Sirtori: visita alla comunità Theravada dove uomini e donne vivono secondo la dottrina buddista, dedicandosi al lavoro della terra


L'ingresso al monastero
Tutto è cominciato nel 1986, sulle colline di Sirtori, in un vecchio rudere della famiglia dei conti Besana. Un gruppo di uomini e donne di Milano, appassionati di arti marziali, dopo anni di riflessione e confronto decisero di tentare il grande salto: acquistare una cascina abbandonata nel comune di Sirtori, per vivervi insieme secondo l'insegnamento buddhista Theravada del Maestro Chen L.B.
Come è facile capire, non si è trattato di un piccolo sforzo, ma di una vera e propria scelta di vita. Superati i primi faticosissimi anni, nel 1997 prese forma l'associazione "Samgha filosofico buddhista Theravada".
L'associazione è un luogo aperto a tutti dove l'individo "rispetta per essere rispettato" e "non giudica per non essere giudicato". All'interno della comunità oltre al Maestro Chen vivono semplici persone che hanno fatto degli insegnamenti Theravada una filosofia di vita.

Pensando a un luogo del genere, ai più verranno in mente i crani rasati dei monaci tibetani, che vivono all'insegna dell'ascesi e della meditazione. Ma non è il caso di questa comunità.



Nel Samgha di Sirtori vivono normalissime persone vestite con una sorta di comoda tenuta da lavoro di colore nero. Non sono fuggite dal mondo. Hanno fatto una scelta di vita. Hanno deciso di dedicarsi alla cura dello spirito in un luogo non oppresso dai ritmi e dai bisogni - spesso scientemente indotti - della società moderna.



La cura del corpo, le arti marziali, gli esercizi spirituali, forgiano la parte materiale dell'essere. La manutenzione del monastero, la lavorazione del legno, il lavorare la terra dalla quale raccogliere i frutti per il sostentamento quotidiano sono alcune delle attività che si svolgono all'interno del monastero.



Ogni "monaco" ha le sue mansioni. Una collina di rovi, trascurata e non agibile, dal 1999 ad oggi ha lasciato il posto a un giardino a grandi balze ricche di ortaggi e alberi da frutta e canneti di bambù. Lì ha trovato spazio anche un piccolo pollaio.



Lungo i sentieri sono disposte numerose statue di buddha e sculture che richiamano alla memoria le gesta di antichi guerrieri orientali. Uno spazio esclusivo è dedicato al giardino Zen, posto sulla sommità di una collina. L'impressione che si ricava entrandovi è quella di una pace assoluta.



Nella prima parte della giornata non è consentito fumare, in modo da permettere al corpo di purificarsi. Nel pomeriggio la pausa sigaretta è un modo per stare insieme e confrontarsi sull'andamento della giornata.

Il Maestro Chen

All'interno del monastero gli uomini e le donne "nascono al mattino e muoiono alla sera" vivendo ogni giorno al massimo delle proprie capacità e soprattutto rispettando la natura che li circonda. Al lavoro manuale si alternano i momenti di studio e spiritualità: si discute dell'uomo come individuo, delle sue paure, delle insicurezze, dei limiti e delle potenzialità.



Ma una realtà di questo tipo come viene vissuta in un piccolo paese come Sirtori? Dalla notte dei tempi il diverso, la novità, lo straniero vengono visti sotto una cattiva luce. Come qualcosa di negativo che può corrompere l'armonia della comunità. Tuttavia esistono anche sirtoresi aperti, che ogni giorno vengono al monastero a far visita alla comunità, portando anche dei regali.



"Il monastero - ci hanno spiegato alcuni ‘monaci' - non deve essere preso né per un'attrazione turistica, né per una fortezza inespugnabile e proibita. Questo è un luogo dove coltivare il proprio spirito a contatto con la natura e i suoi principi. Chiunque si avvicini al monastero con rispetto è il benvenuto: giovani di questo Terzo Millennio, ma anche adulti e anziani."



