenza ''non è soltanto una data da commemorare. È una giornata che ci richiama al significato più profondo della parola Patria: una comunità di persone, una storia condivisa, un insieme di valori che abbiamo il dovere di custodire e trasmettere alle generazioni future''.

Il primo cittadino ha rivolto inoltre un pensiero ai quattro militari italiani morti il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina, in seguito alla caduta di un elicottero impegnato nella missione internazionale EUFOR Althea. Ricordando i loro nomi, Chiarella ha affermato: ''Quattro vite spezzate mentre erano al servizio del nostro Paese e di una missione internazionale. Quattro persone che avevano scelto di mettere le proprie capacità, il proprio impegno e la propria vita al servizio degli altri, della sicurezza e della pace. A loro va oggi il nostro commosso e riconoscente ricordo. La loro scomparsa ci ricorda che il servizio allo Stato e alla collettività non è un'espressione astratta, ma una scelta concreta, che comporta responsabilità, dedizione e, talvolta, anche il sacrificio più grande''.

Il loro ricordo si è accompagnato a ''tutti gli uomini e le donne delle Forze Armate e dei Corpi che, anche lontano dall'Italia, operano quotidianamente per difendere la pace, tutelare le persone e portare aiuto a chi ne ha bisogno''.
Chiarella ha poi posto al centro del suo discorso il valore della memoria, soffermandosi in particolare sul monumento ai caduti, restituito alla cittadinanza dopo un importante intervento di recupero e ristrutturazione: ''È un luogo che appartiene alla storia di Molteno e alla memoria delle nostre famiglie. Nei primi anni del 1900, dopo aver inizialmente accarezzato l'idea di erigere il monumento davanti alla chiesetta di San Rocco, si scelse di collocarlo nel cimitero. Il monumento, costituito da una croce sostenuta da un ampio basamento, sulle cui pareti sono fissate le lapidi con i nomi dei soldati caduti, è vigilato da un'aquila di bronzo''.

Il sindaco ha ricordato che quel monumento esiste da oltre un secolo: ''Fu inaugurato il 16 agosto 1920, nel giorno della festa di San Rocco. Da allora, per oltre un secolo, quel monumento ha custodito i nomi e il ricordo dei nostri concittadini che non fecero ritorno dalle guerre. Nomi che non sono semplicemente incisi sulla pietra, ma rappresentano storie personali, famiglie, affetti, sogni e speranze interrotte. Dietro ciascuno di quei nomi c'è una vita. C'è una famiglia che ha atteso, una madre che ha pianto, una comunità che ha perso uno dei suoi figli. Oggi, a 106 anni dalla sua inaugurazione, quel monumento si prepara a essere restituito al suo splendore e alla sua funzione più autentica: essere un luogo di memoria, di raccoglimento e di riconoscenza''.

Il sindaco ha quindi evidenzianto come il recupero del manufatto rappresenti un gesto di riconoscenza: ''Non stiamo semplicemente ristrutturando un monumento. Stiamo prendendoci cura della nostra storia. Restaurare quel luogo significa dire che il tempo non cancella il debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà e per il futuro di tutti noi. Significa anche consegnare alle nuove generazioni un segno concreto della nostra storia, affinché possano fermarsi davanti a quei nomi, comprenderne il significato e interrogarsi sul valore della pace''.

Tra questo monumento e la recente tragedia Chiarella ha trovato un punto comune: ''C'è un filo che unisce i nomi incisi sulle lapidi del nostro monumento, i caduti delle guerre del passato e i quattro militari italiani che piangiamo in questi giorni. È il filo del servizio, del senso del dovere, della solidarietà e dell'amore per il prossimo e per la propria comunità. Sono passati 106 anni dall'inaugurazione del monumento di Molteno, ma il significato del sacrificio e il valore della pace restano straordinariamente attuali. Oggi più che mai dobbiamo ricordare che la pace non è un bene scontato. È una conquista da custodire ogni giorno, attraverso il dialogo, il rispetto, la solidarietà e il rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione''.

Infine, ha concluso la sua allocuzione con un auspicio: ''Che il monumento ai caduti di Molteno, restituito alla nostra comunità, non sia soltanto un luogo davanti al quale deporre una corona nelle ricorrenze ufficiali, ma diventi un luogo da frequentare, conoscere e rispettare. Un luogo nel quale accompagnare i nostri ragazzi, raccontare loro la storia dei nostri concittadini e spiegare che la libertà e la pace che oggi viviamo sono anche il frutto dei sacrifici di tante donne e tanti uomini. Perché una comunità che ricorda è una comunità che conosce le proprie radici e sa guardare con maggiore consapevolezza al futuro''.

