Cremella: la comunità abbraccia don Gabriele Gerosa, per la sua prima messa. ''Grazie a voi sono quello che sono, felice''

"Un pastore felice". Si è descritto così don Gabriele Gerosa, venticinque anni appena compiuti, il giorno dopo la sua ordinazione. Al suo fianco, in quello che probabilmente ricorderà per tutta la vita come uno dei momenti più belli e intensi, c'era la comunità religiosa, ma anche civile, di Cremella, il paese in cui è cresciuto. Era infatti davvero gremita nella mattinata di domenica la chiesa parrocchiale, in occasione della prima messa officiata dal novello sacerdote.

Don Gabriele Gerosa

Ordinato sabato mattina presso il duomo di Milano dal cardinale Angelo Scola, tra i nuovi 26 preti diocesani, don Gabriele ha ovviamente subito voluto celebrare l'importante traguardo con parenti, amici e compaesani. Del resto i parrocchiani si sono affaccendati per settimane al fine di organizzargli una festa davvero perfetta.

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Un momento che segna l'inizio di un nuovo percorso, ma anche l'epilogo di una lunga formazione. Gabriele ha infatti intrapreso il suo cammino nel 2010, entrando nel seminario di Seveso. Poi, la prima tappa con l'ordinazione a diacono nel settembre 2015. Quindi il traguardo finale, dopo l'esperienza a Valsolda, nel comasco, come incaricato per la pastorale giovanile nel decanato di Porlezza, dove ora farà ritorno per continuare il suo servizio.

Don Gabriele con la sua famiglia

I coscritti della leva 1991

In tantissimi, dicevamo, in chiesa. Tra i religiosi presenti il parroco don Giuseppe Scattolin, il parroco emerito don Luigi Ambrosoni e gli altri sacerdoti della comunità pastorale, don Marco Sanvito e don Aurelio Redaelli. A concelebrare la funzione, al fianco di don Gabriele, don Cesare Burgazzi, canonico della basilica di San Pietro in Vaticano, punto di riferimento del cremellese durante la sua formazione. Il diacono permanente Alessandro Misuraca ha infine aiutato nell'officio.

Don Gabriele e i compagni di seminario

Foto di gruppo con il coro parrocchiale

Tra le panche dei fedeli sedevano invece in prima fila il padre, la madre, la sorella Francesca e tutti gli altri famigliari. Dal lato opposto invece le autorità civili, ovvero il sindaco Ave Pirovano e gli assessori Guido Besana e Cristina Brusadelli, e quelle militari, ovvero il maresciallo Stefano Toro e lo storico predecessore Cosimo Fersini, in pensione. Non mancavano nemmeno i rappresentanti delle principali associazioni attive in paese, come il Gruppo Alpini, la Protezione Civile e l'Aido.

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L'omelia è stata curata da don Burgazzi, che ha esordito ringraziando Gabriele, i suoi genitori e i suoi nonni, figure essenziali nel cammino di crescita personale e spirituale del giovane. Il religioso ha poi "messo in guardia" il nuovo prete, parlando di cosa significa svolgere il ministero in un contesto storico come quello attuale, dove sempre più persone si allontanano dalla Chiesa. "Ho nostalgia della dialettica, anche accesa, tra credenti e non credenti con cui dovevo fare i conti all'inizio del mio sacerdozio. Ora c'è molta indifferenza. Io sono stato ordinato 34 anni fa e oggi vedo sempre meno giovani, caro Gabriele, prendere la tua, e la mia, scelta di vita. Vestire l'abito talare è visto come un non senso in una società in cui conta solo l'indice di gradimento che si misura con il successo economico, con la carriera e con le relazioni superficiali. Nel cuore di molti ragazzi il nostro percorso appare, implicitamente, un fallimento. Il vero prete, in realtà, non si appartiene. Il sacerdozio è vero solo se, senza apparire, si lascia trasparire dietro di sé Qualcuno.  Il nostro ruolo è quello di essere segni, il nostro successo è quello di Dio. Bisogna essere coraggiosi e giocarsi tutto su di Lui. Gabriele, prendi per mano la Madonna, lasciati prendere per mano e cammina insieme a lei" ha affermato Burgazzi.



La "festa di tutti noi, non solo mia" - come ha detto don Gabriele - è quindi proseguita con un altro momento molto sentito per la comunità di fedeli, ovvero la vestizione di quattro nuove chierichette. Le bimbe d'ora in poi presteranno servizio durante le funzioni.
Al termine della cerimonia, è arrivato il momento della consegna dei doni che i cremellesi hanno voluto fare al giovane sacerdote. Il primo omaggio è stato un crocifisso in legno, intarsiato dal signor Patrizio, in cui è ritratta anche la Sacra Famiglia. Poi, un libro ricco di pensieri lasciati da chi in questi mesi ha pregato per lui e per il suo percorso. I bimbi della scuola primaria hanno invece donato dei fiori e gli Alpini una targa ricordo. Anche i coscritti della leva '91 hanno voluto fare un regalo all'amico di sempre.

Don Cesare Burgazzi

Dunque l'atteso momento dell'intervento del neo sacerdote. "Grazie tutti voi sono quello che sono: un sacerdote felice. Voglio ringraziare mia mamma, per avermi sempre sostenuto facendo della pazienza il suo stile, e mio papà, per avermi dimostrato il suo affetto correggendomi e consolandomi quando opportuno. Grazie a mia sorella Francesca, che non si è mai stancata di seguirmi nei miei spostamenti, e al suo compagno Lorenzo". Con commozione evidente, un pensiero è andato anche ai suoi "angeli custodi", gli amati nonni, e un grazie in generale a tutti gli altri famigliari.

Da sinistra il consigliere comunale Cosimo Fersini, il maresciallo Stefano Toro,
don Gabriele, il sindaco Ave Pirovano e gli assessori Cristina Besana e Guido Brusadelli

A sinistra don Gabriele e la nonna. A destra il parroco emerito don Luigi e il maresciallo Stefano Toro

Don Gabriele ha espresso riconoscenza anche a "don Giuseppe, parroco premuroso e silenzioso che mi ha trasmesso valori fondamentali, a don Aurelio, don Marco, don Luigi, che è voluto salire qui con me sull'altare, e don Cesare, che ha tenuto per me l'omelia e che stimo quale instancabile servitore della Chiesa di Cristo". Ricordati anche i compagni di avventura in seminario, le suore, le autorità civili, militari, i rappresentanti delle associazioni, i coscritti, il coro, gli adolescenti della parrocchia e tutti coloro che hanno contribuito alla bella festa.


"Nonostante il tanto tempo trascorso fuori casa, al mio rientro non mi avete mai considerato un estraneo,  ma al contrario mi avete dimostrato vicinanza e affetto. Una settimana fa ho confidato ad un sacerdote le mie preoccupazioni per quanto mi aspettava. Mi ha risposto: ‘la paura è un ente inutile, in particolare in queste occasioni  in cui tutti faranno per te quanto nemmeno immagini'. Aveva ragione"
ha concluso don Gabriele, pronto, dopo il bacio delle mani da parte dei parrocchiani, a prendere parte al prosieguo dei festeggiamenti in suo onore.
Alice Zerbinati
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