Nel monastero la tecnologia non è considerata un taboo. La comunità ha un'importante finestra in internet con il blog del sito http://www.adoriente.it/ e anche su face book, dato l'importante numero di giovani che la frequentano e che hanno pensato bene di diffonderne le idee.



"Riceviamo testimonianze di affetto da ogni angolo d'Italia e anche dall'estero: persone che vengono dallo Sri Lanka, dalla Svizzera, dalla Germania, si fermano da noi anche solo per un saluto o per mangiare una pizza insieme. Dieci anni fa si presentavano alla nostra porta soprattutto i quarantenni. Oggi l'età delle persone che si avvicinano alla nostra casa si è abbassata: non sono pochi i ventenni che ci chiedono di poter vivere all'interno del monastero. Questo non deve stupire.



Oggi non ci si accontenta più di verità precotte, calate dall'alto. C'è più libertà, e si vuole comprendere profondamente il senso di quella che comunemente viene chiamata ‘vita spirituale'. Come si entra a far parte della comunità? Non basta bussare alla porta con la valigia per entrare a far parte del monastero. L'adesione a una comunità come la nostra è il risultato di un percorso spirituale che si vive a piccoli passi sotto la guida del Maestro".




Non è un gioco o un passatempo. E' indispensabile una scelta consapevole, ponderata. "Nel corso dell'anno organizziamo serate filosofiche aperte al pubblico, con momenti di discussione e confronto. Questi possono essere preziosi momenti di conoscenza. Durante l'anno riceviamo tutti i giorni - dalle 15:00 alle 18:00 - le persone che vengono a farci visita per approfondire la conoscenza, per visitare la nostra magnifica collezione d'arte o semplicemente per trascorrere del tempo in armonia e serenità.



Tutti vengono accolti, ascoltati, se lo desiderano consigliati. Nell'arco dell'anno ci riuniamo per festeggiare particolari momenti legati alle tradizioni o al susseguirsi delle stagioni. Il primo sabato di ogni mese viviamo insieme la ‘serata di filosofia'. Si tratta di iniziative a ingresso libero. Perché ognuno di noi è stato accolto, ascoltato, consigliato, aiutato senza che il Maestro chiedesse nulla in cambio. Ci è stato insegnato che non si può essere utili agli altri se si hanno dei propri bisogni".

E infatti il vero cuore pulsante della comunità è il Maestro Chen, figura sulla quale è veramente difficile spendere parole adeguate. Basti dire che si tratta di un uomo rispettato, ascoltato, vero testimone di una generosità, di una bontà e di una saggezza difficili da definire compiutamente secondo i nostri canoni.

E' il vero padre della comunità, ad un tempo elegante, semplice e simpaticamente imprevedibile, misterioso, che ha concluso la nostra visita dicendo con tono profondo e delicato "Bene, e adesso cacciateli fuori!".

Ci siamo salutati alla maniera dei monaci-guerrieri Theravada: la mano destra, che rappresenta la parte materiale dell'individuo, si congiunge con la mano sinistra, che rappresenta invece lo spirito. Col capo si accenna un breve inchino.

"Una persona deve essere salutata completamente. - ci hanno spiegato - Con il corpo e con lo spirito".
Sulla porta il Maestro ci ha stretto affettuosamente la mano con l'invito sincero a tornare in qualsiasi momento.

Un incontro non banale, con una realtà comunitaria solo in apparenza lontana dalle nostre. E per quanto riguarda la dottrina - della cui nobiltà è difficile dubitare - si può dire solo che merita lo sforzo di un approfondimento.

E l'ultima immagine che abbiamo del Samgha di Sirtori - coi quattro guerrieri dell'esercito di terracotta del primo imperatore cinese che ci osservano - è sorprendentemente suggestiva, specie in mezzo ad un paesaggio di colline brianzole.

Camillo Fumagalli
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