Un messaggio condiviso anche dal sindaco di Garbagnate Monastero Mauro Colombo che nel suo intervento si è rivolto in modo particolare ai bambini e ai ragazzi presenti alla cerimonia, ricordando il suo valore: ''Ci troviamo davanti al Monumento dei Caduti, un luogo, che non è fatto soltanto di pietra, ma di memoria, sacrificio e amore per la Patria. Ogni nome, ogni simbolo, ogni fiore depositato ci ricorda che la libertà e la pace che oggi viviamo sono anche frutto, del coraggio, di chi ha sacrificato, la propria vita''.
Il primo cittadino di Garbagnate ha invitato i bambini a riconoscere in quel luogo un simbolo dell’Italia: ''Questo monumento, non deve solo parlare agli adulti: deve parlare soprattutto, alle nuove generazioni. Vorrei che ogni bambino e ogni giovane, passando davanti a esso, alzasse lo sguardo e ricordasse e riconoscesse in questo luogo, un simbolo dell'Italia, della sua storia, della sua unità e dei valori che ci rendono un popolo''.

L’auspicio è quello di riflettere sul passato per guardare al futuro: ''Perché un monumento viva davvero, non quando viene solo guardato, ma quando riesce a trasmettere un ricordo, suscitare una domanda e lasciare un insegnamento/del cuore a chi lo incontra. Che questo monumento sia, per i giovani, una ricarica da cui partire e una bussola per il futuro. Onorare i caduti significa, non dimenticare il passato, custodire la pace nel presente, e costruire insieme, un’Italia migliore''.

