Lago Annone: miglioramento per il bacino est, resta da fare altro lavoro per l’ovest

La salute del lago di Annone Brianza. E’ stato il tema al centro dell’annuale incontro che fa il punto sulla situazione del bacino lacustre. Presenti alla serata di venerdì 29 gennaio nella sala consiliare di Oggiono il biologo Alberto Negri, che ha relazionato sull’attività del 2015, Roberto Ferrari, sindaco di Oggiono, Patrizio Sidoti, sindaco Annone, Baldassarre Mauri, sindaco di Civate, Benedetto Negri, sindaco di Galbiate, tutti rispettivamente accompagnati dagli assessori delegati al lago e all’ambiente, oltre a Giacomo Valsecchi, vicesindaco di Suello. Hanno poi partecipato, Giuseppe Mauri, vice presidente dell’autorità di bacino del Lario e laghi minori, Luciano Tovazzi, dirigente del settore ambiente della Provincia di Lecco, Anna Mazzoleni, consigliere provinciale con delega all’ambiente.

Da sinistra l'assessore Simone Scola di Civate e il biologo dott. Alberto Negri

Il “dottore del lago” ha presentato l’attuale situazione, soffermandosi maggiormente sul bacino est, quello “oggionese” che gode di un “buono” stato di salute. Occorre subito dire che l’impianto di aspirazione ipolimnica ha funzionato meno rispetto agli anni passati e questo per una serie di motivi, a partire da un incidente che ha provocato il sollevamento, per cause sconosciute, del tubo di aspirazione nel Rio Torto. Questo ha determinato lo spegnimento dell’impianto dal 9 al 16 settembre. Il problema è stato poi risolto con la creazione di cinque fori da 5mm per far fuoriuscire l’aria. Oltre a ciò, si è verificata anche un’occlusione dell’emissario che rappresenta un attuale fattore di rischio in caso di piogge abbondanti perchè ostacola il deflusso del lago, alzandone il livello.

Per ciò che concerne la dinamica della portata idrica in uscita, nel mese di agosto il deflusso superficiale è stato inferiore ai 50 l/s, riducendo al minimo la diluizione delle acque di fondo. Nel tratto del Rio Torto che scorre a Valmadrera la concentrazione di azoto nitroso era molto elevata e non rendeva possibile l’attivazione della terza pompa.
Nel complesso, nello scorso anno c’è stato un calo notevole dell’asportazione di fosforo (da 578 kg nel 2014 a 290 kg nel 2015) per tre cause: la partenza ritardata della terza pompa per via del prolungato periodo di siccità estiva, l’emersione del tubo di aspirazione nel tratto terminale del Rio Torto e la circolazione termica totale precoce durante il mese di settembre.
Attraverso l’attività di aspirazione delle acque di fondo, sono stati prelevati 330 Kg di solfuri, che hanno portato a un risparmio di ossigeno disciolto alla circolazione autunnale pari a circa 0,8 tonnellate. La minore concentrazione di ossigeno disciolto è collegata alla circolazione termina rapida e precoce, mentre la concentrazione di azoto ammoniacale si è ridotta dell’80% rispetto agli anni Ottanta.

Per quanto riguarda il fosforo, si registrano 74 microg/litro: “Non ci sono segnali di abbassamento delle concentrazioni, quindi sembra che c’è stabilità. Nell’ultimo triennio raggiunge il massimo del valore nel mese di novembre” ha spiegato Negri. La presenza di questo elemento chimico nel bacino est rivela segnali segnali di miglioramento inequivocabili: un aumento della profondità di ossigeno disciolto sulla colonna d’acqua nella stagione estiva (negli anni precedenti l’ossigeno era disciolto a sei metri), una tendenza al decremento della concentrazione di solfuri e azoto ammoniacale a livello del fondo durante la stagione estiva e un’espansione delle zone con la presenza di Najas marina che cresce a 4 metri di profondità. Prima non c’era perché questa pianta acquatica, per crescere, ha bisogno della luce e della trasparenza. Nel 2013 si è attestata la presenza solo a Bagnolo, mentre nel 2015 è comparsa in altre due zone. Da ultimo, altro buon segnale è la transizione della dominanza pluriennale di cianobatteri ad alghe verdi durante il periodo invernale.

“Per capire se sta migliorando bisogna anche tener conto dell’evoluzione: non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo del risanamento, ma la tendenza è già verso il miglioramento” ha commentato il biologo.
Sugli immissari occorre rilevare la necessità di interventi, a causa delle alte concentrazioni di fosforo, su Cologna, Buondì e Sabina. Sotto i 100 microg/litro di questo elemento, e dunque in buone condizioni, sono la Rossa, il Laghetto e il Bomboldo.
Sul bacino ovest, occorre segnalare le concentrazioni di ossigeno abbastanza buone e segnali positivi sulla concentrazione di fosforo dovuta al miglioramento degli immissari come il Borima. Un segnale negativo è invece l’incremento di concentrazione sul fondo dell’azoto nel periodo estivo. Si è registrata infine una relazione tra il fosforo e il ferro, presente in quantità elevate a causa dei rifiuti industriali del passato: se aumenta uno, aumenta anche l’altro. In merito alle concentrazioni di fosforo, si è verificato un netto peggioramento del Pramaggiore, su cui si rende necessario un intervento così come per il Pescone, che ha la portata maggiore.

“Invece di vedere il ferro come una presenza negativa, potremmo pensare che c’è anche il fosforo che è positivo. Potremmo usare questa presenza a nostro favore: il ferro resta legato al fosforo e non lo porta ai sedimenti. Bisogna però fare in modo che d’estate il lago non si divida in due, quando accade che le acque superficiali si scaldano, mentre quelle sotto restano fredde senza che avvenga il rimescolamento” ha proseguito Negri. L’idea è quella di posizionare un compressore a riva, e sottacque un tubo a micro fori, che creano bolle d’acqua facendo restare l’acqua in circolazione. L’effetto è come se ci fosse un vento artificiale per tutta l’estate, da maggio a settembre. “Con questo intervento nell’arco di una decina di anni potremmo formare un tappo che va a bloccare i sali di fosforo nei sedimenti” ha concluso il biologo.
Michela Mauri
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