Viganò: alla scoperta delle cave della “mulera' che racchiudono fascino e mistero del passato
Mentre è tornato di estrema attualità il caso delle miniere di Montevecchia, la cui amministrazione sta definendo con gli speleologi un piano di ispezione, al fine di appurare lo stato interno delle cavità naturali, anche un altro paese del parco del Curone, Viganò, porta sul suo territorio un affascinante segno geologico legato al passato.
Un attento sguardo alle colline del paese infatti, mostra le cave dismesse della "Mulera". Gli anziani del paese ricordano bene quando da esse si estraeva la pietra: un materiale umile, una roccia porosa che si è prestata a svariati usi nel corso dei secoli. A pochi passi dalla chiesa, una stradina sterrata conduce alla sommità di una collina che domina il paese e che evoca una storia fatta di mistero e fascino, legata al passato viganese.
Alla Molera - così è chiamata la zona boschiva dove un tempo si estraeva l'omonima pietra - il tempo sembra essersi fermato. Le case sono ancora quelle di una volta e gli abitanti, a parte qualche milanese che è solito trascorrere lì i fine settimana, sono originari del posto da generazioni.
L'estrazione e la lavorazione della pietra molera rappresenta un binomio inscindibile per la storia di Viganò, tant'è che nel bosco della collina, sono ancora conservate le strutture realizzate dagli scalpellini, i "piccaprea", per la lavorazione della roccia e addirittura un paio di attrezzi, ormai arrugginiti, utilizzati per estrarla dalla collina.
La cava di molera è fatta infatti di blocchi stratificati di dimensioni varie: gli operai lavoravano di punta e martello per creare degli spazi in cui inserire i cunei e poi staccare i blocchi.
Le strutture realizzate per la lavorazione della pietra
Con la pietra di molera sono state costruite per secoli, le povere case dei contadini, ma anche i conventi e le chiese. Era piuttosto facile rintracciarla nelle nostre zone, soprattutto nei territori di Missaglia, Lomaniga e Montevecchia.
Una vecchia immagine della molera
La cava più conosciuta però, è quella di cui abbiamo parlato sino adesso, situata nel comune di Viganò, dove la purezza del sasso ha permesso l'estrazione di pietre di alta qualità , con le quali sono state costruite la chiesa di Lomaniga e di Missaglia.
Un blocco di molera lavorato allo scalpello
La cava viganese fu scoperta nella seconda metà del 1600 da un tale Girolamo Pirovano che acquistò la proprietà del colle e vi fabbricò le abitazioni per gli operai che estraevano la pietra.
Minatori della molera. Foto tratta dal libro
"Nonno Giuseppe racconta" di Marisa Brivio
La molera di Viganò fu esportata anche a Milano e utilizzata per la realizzazione di alcune parti interne del celebre duomo e degli archi di Porta Nuova. Le cave viganesi furono attive sino a circa 50 anni fa, quando la pietra iniziò ad essere soppiantata da graniti e marmi più pregiati, la cui estrazione richiedeva meno fatica.
La molera è ancora presente in alcune strutture per il deposito
degli attrezzi di alcuni abitanti del posto
In Italia ormai, la tradizionale lavorazione della molera non esiste praticamente più; pare che esistano soltanto tre cave funzionanti: due a Sarnico e una a Fiorenzuola. A Viganò invece, è rimasta la testimonianza storica ed un libretto, realizzato dal comune e dalla Pro loco, in occasione del simposio di scultura della pietra molera, realizzato a Villa Nobili nel 2004.
Gloria Crippa


