Al motto di ''viva la giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, viva la memoria dei nostri caduti, viva la pace, viva l’Italia'' si è conclusa una celebrazione che ha trasmesso alle nuove generazioni la consapevolezza del valore della pace e della responsabilità di custodirla ogni giorno.
La cerimonia si è svolta stamani - alla presenza anche dell'Amministrazione di Garbagnate Monastero - con inizio alle 9 con la Santa Messa celebrata presso l’oratorio San Giovanni Bosco. Presenti all’evento il corpo musicale Santa Cecilia di Molteno, la protezione civile comunale e il gruppo Alpini di Garbagnate Monastero e Brongio, oltre alle istituzioni, ai rappresentanti della comunità e del mondo della scuola.
Alcune immagini della cerimonia svoltasi questa mattina a Molteno
Alle 9.45 ha preso il via il corteo lungo Viale delle Rimembranze, davanti al quale il parroco don Giandomenico Colombo ha proposto una riflessione sul significato del monumento e, in particolare, sulla colonna spezzata che lo caratterizza: ''È il monumento della vita, una colonna che richiama la finitezza dell'esistenza umana, ma che trova la propria espressione nella gloria del Signore''.
Il corteo ha in seguito raggiunto il monumento ai caduti, presso il cimitero comunale, dove si è svolta la commemorazione ufficiale, con le allocuzioni delle autorità e il contributo degli alunni della scuola primaria, che hanno dato voce alle testimonianze di alcuni italiani impegnati, a vario titolo, nella guerra. Attraverso la lettura di lettere inviate a casa e ai propri familiari, i ragazzi hanno restituito emozioni, paure e pensieri di chi si trovava a vivere direttamente il conflitto. I bambini hanno inoltre ricordato i militari italiani caduti lo scorso 29 ottobre e hanno condiviso i propri pensieri sulla pace.
Don Giandomenico ha impartito la benedizione al monumento, ringraziando i ragazzi per le testimonianze lette. Il sacerdote ha espresso la propria commozione davanti all'opera riqualificata, soffermandosi in particolare sullo squarcio presente nel muro: ''Quest’apertura mi suggerisce che, grazie al loro sacrificio, ci hanno aperto la strada. Il muro aperto indica che queste persone aleggiano ancora nella nostra vita e lo squarcio richiama il cielo''.
Infine il parroco si è rivolto direttamente agli alunni, indicando proprio nelle nuove generazioni il richiamo alla pace.
Nel suo intervento, il sindaco di Molteno Giuseppe Chiarella ha richiamato il significato profondo del 4 Novembre, ricordando come questa ricorrenza ''non è soltanto una data da commemorare. È una giornata che ci richiama al significato più profondo della parola Patria: una comunità di persone, una storia condivisa, un insieme di valori che abbiamo il dovere di custodire e trasmettere alle generazioni future''.
Il primo cittadino ha rivolto inoltre un pensiero ai quattro militari italiani morti il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina, in seguito alla caduta di un elicottero impegnato nella missione internazionale EUFOR Althea. Ricordando i loro nomi, Chiarella ha affermato: ''Quattro vite spezzate mentre erano al servizio del nostro Paese e di una missione internazionale. Quattro persone che avevano scelto di mettere le proprie capacità, il proprio impegno e la propria vita al servizio degli altri, della sicurezza e della pace. A loro va oggi il nostro commosso e riconoscente ricordo. La loro scomparsa ci ricorda che il servizio allo Stato e alla collettività non è un'espressione astratta, ma una scelta concreta, che comporta responsabilità, dedizione e, talvolta, anche il sacrificio più grande''.
Il loro ricordo si è accompagnato a ''tutti gli uomini e le donne delle Forze Armate e dei Corpi che, anche lontano dall'Italia, operano quotidianamente per difendere la pace, tutelare le persone e portare aiuto a chi ne ha bisogno''.
Chiarella ha poi posto al centro del suo discorso il valore della memoria, soffermandosi in particolare sul monumento ai caduti, restituito alla cittadinanza dopo un importante intervento di recupero e ristrutturazione: ''È un luogo che appartiene alla storia di Molteno e alla memoria delle nostre famiglie. Nei primi anni del 1900, dopo aver inizialmente accarezzato l'idea di erigere il monumento davanti alla chiesetta di San Rocco, si scelse di collocarlo nel cimitero. Il monumento, costituito da una croce sostenuta da un ampio basamento, sulle cui pareti sono fissate le lapidi con i nomi dei soldati caduti, è vigilato da un'aquila di bronzo''.
Il sindaco ha ricordato che quel monumento esiste da oltre un secolo: ''Fu inaugurato il 16 agosto 1920, nel giorno della festa di San Rocco. Da allora, per oltre un secolo, quel monumento ha custodito i nomi e il ricordo dei nostri concittadini che non fecero ritorno dalle guerre. Nomi che non sono semplicemente incisi sulla pietra, ma rappresentano storie personali, famiglie, affetti, sogni e speranze interrotte. Dietro ciascuno di quei nomi c'è una vita. C'è una famiglia che ha atteso, una madre che ha pianto, una comunità che ha perso uno dei suoi figli. Oggi, a 106 anni dalla sua inaugurazione, quel monumento si prepara a essere restituito al suo splendore e alla sua funzione più autentica: essere un luogo di memoria, di raccoglimento e di riconoscenza''.
Il sindaco ha quindi evidenzianto come il recupero del manufatto rappresenti un gesto di riconoscenza: ''Non stiamo semplicemente ristrutturando un monumento. Stiamo prendendoci cura della nostra storia. Restaurare quel luogo significa dire che il tempo non cancella il debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà e per il futuro di tutti noi. Significa anche consegnare alle nuove generazioni un segno concreto della nostra storia, affinché possano fermarsi davanti a quei nomi, comprenderne il significato e interrogarsi sul valore della pace''.
Tra questo monumento e la recente tragedia Chiarella ha trovato un punto comune: ''C'è un filo che unisce i nomi incisi sulle lapidi del nostro monumento, i caduti delle guerre del passato e i quattro militari italiani che piangiamo in questi giorni. È il filo del servizio, del senso del dovere, della solidarietà e dell'amore per il prossimo e per la propria comunità. Sono passati 106 anni dall'inaugurazione del monumento di Molteno, ma il significato del sacrificio e il valore della pace restano straordinariamente attuali. Oggi più che mai dobbiamo ricordare che la pace non è un bene scontato. È una conquista da custodire ogni giorno, attraverso il dialogo, il rispetto, la solidarietà e il rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione''.
Il parroco don Giandomenico Colombo tra i sindaci Giuseppe Chiarella (a sinistra) e Mauro Colombo
Infine, ha concluso la sua allocuzione con un auspicio: ''Che il monumento ai caduti di Molteno, restituito alla nostra comunità, non sia soltanto un luogo davanti al quale deporre una corona nelle ricorrenze ufficiali, ma diventi un luogo da frequentare, conoscere e rispettare. Un luogo nel quale accompagnare i nostri ragazzi, raccontare loro la storia dei nostri concittadini e spiegare che la libertà e la pace che oggi viviamo sono anche il frutto dei sacrifici di tante donne e tanti uomini. Perché una comunità che ricorda è una comunità che conosce le proprie radici e sa guardare con maggiore consapevolezza al futuro''.
Un messaggio condiviso anche dal sindaco di Garbagnate Monastero Mauro Colombo che nel suo intervento si è rivolto in modo particolare ai bambini e ai ragazzi presenti alla cerimonia, ricordando il suo valore: ''Ci troviamo davanti al Monumento dei Caduti, un luogo, che non è fatto soltanto di pietra, ma di memoria, sacrificio e amore per la Patria. Ogni nome, ogni simbolo, ogni fiore depositato ci ricorda che la libertà e la pace che oggi viviamo sono anche frutto, del coraggio, di chi ha sacrificato, la propria vita''.
Il primo cittadino di Garbagnate ha invitato i bambini a riconoscere in quel luogo un simbolo dell’Italia: ''Questo monumento, non deve solo parlare agli adulti: deve parlare soprattutto, alle nuove generazioni. Vorrei che ogni bambino e ogni giovane, passando davanti a esso, alzasse lo sguardo e ricordasse e riconoscesse in questo luogo, un simbolo dell'Italia, della sua storia, della sua unità e dei valori che ci rendono un popolo''.
L’auspicio è quello di riflettere sul passato per guardare al futuro: ''Perché un monumento viva davvero, non quando viene solo guardato, ma quando riesce a trasmettere un ricordo, suscitare una domanda e lasciare un insegnamento/del cuore a chi lo incontra. Che questo monumento sia, per i giovani, una ricarica da cui partire e una bussola per il futuro. Onorare i caduti significa, non dimenticare il passato, custodire la pace nel presente, e costruire insieme, un’Italia migliore''.
Al motto di ''viva la giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, viva la memoria dei nostri caduti, viva la pace, viva l’Italia'' si è conclusa una celebrazione che ha trasmesso alle nuove generazioni la consapevolezza del valore della pace e della responsabilità di custodirla ogni giorno.
M.Mau.


















